Bellezze della Commedia di Dante Alighieri

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Dalla tip. di P. Libanti a spese dell'autore, 1824
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Page 301 - Ma quello ingrato popolo maligno, Che discese di Fiesole ab antico ; E tiene ancor del monte e del macigno, Ti si farà, per tuo ben far, nimico : Ed è ragion : chè tra gli lazzi sorbi Si disconvien fruttare al dolce fico. Vecchia fama nel mondo li chiama orbi ; Gente avara, invidiosa, e superba : Da' lor costumi fa che tu ti forbì.
Page 505 - Che dalla nuova terra un turbo nacque, E percosse del legno il primo canto. Tre volte il fe' girar con tutte 1' acque, Alla quarta levar la poppa in suso. E la prora ire in giù, com' altrui piacque, Infin che il mar fu sopra noi richiuso.
Page 561 - Li ruscelletti, che de' verdi colli Del Casentin discendon giuso in Arno, Facendo i lor canali e freddi e molli, Sempre mi stanno innanzi, e non indarno ; Che 1' imagine lor via più m' asciuga, Che il male, ond' io nel volto mi discarno. La rigida giustizia, che mi fruga, Tragge cagion del luogo, ov' io peccai, A metter più gli miei sospiri in fuga.
Page 464 - Così per li gran savi si confessa, Che la Fenice muore e poi rinasce, Quando al cinquecentesimo anno appressa. Erba, nè biada in sua vita non pasce, Ma sol d' incenso lagrime e d' amomo; E nardo e mirra son 1
Page 240 - Tal , ch' ogni vista ne sarebbe schiva. Qual è quella ruina, che nel fianco Di qua da Trento l' Adice percosse, O per tremuoto o per sostegno manco; Che da cima del monte, onde si mosse, Al piano è sì la roccia discoscesa, Ch'alcuna via darebbe a chi su fosse, Cotai di quel burraio era la scesa. E in su la punta della rotta lacca L...
Page 96 - Soli eravamo e senza alcun sospetto. Per più fiate gli occhi ci sospinse Quella lettura, e scolorocci il viso; Ma solo un punto fu quel che ci vinse. Quando leggemmo il disiato riso Esser baciato da cotanto amante, Questi, che mai da me non fia diviso, La bocca mi baciò tutto tremante. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: Quel giorno più non vi leggemmo avante.
Page 20 - mpedisce che l' uccide : Ed ha natura sì malvagia e ria, Che mai non empie la bramosa voglia, E dopo il pasto ha più fame che pria. Molti son gli animali a cui s' ammoglia, E più saranno ancora, infin che il veltro Verrà, che la farà morir di doglia.
Page 402 - Bolle 1' inverno la tenace pece A rimpalmar li legni lor non sani, Che navicar non ponno ; e in quella vece Chi fa suo legno nuovo, e chi ristoppa Le coste a quel che più viaggi fece ; Chi ribatte da proda, e chi da poppa ; Altri fa remi, ed altri volge sarte ; Chi terzeruolo, ed artimon rintoppa : Tal, non per fuoco, ma per divina arte Bollia laggiuso una pegola spessa, Che inviscava la ripa d
Page 123 - Vostro saver non ha contrasto a lei : Ella provvede , giudica , e persegue Suo regno, come il loro gli altri Dei. Le sue permutazion non hanno triegue : Necessità la fa esser veloce , Sì spesso vien chi vicenda consegue. Quest' è colei, ch' è tanto posta in croce Pur da color, che le dovrian dar lode , Dandole biasmo a torto, e mala voce. Ma ella s...
Page 153 - Teseo 1' assalto. Volgiti indietro, e tien lo viso chiuso ; Che se il Gorgon si mostra, e tu il vedessi, Nulla sarebbe del tornar mai suso. Così disse il Maestro ; ed egli stessi Mi volse, e non si tenne alle mie mani, Che con le sue ancor non mi chiudessi. O voi, che avete gì' intelletti sani, Mirate la dottrina, che s' asconde Sotto il velame degli versi strani.

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