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Fede et innocentia son reperte;

ma tutto si vuol ridurre a proprio modo; ammodernare e corrompere.

Nel I. dell' INF.:

che del maculato era coverta,

mancavi pel; nel X., s'appressano, o son, tutto vano; e molti vi vorranno è; nel XIX., O Symon Mago, miseri seguaci, e vi manca o, se l'antecendente si elide.

di quel soverchio fe' naso a la faccia. gocciar su per le labbra ; e 'l gielo strinse. se nel mi' mormorar prendesti errore. per che a la vista mia quant'ell' è chiara. versi del Xxv. e Xxxп. dell' INF., del XXIV. del PURG., del XXI. del PARAD.; e ne vedeste il difetto. Nel Xvu. poi del PARAD., dopo il verso:

chiuso et parvente del su' proprio riso,

mancavi:

La contingentia, che fuor del quaderno
de la vostra materia non si stende,
tutta è dipinta nel conspecto eterno.

E dieci versi dalla fine del Canto:
Che se la voce tua sarà molesta
nel primo gusto, vital nutrimento
lascerà poi, quando sarà digesta.

Ma nel Xiv., guarda come suo speglio; nel Xxxiv. dell' INF., a quel che là 'n secca; nel II. del PURG.,

**

Dico dopo nostri mille passi,

nel Xvi., ascoltando mi' Duca; nel V. del PARAD., tal che non falla; nel XxII., rimasa è per danno col Palatino; nel Xxiv.,

Credo in tre persone eterne, et queste; e nel XxxI.,

che prego, et Amor Santo mandommi, direi che nulla mancasse.

Gli Editori sogliono invogliare anticipando per saggio le più preziose Lezioni de' libri loro: ma il mio da varianti non si può conoscere, ed è sì noto, che ne basta il nome. Io in vece ho tutti esaminato i quattordici mille versi in traccia di errori; perchè, non violandolo quasi cosa sacra, potessi avvisare di ogni suo difetto, d'ogni dubbia Lezione, acciò che i meno provetti corrano pel Libro à non interrotto diletto. Ma che uomini erano mai questi Antichi nostri, che trascrivendo opere d' altri, forse da viziosi Codici, e per sollievo delle dotte e grandi lorg fatiche, talvolta tra le proprie reminiscenze, mèno errori facevano che noi, nelle nostre Edizioni, elaborate con molto apparecchio, e principal nostra opera; noi che nè dobbiam restaurare ora una, or al tra scienza, nè immaginare l'armonia dell' Ottava Rima, nè pensare al Decamerone, o alla Fiammetta!

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Nel II. del PURG.:

Così vid' io quella masnada fresca

lasciarel Canto, et gire 'nver la costa,

com' uom che va, nè sa dove s'arresta. nè arresta è fuori di rima. Arresta sta pure in alcuni Codd. Trivulziani, e in quello Albani, e nella Edizione Aldina: e rima forse eziandio per affinità delle due lettere, che nel vecchio idioma de Francesi veggonsi promiscue. Così nel V. dell' INF., a voi; e nel Ix., che di noi; non già vui, nè nui; nel X. dell' INF., lo dolce lume, dove gli Editori per rimare come ai loro tempi ( eccetto Landino ) stamparono lome: ma lume hanno e i Codd. Trivulziani e quegli Albani e Grumelli; nel XIX. del PURG., sempre di fori, non furi: così il Codice Palatino, e fuori quello Grumelli e alcuni Trivulziani; e sofferio per sofferie nel Xvi. del PARAD.: che gli Antichi rimavano più largamente di noi; e Brunetto Latini, il Maestro di DANTE, rimò cagione e comune, sapere e venire, aringa e lingua, ora e misura, motto e tutto, natura e lussuria, matto e sacco. Nel I. del PURG. v'ha cara per chiara; e nel Xx., cosa per chiosa; nel XxI. del PARAD., cercando per cerchiando; e nel seguente, caro per chiaro così gli Antichi scrivevano coma ed incostro Nel Ix. dell' INF., dicevan tutti; nel Xxx1.

del PURG., nelli acti li altri tre; nel I. del PARAD., che li appaga; sta per tutte, le altre, le appaga neutralmente. I Codici citati ne confermano inegualmente la Lezione.

ciascun tal mento e 'l principio del casso, nel Xx. dell' INF., sia che volesse scrivere tral, o meglio dal per affinità di lettera; quando eramo, per quanto nel XXXII. del PURG. E nel XXVI., del foco che nessuna mostra il surto;

forse dovendosi il c pronunciare qui dolcemente, quasi s. Nel principio poi del V. dell' INF., non dovrebbe essere nel Cerchio, ma del Cerchio. Nel Xxv. del PURG. ' ha:

Et quando Lachesis non à più del lino; ed è soverchio let non del, che io viddi in ogni Codice, ed ommesso dagli Editori, ma non da Vellutello.

come 'l ferro che bolliente esce del foco, nel I. del PARAD., come accorciandosi spesso; e Petrarca scrisse:

Come fiera struzzicata si rimbosca, ammutolendo la E, e qui forse tacendo pure Nel Vn. del PURG.:

vi facea un incognito et indistinto,

la L.

col Cod. Albani, per doppia elisione nel verbo; in molti Codici viddi et.

Nel II. dell' INF.:

sulla marina, ove 'l Mar non à vanto, che forse al Certaldese stava in cuore quel verso. sulla marina dove 'l Po discende ;

ma vuolsi sulla fiumana e per le Edizioni e pei Codici, se non che questi più comunemente leggono: ondel Mar non à vanto.

Nel VII., Una palude va. Leggono alcuni Codd. Trivulziani In la palude va, altri Una palude fa col Palatino, e Una palude v'è il Cod. Grumelli; forse vi è permutazione di lettere affini, o io dovrei segnare:

Una palude v'à; c'à nome Stige.

Nel VII., a me in secreta porta, coi Codd. Grumelli, Albani e parte dei Trivulziani; altri leggono men, colle Edizioni. Ma non usando gli antichi l'apostrofe, vi si potrebbe leggere me 'n.

In principio del Ix., in vece di poi venne, abbiamo pria venne, e conseguentemente dopo non peggior, ma miglior, altrimenti riferendo lo cominciar; Lezione non trovata altrove. DANTE poi usò altrove perchè per benchè.

Nel X., che ne son lontane, per non son.
Nel XII., su per lo scarco, con Aldo.

Nel XII., fede portai al glorioso hospitio; e nel Xiv,, Dio in dispregio; nel Xxx., l' Aretin che rimase tirando; nel XxxII. del PARAD., Cristo venturo, pajono iterazioni di parole vicine, e che

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