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Verrà, che la farà morir di doglia.
Questi non ciberà terra né peltro,
Ma sapienza e amore e virtute,

E sua nazion sarà tra Feltro e Feltro.
Di quell' umile Italia fia salute,

Per cui mori la vergine Camilla,
Eurialo, e Turno, e Niso di ferute:

volesse che una persona certa fosse qui
designata, l'esame dei tempi in cui Dante
probabilmente scriveva questi versi e il
confronto di altro luogo nel Poema (Pa-
radiso, C. XVII), farebbero credibile
sopra ogni altro Can Grande della Scala.

103. Questi non ciberà terra nè peltro. Questo veltro, cioè il nuovo ordinatore d'Italia, non avrà fame, nè farà alcuna stima nè di terre nè di denaro, ma i suoi riguardi saranno rivolti alla sapienza e alla virtù; cosicchè l'avarizia, mancandole il principale scopo, sparirà dai suoi Stati, nei quali tornerà la modestia, l'eguaglianza, la libertà e la pace. Vedi nel primo della Monarchia le sue idee intorno all'imperadore, da cui esclude ogni cupidità.-Peltro è stagno raffinato con argento vivo: qui è preso per denaro in generale, come l'œs dei Latini.

105. E sua nazion sarà tra Feltro e Feltro. Questo luogo è molto incerto, e chi lo intende in un modo, chi in un altro. Alcuni spiegano tra feltro e feltro, tra poveri panni, e dicon che Dante abbia voluto significare che il veltro cacciator della lupa avrebbe avuto nazione, cioè nascimento, di poveri ed umili genitori. E più d'uno cosi spiegando ha creduto che questo veltro dovess'essere un papa, che rinunziasse volontario al potere e ai possessi, e tornasse con tutto il clero all'umiltà primitiva: il che io non so con quanta ragione il Poeta filosofo potesse credere. Altri, fra' quali Benvenuto da Imola, spiegano tra feltro e feltro, tra cielo e cielo; con che Dante avrebbe significato che quest'eroe sarebbe nato sotto buona costellazione e in felice congiunzione di pianeti, per lo cui influsso avrebbe potuto fugare l'allegorica lupa. E tale spiegazione pare favorita da due luoghi del Purg.,, uno de' quali nell' ultimo Canto.

Ch'io veggio certamente, e però il narro,
A darne tempo già stelle propinque, ec.;

l'altro nel XX:

O ciel, nel cui girar par che si creda
Le condizion di quaggiù trasmutarsi,
Quando verrà per cui questa disceda?
cioè questa lupa.

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Finalmente si è creduto che le parole tra Feltro e Feltro segnino due confini tra' quali sarebbe nato, o avrebbe avuto stato, questo gran capitano; tra Feltre, cioè, città della Marca Trivigiana, e Montefeltro di Romagna. E forse Dante profetava così francamente dopo aver conosciuto che di tutta Italia quell'era il solo paese da cui potesse sorgere un esercito e un capitano capaci di operare una rivoluzione di questa natura. Vedi su ciò quel che si dice al C. XXXIII del Purg, ver. 37.

406. Di quell'umile Italia. Dice umile l'Italia, o in riguardo al suo scadimento dall' antica gloria; o per fare usare a Virgilio l'epiteto stesso con che l'ha distinta nella sua Eneide, lib. III, 522, dove è chiamata umile relativamente alla posizione in che appariva, a chi la guardava d'alto mare. V'è chi pensa che per umile Italia debba intendersi il Lazio, o quella parte d'Italia, soggetta al papa, detta anche Italia bassa: ma io non saprei intendere perchè il Veltro debba portar salute solamente a una parte d'Italia e non a tutta.

407. Per cui mori ec. Rammenta

Virgilio con particolar compiacenza questi eroi del suo poema, siccome i primi che morirono combattendo gli uni per la difesa, gli altri per la conquista di una terra, da cui egli ripetè il principio del latino Impero; e quest'è forse la ragione perchè dice assolutamente che morirono per l'Italia.

108. II MS. Estense, con miglior disposizione, porta Eurialo e Niso e Turno di ferute.-Mori... di ferute vale quanto mori pugnando. Eurialo e Niso furono prodi giovani troiani. Cam

Questi la caccerà per ogni villa,

Fin che l'avrà rimessa nell' Inferno,
Là onde invidia prima dipartilla.
Ond' io per lo tuo me' penso e discerno,
Che tu mi segui, ed io sarò tua guida
E trarrotti di qui per loco eterno,
Ov'udirai le disperate strida,

Vedrai gli antichi spiriti dolenti,
Che la seconda morte ciascun grida:
E vederai color, che son contenti
Nel fuoco, perchè speran di venire,

milla fu figlia del re de'Volsci che prese
le armi contro Enea; Turno figliuolo
del re de' Rutuli, nemico d' Enea, e ca-
pitano della guerra contro di lui.

409. la caccerà per ogni villa. Que sto veltro darà la caccia alla lupa per tutte le città dove ella si ricovri. Secondo il primo dei due accennati sensi la lupa sarà l'avarizia fugata da tutte le parti per P'integrità e sapienza del futuro salvatore d'Italia. Ma qui mi pare che prevalga l'altro concetto che nella lupa sia simboleggiato il guelfismo sostenuto e capitanato dalla Curia papale. L'immagine del veltro, cane cacciatore, ben conviene coll' altra della lupa sempre inseguita e cacciata da quello per naturale inimicizia. La lupa è madre dei lupi: i lupi, come suona la corrispondente parola tedesca, sono i guelf. E nemico e combattitore dei guelfi è necessariamente l'imperatore. Che poi nel veltro s'asconda un'idea di capitano armato, d' un guerriero, piuttostochè d' un papa o d'altro ente sognato da alcuni commentatori, si rileva da varj luoghi del poema, ma segnatamente dal XXVII del Par. v. 55 a 65.

111. Là onde invidia: intendi il Diavolo invidioso del bene degli uomini, e invidioso poi molto più della santità della Chiesa, e della pace d'Italia. prima: avv., primieramente.

442. Ond' io per lo tuo me'ec. Virgilio ha già fatto intendere a Dante che non gli è altrimenti possibile per le sole sue forze di salire al monte, troppo potenti essendo gli ostacoli che gli si oppongooo, specialmente per parte della lupa. Bisognava adunque per ottenere l'ef

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fetto desiderato prendere altra via; pas-
sar cioè pei luoghi eterni, seguitandolui.
Il che ha implicito l'invito alla forma-
zione d'un poema sullo stato della vita
futura, avente per fine di migliorare i
dissoluti costumi degl'Italiani col terrore
dei gastighi, e coll'allettamento dei pre-
mjeterni; e col quadro miserabile delle
turbolenze e de'delitti, di che sempre era
pieno il reggimento popolare, e dello sca-
dimento d'ogni bella instituzione, per-
suaderli intorno alla giustizia e ai vantag
gi dell'Impero. Questo poema inspirato
da Virgilio, e da Virgilio aiutato, avrebbe
potuto partorire, secondo che sperava
Dante, quegli effetti che si aspettarono
invano dai maneggi del partito ghibelli-
no, e dalla mossa d'Arrigo: avrebbe poi,
non foss'altro, addolcito l'amarezza del
suo esilio, e forse vinto colla maraviglia
del divino ingegno quell' invidia crudele
che lo serrava fuori della dolce patria.
Vedi canto XXV del Par. E qui si noti
che Virgilio consiglia Dante a far quello
che fece egli stesso, che per circondare di
rispetto e di religiosa maestà il nuovo
Impero latino scrisse l'Eneide. Sennon-
chè Dante cristiano avrebbe scritto il
suo Poema secondo le cattoliche creden-
ze, e convenientemente alle condizioni
e ai bisogni dei tempi suoi. —me',
meglio. Gli antichi dissero meio, e
discerno:
per apocope mei' e me'.
giudico.

144. E trarrotti ec. E ti trarrò di qui facendoti passare per luogo eterno, cioè attraverso l'inferno.

117. la seconda morte, quella dell' anima,

419. Nel fuoco, int. del Purgatorio.

Quando che sia, alle beate genti:
Alle qua' poi se tu vorrai salire,

Anima fia a ciò di me più degna;
Con lei ti lascerò nel mio partire:
Ché quello Imperador, che lassù regna,
Perch' i' fui ribellante alla sua legge,
Non vuol che in sua città per me si vegna.
In tutte parti impera, e quivi regge,

Quivi è la sua cittade e l'alto seggio:
O felice colui, cui ivi elegge!
Ed io a lui: Poeta, i' ti richieggio

Per quello Iddio che tu non conoscesti,
Acciocch' io fugga questo male e peggio,

Che tu mi meni là dov' or dicesti,

Si ch' io vegga la porta di San Pietro,
E color che tu fai cotanto mesti.
Allor si mosse, ed io gli tenni dietro.

122. Anima ec., cioè Beatrice, che nel Canto XXX del Purgatorio si mostra a Dante per essergli guida al Paradiso.

124. quello Imperador ec., cioè Dio. Si noti questa idea d'impero e d'imperatore celeste, che altre volte vedremo ricomparire nel corso del Poema, a dimostrare che dovendo la terra specchiarsi nel cielo, il governo che ella deve adottare è l'impero: un imperatore lassù, un imperatore quaggiù: una Roma celeste, come una Roma terrena.

123. ribellante qui sta semplicemente per alieno dalla sua legge, o non seguace di essa.

126. per me si vegna: da me si vegna, o, ch'io vegna.

427. In tutte parti ec.: in tutte le altre parti stende il suo potere, impera; ma quivi più particolarmente, tiene il suo governo, regge. Similmente, l'imperatore deve imperare da per tutto, e reggere in Roma.

129. cui ivi elegge: che elegge per abitare ivi. Qualche testo porta: che quivi elegge.

152. Acciocch' io fugga questo male e peggio. Questo male, la selva; e peggio, l'eterna dannazione, a

cui mena.

153. là dov'or dicesti, cioè pei regni dell'altra vita.

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134. La porta di San Pietro. Porta di San Pietro è tanto quella del Purgatorio che quella del Paradiso, perchè d'ambedue, egualmente che del governo spirituale della Chiesa terrena, che tutto comprendesi nella denominazione di Regno de' cieli, furono date da Gesù Cristo a San Pietro le chiavi con piena autorità di aprire e di serrare. Dante è la porta del Purgatorio. Quella però a cui mira prossimamente

155. E color ec.: cioè i dannati.che tu fai, che poni, che descrivi. · Mi piace avvertire alla fine di questo primo Canto, che nella dichiarazione della sua continuata allegoria, difficile in vero e incertissima, mi sono attenuto più importanza, più grandezza e più a quel concetto che mi è sembrato aver degna ragione di poema. Imperocchè quella miserabile spiegazione di alcuni non mi è mai potuto andar per l'animo ascetici Comentatori che non vedono in Dante smarrito nella selva che un peccatore, il quale compreso finalmente dall'orrore del suo stato si rimette per la buona via, e dopo pochi passi per quella si lascia talmente atterrire dalla guerra che gli move la lussuria, poi la superbia e l'avarizia, che vedutosi impotente a resistere, si decide a tornare, penitente vigliacco, a quella stessa selva che poc' anzi gli avea fatto tanta paura: fin

chè il cielo impietosito di lui gli manda Virgilio (un poeta pagano! perchè non piuttosto un buon confessore?) che lo liberi dalla selva facendolo passare per l'Inferno, conciossiachè non gli sia possibile vincere altrimenti la lupa, quella malaata passione dell'avarizia, che gli fa tanto ostacolo alla salita del monte,

a divenir virtuoso e cristiano. Queste sono miserie, e pecoraggini, di cui Dante sentirebbe vergogna se tornasse di qua: ed io vorrei scusarle, anche nonostante la infelice loro combinazione nel testo, se il Poeta non si fosse spiegato abbastanza nel corso del Poema, e soprattutto se non esistesse il libro De Monarchia.

CANTO SECONDO.

In questo secondo canto, dopo la invocazione solita ai poeti ne' principj dei loro pecmi, narra Dante che considerando le sue forze, dubitò ch'elle non fosser bastants at terribil viaggio da Virgilio propostogli; ma che pei di lui conforti ripreso finalmente animo, si determinó a seguirlo senz'altro pensiero.

Lo giorno se n'andava, e l'aer bruno

Toglieva gli animai, che sono in terra,
Dalle fatiche loro: ed io sol uno
M'apparecchiava a sostener la guerra
Si del cammino e si della pietate,
Che ritrarrà la mente, che non erra.
O Muse, o alto ingegno, or m' aiutate:
O mente, che scrivesti ciò ch' io vidi,
Qui si parrà la tua nobilitate.
lo cominciai: Poeta che mi guidi,

Guarda la mia virtù, s'ella è possente,
Prima che all' alto passo tu mi fidi.
Tu dici, che di Silvio lo parente,
Corruttibile ancora, ad immortale
Secolo andò, e fu sensibilmente.

3-4. sol uno, solo del tutto, perchè Virgilio era d'altra natura. M'apparecchiava, mi disponeva, a sostener la guerra, la noia, il travaglio, che mi avrebbero cagionato e il viaggio, e la pietate, il doloroso e compassionevole spettacolo delle infernali miserie.

6. Che ritrarrà ec.: la qual guerra da me sostenuta si nel corpo per la materiale fatica, si nell' animo per l'esercizio di penosi affetti, sarà ritratta, rappresentata, dalla mente, dalla memoria, che non erra, cioè sana e sicura, non vaneggiante, nè più sturbata dalla confusione ond'era cinta laggiù, come disse al canto III, v. 51: Ed io ch'avea d'error la testa cinta.

7. O Muse, o nobili discipline, o alto

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ingegno, o fantasia; ovvero, o sublime genio inspiratore; o potenza intellettiva.

8. O mente, che scrivesti ec.: o memoria che serbasti, ritenesti come si ritengono in iscritto, le cose da me vedute.

9. si parrà, si manifesterà.
12. mi fidi, tu mi commetta.

15. Tu dici: nell' Encide. Di Silvio lo parente, il genitore, nel senso del lat. parens, è Enea, perchè, seeondo Virgilio, Silvio nasce figlio ad Enea da Lavinia; ma Livio lo fa figlio d'Ascanio.

14. ad immortale Secolo, ai regni

eterni.

15 sensibilmente. Intendi: nella realtà del corpo e nella capacità di tutte le sensazioni,

DELL INFERNO

Però, se l'avversario d'ogni male
Cortese i fu, pensando l'alto effetto,
Ch' uscir dovea di lui, e il chi, e il quale;
Non pare indegno ad uomo d' intelletto:

Ch' ei fu dell' alma Roma e di suo impero
Nell' empireo Ciel per padre eletto:
La quale, e il quale (a voler dir lo vero)
Fur stabiliti per lo loco santo,

U' siede il successor del maggior Piero.
Per quest' andata, onde gli dai tu vanto,
Intese cose che furon cagione

Di sua vittoria e del papale ammanto.
Andovvi poi lo Vas d'elezione,

Per recarne conforto a quella fede,
Ch'è principio alla via di salvazione.
Ma io perchè venirvi? o chi 'l concede?
Io non Enea, io non Paolo sono:
Me degno a ciò né io nè altri crede.
Perchè, se del venire i' m' abbandono,

Temo che la venuta non sia folle:
Se' savio, e intendi me' ch' io non ragiono.

16. l'avversario d'ogni male, cioè Dio.

47. Cortese i fu: fu liberale a lui di tal grazia. È lez. del Testo Viv., del Cod. Frullani, e di qualch' altro. l'alto effetto, cioè l'impero romano che provenne da Enea.

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18. il chi, qual generazione di uomini, il popolo romano; qualità d'impero. il quale, che

20. Ch'ei, cioè, perciocchè Enea fa ec.e di suo impero ec. Notisi come da questa allusione si ritrae chiaro il concetto del Poeta: Virgilio cantò in Enea il fondatore dell' Impero latino; e come questa fondazione era fatale, il suo eroe è condotto pei regni eterni ad attingervi la sapienza e la forza necessaria per tanta impresa. Similmente il ristabilimento dell' Impero è volere divino; e il prescelto a predicarlo e disporlo essendo Dante, che può dirsi l'Imperatore, deve essere per divina precursore delprovvidenza condotto pei luoghi eterni, e accompagnato e assistito dal Cantore della prima monarchia.

22 la quale, Roma: il quale,

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l'Imperio. -a voler dir lo vero: parlando con maturità di senno, e con animo libero da passioni.

23. Fur stabiliti ec. Intendasi: furon dalla Divina Provvidenza destinati ad aver l'onore di quella santa e suprema Cattedra ove siede ilvicario di Cristo.

24. U', dove è troncamento dell'ubi latino. —maggior, preside, principe. Così il Petrarca nel trionfo d'Amore: Dirò di noi, e prima del MAGGIORE, Che così vita e libertà ne spoglia.

25. Per quest' andata, per l'andata all'Inferno, onde gli dài vanto di pio, e caro singolarmente ai Numi.

vittoria di Enea contro Turno, la quale 27. Di sua vittoria ec.: intendi la fu cagione che poi fosse fondata Roma, ove in seguito si stabili il papato.

28. lo Vas d'elezione. Così è chiamato S, Paolo nelle sacre carte; che è lo stesso che dire instrumento eletto da Dio alla diffusione della fede.

54. Perchè, se del venire ec.: per la qual cosa se mi arrendo al venire. Abbandonarsi del venire, vale darsi cie camente a chi ne conduce.

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