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40 Mormorava il Poeta, molte genti: Gli occhi miei ch' a mirar erano intenti, Volgendosi ver lui non furon lenti. 12° Quasi smarrito, e riguardar le genti O Niobe, con che occhi dolenti Tra sette e sette tuoi figliuoli spenti! 45° Così frugar conviensi i pigri, lenti

Noi andavam per lo vespero attenti Contro i raggi serotini e lucenti: 16° Per confondere in sè duo reggimenti,

O Marco mio, diss' io, bene argomenti; Li figli di Levi furono esenti: 24° E nel nomar parean tutti contenti,

Vidi per fame a voto usar li denti Che pasturò col rocco molte genti. 28° Fioretti verso me, non altrimenti

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E fece i preghi miei esser contenti, Veniva a me co' suoi intendimenti. 30° Con le quali ed in sogno ed altrimenti Tanto giù cadde, che tutti argomenti Fuor che mostrargli le perdute genti. 31° Strinsermi gli occhi agli occhi rilucenti, 119 Come in lo specchio il Sol, non altrimenti Or con unt, or con altri reggimenti. 32° Tanto eran gli occhi miei fissi ed attenti Che gli altri sensi m' eran tutti spenti;

33° Dissemi: Frate, perchè non t' attenti Come a color, che troppo reverenti, Che non traggon la voce viva a' denti,

PAR. Di vita eterna la dolcezza senti, 3° Grazioso mi fia, se mi contenti

Ond' ella pronta e con occhi ridenti:

4° Intra duo cibi, distanti e moventi

Che liber uom l' un si recasse a' denti. 5o Di che le creature intelligenti

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Che la ragion sommettono al talento. 9° Un fracasso d' un suon pien di spavento, 65 Non altrimenti fatto che d' un vento Che fier la selva, e senza alcun rattento 10 Un' ombra lungo questa infino al mento: 53 Dintorno mi guardo, come talento Ma poi che il sospicar fu tutto spento, 44° E quella men, che giaceva al tormento, Sovra tutto l sabbion d'un cader lento Come di neve in alpe senza vento. 19° E dalle diece corna ebbe argomento, Fatto v' avete Dio d'oro e d'argento: Se non cli' egli uno, e voi n' orate cento? 23° Della paura, e stava indietro intento, Te e me tostamente, i' ho pavento Jo gl' imagino si, che già gli sento.

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25° Perch' io, acciocchè 'l Duca stesse attento, 44 Se tu sei or, lettore, a creder lento

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Chè io, che vidi, appena il mi consento. 33° Per la freddura ciascun sentimento

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Or ti parrà, se tu quinci argomenti, Che Dio consenta quando tu consenti; 8° Muoversi in giro più e men correnti, Di fredda nube non disceser venti, Che non paressero impediti e lenti 40° Che lo splendor degli occhi suoi ridenti Jo vidi più fulgor vivi e vincenti Più dolci in voce che in vista lucenti. 46° Quant' era allora, e chi eran le genti Come s'avviva allo spirar de' venti Luce risplendere a' miei blandimenti: 17° Che, come veggion le terrene menti Così vedi le cose contingenti, A cui tutti li tempi son presenti), 23 Fulgurati di su da raggi ardenti,

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O benigna virtù che si gl' imprenti, Agli occhi lì, che non eran possenti. 2o Ed argomento delle non parventi; Allora udii: Dirittamente senti, Tra le sustanzie, e poi tra gli argomenti. 20 Ti conviene schiarar; dicer convienti Ed io: Per filosofici argomenti, Cotal amor convien che in me s' imprenti; 29° Furon creati, e come; si che spenti Nè giugneriesi, numerando, al venti Turbò il suggetto de' vostri elementi. 31° Nel caldo suo calor fissi ed attenti, Che i miei di rimirar fe più ardenti. 32° Locati son per gradi differenti, Bastava si ne' secoli recenti Solamente la fede de' parenti.

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24° Nè il dir l' andar, nè l' andar lui più lento 1 Si come nave pinta da buon vento. 28° Prendendo la campagna lento lento Un' aura dolce, senza mutamento Non di più colpo che soave vento; 31° Robusto cerro, o vero a nostral vento,

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Questo vi basti a vostro salvamento.

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6 Che, per voler del primo Amor ch' io sento, 11 E prima ch' io all' opra fossi attento, Credeva, e di tal fede era contento; 47° Nel primo gusto, vital nutrimento Questo tuo grido farà come vento, E ciò non fa d' onor poco argomento. 22° Che giù non basta buon cominciamento Pier cominciò senz' oro e senz' argento, E Francesco umilmente il suo convento. 26° Mentr' io dubbiava per lo viso spento, Uscì uno spiro che mi fece attento, 29° Tornan dal pasco pasciute di vento,

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INF. Dello scender quaggiuso in questo centro 83 2o Da che tu vuoi saper cotanto addentro,

Perch' io non temo di venir qua entro. PUR. Fece del destro lato al mover centro, 43° O dolce lume, a cui fidanza i' entro

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Dicea, come condur si vuel quinc' entro: PAR. Dal centro al cerchio, e si dal cerchio al centro, 1 44° Secondo ch'è percossa fuori o dentro. 21° Che del suo mezzo fece il lume centro, Poi rispose l'amor che v' era dentro: Penetrando per questa ond' io m' inventro. enza

INF. Crescerann' ei dopo la gran sentenza, 6o Ed egli a me: Ritorna a tua scienza, Più senta 'l bene, e così la doglienza. 40° Fu per ciascuno di tor via Fiorenza,

Deh, se riposi mai vostra semenza, Che qui ha 'nviluppata mia sentenza. 41° Bestialitade? e come incontinenza

Se tu riguardi ben questa sentenza, Che su di fuor sostengon penitenza, 26° Non vogliate negar l'esperienza,

Considerate la vostra semenza: Ma per seguir virtute e conoscenza. PUR. Fatti ver lei, e fatti far credenza 27° Pon giù omai, pon giù ogni temenza; Ed io pur fermo, e contra coscienza. 30° Tempo era stato ch' alla sua presenza Sanza degli occhi aver più conoscenza, D'antico amor sentì la gran potenza. PAR. E fermalvi entro, chè non fa scienza, 5o Due cose si convengono all' essenza

Di che si fa, l' altr' è la convenenza. 9° Dappoiché Carlo tuo, bella Clemenza, Che ricever dovea la sua semenza; 20° Non seguir Cristo, per l'esperienza

E quel che segue in la circonferenza,
Morte indugió per vera penitenza.
23° Tanto distante, che la sua parvenza
Però non ebber gli occhi miei potenza
Che si levò appresso sua semenza.
24 Che mi largiscon qui la lor parvenza,
Che l'esser loro v'è in sola credenza,
E però di sustanzia prende intenza;
28° La tua misura, non alla parvenza
Tu vederai mirabil convenenza,
In ciascun cielo, a sua Intelligenza.
30° In tanto, che la sua circonferenza

Fassi di raggio tutta sua parvenza
Che prende quindi vivere e potenza.
33° In me, guardando, una sola parvenza,
Nella profonda e chiara sussistenza
Di tre colori e d' una contenenza;

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Averrois che 'l gran comento feo.
5o E ruppe fede al cener di Sicheo;
Elena vidi, per cui tanto reo
Che con amore al fine combatteo.
31° Che dello smisurato Briareo

Ond' ei rispose: Tu vedrai Anteo
Che ne porra nel fondo d' ogni reo.
PUR. È la cagion che il mondo ha fatto reo,
16 Soleva Roma, che il buon mondo feo,
Facen vedere, e del mondo e di Deo.
47° Ester sua sposa e il giusto Mardocheo,
E come questa immagine rompeo
Cui manca l'acqua sotto qual si feo;
20° Tal, che l Maestro in ver di me si feo,
Gloria in excelsis, tutti, Deo,
Onde intender lo grido si poteo.
92 PAR. Diretro ad Ostiense ed a Taddeo,
12° In picciol tempo gran dottor si feo,
Che tosto imbianca, se 'l vignaio è reo;
15° E nell' antico vostro Battisteo
Moronto fu mio frate ed Eliseo;
E quindi il soprannome tuo si feo.
18° Dal nomar Josué com' ei si feo,
Ed al nome dell' alto Maccabeo
E letizia era ferza del paleo.

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Ch' esser convien se corpo in corpo repe,
29° Per tanti modi in essa si recepe,
Onde, perocchè all' atto che concepe
Diversamente in essa ferve e tepe.
eppe

INF. Pape Satan, pape Satan aleppe,
7° E quel Savio gentil, che tutto seppe,

eppo

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8 Nè l' un nè l' altro già parea quel ch' era: 2° 1' vidi, potrai dir, quel da Duera

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Se fossi dimandato altri chi v' era,
Di cui segò Fiorenza la gorgiera.
o Tu hai i piedi in su picciola spera
Qui è da man, quando di là è sera:
Fitto è ancora, si come prim' era.
R. Di nostra condizion com' ella è vera,
Questi non vide mai l' ultima sera,
Che molto poco tempo a volger era.
Ed altra è quella che ha l' anima intera: 11
Di ciò ebb' io esperienzia vera,
Chè ben cinquanta gradi salito era
Trovi nel tuo arbitrio tanta cera,
Cominciò ella: Se novella vera
Sai, dilla a me, che già grande là era.
44° Questi il vocabol di quella rivera,

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È l'ombra che di ciò dimandata era, Ben è che 'l nome di tal valle pera: 15° E il principio del di' par della spera, Tanto pareva già in ver la sera Vespero là, e qui mezza notte era. 47° A diradar cominciansi, la spera

E fia la tua immagine leggiera Lo Sole in pria, che già nel corcare era. 18° La veritade alla gente ch' avvera

Perocchè forse appar la sua matera È buono, ancor che buona sia la cera. 22o Che danno a dubitar falsa matera, La tua dimanda tuo creder m' avvera Forse per quella cerchia dov' io era: as 24° Alcuna volta di lor fanno schiera, Cosi tutta la gente che li era, E per magrezza e per voler leggiera. 27° Sonò dentro a un lume, che lì era

资料

Lo Sol sen va, soggiunse, e vien la sera; Mentre che l' occidente non s' annera. 28° Diss' io a lei, verso questa riviera,

Tu mi fai rimembrar dove e qual era
La madre lei, ed ella primavera.
30° E bellezza e virtù cresciuta m' era,
E volse i passi suoi per via non vera,
Che nulla promission rendono intera.
31° Vider Beatrice volta in su la fiera,
Sotto suo velo, ed oltre la riviera
Vincer, che l' altre qui quand' ella c' era.
32 Non so, perocchè già negli occhi m' era
Sola sedeasi in su la terra vera,
Che legar vidi alla biforme fiera.
PAR. Esce congiunta, e la mondana cera
4° Fatto avea di là mane e di qua sera
Quello emisperio, e l' altra parte nera,
5° Anima degna, il grado della spera,
Questo diss' io diritto alla lumiera
Lucente più assai di quel ch' ell' era.

Co Sommo pastore, alla fede sincera
Io gli credetti, e ciò che suo dir era
Ogni contraddizione e falsa e vera.

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9° Ten porti, che son nate in questa spera, 110
Tu vuoi saper chi è 'n questa lumiera,
Come raggio di sole in acqua mera.

14° Punto del cerchio, in che avanti s' era,
Ed io senti' dentro a quella lumiera,
Incominciar, facendosi più mera:

13° Ed ambedue girarsi per maniera,

Ed avrà quasi l'ombra della vera
Che circulava il punto dov' io era;
44° Nascere un lustro sopra quel che v' era,
E si come al salir di prima sera
Sì che la vista pare e non par vera;
46° Disceso giù da Fiesole, e già era
lo diró cosa incredibile e vera:
Che si nomava da quei della Pera.
18° Lo sfavillar dell' amor che li era,
E come augelli surti di riviera,
Fanno di sè or tonda or lunga schiera;
220 S'adempierà in su l'ultima spera,
Ivi è perfetta, matura ed intera
É ogni parte là dove sempr' era;
27° La madre sua, che, con loquela intera,
Così si fa la pelle bianca, nera,
Di quei che apporta mane e lascia sera.
28 Più tardo si movea, secondo ch' era
E quello avea la fiamma più sincera,
Credo però che più di lei s' invera.
30° Tale, che nulla luce è tanto mera,
E vidi lume in forma di riviera
Dipinte di mirabil primavera.

33° Perch' io guardassi in suso; ma io era
Chè la mia vista, venendo sincera,
Dell' alta luce, che da sè è vera.
erba

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5 INF. Gente avara, invidiosa e superba:
15° La tua fortuna tanto onor ti serba,
Di te: ma lungi fia dal becco l' erba.
PUR. La rabbia fiorentina, che superba
44° La vostra nominanza è color d' erba,
Per cui ell' esce della terra acerba.
30 Ma veggendomi in esso io trassi all' erba: 77
Così la madre al figlio par superba,
Sente il sapor della pietate acerba.

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65 PAR. Qual si fe Glauco nel gustar dell' erba,
4° Trasumanar significar per verba
A cui esperienza grazia serba.
44° Nella presenza del Soldan superba
E per trovare a conversione acerba
Reddissi al frutto dell' italica erba;
erbe

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PAR. Ch' entrano ed escono, e il rider dell' erbe 77
30° Non che da sè sien queste cose acerbe,
Che non hai viste ancor tanto superbe.
erbo

INF. Dinanzi polveroso va superbo,

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9° Gli occhi mi sciolse, e disse: Or drizza il nerbo
Per indi ove quel fummo è più acerbo.
21° E quanto mi parea nell' atto acerbo,
L'omero suo, ch' era acuto e superbo,
Ed ei tenea de' pie ghermito il nerbo.
25° Spirto non vidi in Dio tanto superbo,

Ei si fuggì, che non parlò più verbo:
Venir gridando: Ov' è, ov' è l' acerbo?
PAR. Già si godeva solo del suo verbo
18° Lo mio, temprando il dolce con l' acerbo;
19° In tutto l' universo, che il suo verbo
E ciò fà certo che il primo Superbo,
Per non aspettar lume, cadde acerbo:

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44° Nel prossimo si danno, e nel suo avere Onde omicidi e ciascun che mal fiere, Lo giron primo per diverse schiere. 34° E pose me in su l' orlo a sedere: I' levai gli occhi, e credetti vedere E vidili le gambe in su tenere. FUR. Alle cose, che son fuor di lei vere, 45° Lo Duca mio, che mi potea vedere Disse: Che hai, che non ti puoi tenere; 20° Mi fe desideroso di sapere,

Quanta parémi allor pensando avere: Ne per me li potea cosa vedere. 220 Fosser le nozze orrevoli ed intere, E le Romane antiche per lor bere Dispregio cibo, ed acquistò savere. 2° Cominció ei, che ti farà piacere

Tu te n' andrai con questo antivedere :
Dichiareranti ancor le cose vere.

PAR. Talor la creatura, c' ha podere

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(E sì come veder si può cadere A terra è torto da falso piacere.

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Nell' eclissi del Sol, per trasparere Questo non è; però è da vedere Falsificato fia lo tuo parere.

43° Per vedere un furare, altro offerere,

Ed apre gli occhi a sua voglia e coperchia? PAR. E per vivo candor quella soverchia 44° Così questo fulgor, che già ne cerchia, Che tuttodi la terra ricoperchia; erchio

INF. Quando vengono a' duo punti del cerchio, 44 7° Questi fur cherci, che non han coperchio

In cui usa avarizia il suo soperchio. 44° Che facevan gran pietre rotte in cerchio, 2 E quivi per l'orribile soperchio

Ci raccostammo dietro ad un coperchio 24° Ma i demon, che del ponte avean coverchio, 47 Qui si nuota altrimenti che nel Serchio; Non far sovra la pegola soverchio. PUR. E questa tiepidezza il quarto cerchio 220 Tu dunque, che levato hai 'I coperchio Mentre che del salire avem soverchio, erci

INF. Che gente è questa, e se tutti fur cherci 7 Ed egli a me: Tutti quanti fur guerci Che con misura nullo spendio ferci.

45° Degli altri fia laudabile il tacerci,

In somma sappi, che tutti fur cherci, D'un medesmo peccato al mondo lerci.

ereo

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Chè quel può surgere, e quel può cadere. 48° Per vedere in Beatrice il mio dovere, E vidi le sue luci tanto mere, Vinceva gli altri e l'ultimo solere. 23° Del mio attender, dico, e del vedere E Beatrice disse: Ecco le schiere Ricolto del girar di queste spere. 25° Vegna in Gerusalemme per vedere,

Gli altri duo punti, che non per sapere Quanto questa virtù t' è in piacere, 27 Si sotto te, che nessuno ha podere Ben fiorisce negli uomini il volere; In bozzacchioni le susine vere. erga

INP. Li duo serpenti avvolti colla verga, 20° Aronta è quei ch' al ventre gli s' atterga, Lo Carrarese che di sotto alberga, PUR. Guardate dal pastor che in su la verga 27° E quale il mandrian, che fuori alberga, Guardando perchè fiera non lo sperga; orghi

PUR. Tosto divegna, sì che 'l ciel v' alberghi 26° Ditemi, acciocchè ancor carte ne vergui, Che si ne va diretro a' vostri terghi ? eri

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INF. Nomar le donne antiche e i cavalieri, 50' cominciai: Poeta, volentieri

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POR. E Cesare, per suggiugare Ilerda, 18° Ratto, ratto, che il tempo non si perda Che studio di ben far grazia rinverda. erde

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E paion si al vento esser leggieri. 23° Senza costringer degli angeli neri, Rispose adunque: Più che tu non speri Si muove, e varca tutti i vallon feri, 33° E questi l'Arcivescovo Ruggieri :

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Che per l'effetto de' suo' ma' pensieri, E poscia morto, dir non è mestieri. PUR. Con la persona, avvegna che i pensieri 12° lo m'era mosso, e seguia volentieri Gia mostravam com' eravam leggieri; PAR. È il lume d' uno spirto, che in pensieri 434 10° Essa è la luce eterna di Sigieri,

Sillogizzò invidiosi veri.

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erli

PUR. Onde contra il piacer mio, per piacerli,

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RIMARIO DELLA DIVINA COMMEDIA.

20 Mossimi, e il Duca mio si mosse per li Come si va per muro stretto a' merli; erma

PUR. Vedrai te simigliante a quella inferma, 149 6o Ma con dar volta suo dolore scherma.

ermi

INF. Perchè un si mosse, e gli altri stetter fermi; 77
21° Credi tu, Malacoda, qui vedermi

Securo già da tutti i vostri schermi,
PER. Che, della vista della mente infermi,
40° Non v'accorgete voi, che noi siam vermi
Che vola alla giustizia senza schermi ?
PAR. Ver me si fece, e il suo voler piacermi

Gli occhi di Beatrice, ch' eran fermi Al mio disio certificato fermi.

ermo

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INF. Dell' un de' lati fanno all' altro schermo; 20
6° Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo,
Non avea membro che tenesse fermo.
13° Che t' è giovato di me fare schermo?

Quando 'l Maestro fu sovr' esso fermo,
Soffi col sangue doloroso sermo?
29° Fosse in Egina il popol tutto infermo,
Che gli animali, infino al picciol vermo,
Secondo che i poeti hanno per fermo,
PAR. Disotto al quale è consecrato nn ermo,
21° Così ricominciommi il terzo sermo;
Al servigio di Dio mi fei sì fermo,
erna

INF. La cara e buona imagine paterna
45° M'insegnavate come l' uom s'eterna:
Convien che nella mia lingua si scerna.
28° Pesol con mano a guisa di lanterna,
Di se faceva a sè stesso lucerna,
Com' esser può, Quei sa che si governa.
33° Da un dimonio, che poscia il governa
Ella ruina in sì fatta cisterna;
Dell' ombra che di qua dietro mi verna.
PUR. Fuggito avete la prigione eterna?
4° Chi v' ha guidati? o chi vi fu lucerna,
Che sempre nera fa la valle inferna?
30° Surgeran presti ognun di sua caverna,
Cotali, in su la divina basterna,
Ministri e messaggier di vita eterna.
31° A lui la bocca tua, si che discerna
O isplendor di viva luce eterna,

Si di Parnaso, o bevve in sua cisterna,
PAR. Si, riguardando nella luce eterna,
44° Tu dubbii, ed hai voler che si ricerna

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erne

PUR. Gli Assiri, poi che fu morto Oloferne, 12° Vedeva Troia in cenere e in caverne : Mostrava il segno che li si discerne! 44° Mostrandovi le sue bellezze eterne, Onde vi batte chi tutto discerne. PAR. Virtù di carità, che fa volerne 3° Se disiassimo esser più superne, Dal voler di colui che qui ne cerne; 7° Molto si mira e poco si discerne, La divina bontà, che da sè sperne Sì, che dispiega le bellezze eterne. 8° E come in voce voce si discerne, Vid' io in essa luce altre lucerne Al modo, credo, di lor viste eterne. 23° Trivia ride tra le ninfe eterne,

Vid' io, sopra migliaia di lucerne,
Come fa il nostro le viste superne;

26 La mente, amando, di ciascun che cerne
Tal vero allo intelletto mio sterne
Di tutte le sustanzie sempiterne.

INT. Vezilla Regis prodeunt Inferni

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26

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34° Disse 1 Maestro mio, se tu 'I discerni. PAR. Novellamente, Amor, che il ciel governi, 74 1° Quando la ruota, che tu sempiterni

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erno

Fossero. Ed ei mi disse: Il foco eterno,
Come tu vedi in questo basso inferno.
42° Ch'i' discesi quaggiù nel basso inferno, 35
Ma certo, poco pria, se ben discerno,
Levò a Dite del cerchio superno,

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270 Che fecer di Montagna il mal governo,
Le città di Lamone e di Santerno
Che muta parte dalla state al verno:
30 Che fuman come man bagnata il verno,
Qui li troval, e poi volta non dierno,
E non credo che dieno in sempiterno.
PUR. Non vid' io chiaro sì, com' io discerno,
4o Che 'l mezzo cerchio del moto superno,
E che sempre riman tra 'l sole e il verno,
5° L' Angel di Dio mi prese, e quel d'inferno 404
Tu te ne porti di costui l'eterno
Ma io farò dell' altro altro governo.
26 Che, quanto durerà l'uso moderno,

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O frate, disse, questi ch' io ti scerno
Fu miglior fabbro del parlar materno.
27° Fu corsa, e fummo in su 'l grado superno, 125
E disse: Il temporal fuoco e l' eterno
Ov' io per me più oltre non discerno.
PAR. Latin, rispose quell' amor paterno,
17° La contingenza, che fuor del quaderno
Tutta è dipinta nel cospetto eterno.
20" Di che ragiono, per l' arco superno,
Ora conosce che il giudicio eterno
Fa crastino laggiù dell'odierno.

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ero

INF. Ch'ei fu dell' alma Roma e di suo impero
2o La quale, e il quale (a voler dir lo vero)

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