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Rea la scelse già per cùna fida

del su' filliuolo; et, per celarlo meglio, quando piangea, vi facea far le grida. Dentro dal monte sta dricto 'n gran Veglio; che tien volte le spalle inver Dammiata; et Roma guarda, come suo speglio. La sua testa è di fin oro formata;

et puro argento son le braccia, e'l pecto; poi è di rame infino a la forcata :

Da indi 'n giuso è tutto ferro electo, ..

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salvo che 'l dextro piede è terra cocta;

et sta 'n su quel, più che 'n su l'altro erecto. Ciascuna parte, fuor che l'oro, è rotta d'una fessura, che lagrime goccia ; le quali accolte foran questa grotta, Lor corso in questa Valle si diroccia :

fanno Acheronte, Stige, et Flegetonta; poi sen va giù per questa stretta doccia Insin là, ove più non si dismonta :

fanno Cocito; et qual sia quello stagno tu 'l vederai; però qui non si conta. Et io a lui: Se 'l presente rigagno

si deriva così del vostro Mondo;

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perchè ci appar, pur a questo vivagno? Et elli a me: Tu sai, che 'l luogo è tondo ; et tutto che, tu sii venuto molto

più a sinistra, giù calando al fondo ;

Non se' ancor per tutto 'l Cerchio volto: perchè se cosa n'apparisce nova;

non dee addur maravigli' al tu' volto. Et io ancor: Maestro, ove si trova

Flegetonte, et Lethè che dell' un taci; et l'altro, dì, che si fa d'esta piova? In tutte tue question, certo, mi piaci, rispuose: ma'l bollor dell' acqua rossa dovea ben solver l' una, che tu faci. Lethè vedrai ma fuor di questa Fossa; là, ove vanno le anime a lavarsi, quando la colpa pentuta è rimossa. Poi disse: Omai è tempo da scostarsi dal Bosco fa, che di retr' a me vegne : li margini fan via; che non son arsi; Et sovra loro ogni vapor si spegne.

!

CANTO DECIMOQUINTO.

ORA

RA cen porta l' un de' duri margini ; e'l fummo del Ruscel di sopra aduggia, sì; che dal foco salva l'acqua, et li argini. Quale i Fiamminghi tra Guizante, et Brugia, temendo 'l fiotto, che 'nver lor s' aventa, fanno lo schermo, pur che 'l Mar si fuggia; Et quale i Padovan lungo la Brenta, per difender lor ville, e lor castelli, ' anzi che Chiarentana il caldo senta: Ad tale imagin eran fatti quelli;

tutto che nè si alti, nè sì grossi, qual chefsi fosse, lo Maestro felli. Già eravam dalla Selva rimossi,

tanto; ch'i' non avrei visto dov' era, perch' io 'ndietro rivolto mi fossi : Quando 'ncontrammo d'anime una Schiera, che venía lungo l'argine; et ciascuna ci riguardava, come suol da sera

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Guardare uno altro, sotto nuova Luna;
et sì ver noi aguzavan le ciglia :
come 'l vecchio sartor fa ne la cruna.
Così adocchiato da cotal Famiglia,

fu' conosciuto da Un; chemmi prese per lo lembo, et gridò: Qual maraviglia ? Et io, quando 'l su' braccio a me distese, ficcai gli occhi per lo cotto aspecto,

sì che 'l viso abrusciato non difese

;

La conoscenza sua al mi' 'ntellecto:

et chinando la mano a la mia faccia,

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rispuosi: Siete voi qui, Ser Brunetto? Et quelli: O filliuol mio, non ti dispiaccia, se Brunetto Latino un poco teco,

ritorna in dietro ; et lascia 'ndar la traccia. Io dissi lui: Quanto posso ven preco; et se volete, che con voi m' asseggia; faròl, se piace a costui, che vo seco. O filliuol, disse, qual di questa Greggia s'arresta punto; giace poi cent' anni sanz' arrostarsi, quando 'l foco 'l feggia. Però va oltre: I' ti verrò ai panni ;

et poi rigiugnerò la mia Masnada, che va piangendo i suoi eterni danni. I' non osava scender de la strada,

per
andar di lui: ma l
par
capo chino
tenea; com' uom che reverente vada.

Ei cominciò: Qual fortuna, o destino, anzi l'ultimo dì, qua giù ti mena? et chi è questi, che mostra 'l cammino? Lassù di sopra, in la vita serena,

(rispuos' io lui) mi smarri' in una Valle, avanti che l'età mia fosse piena. Pur jer mattina le volsi le spalle: Questi m'apparve, ritornando in quella; et reducemi ad ca per questo calle. Et elli a me: Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorioso porto;

se ben m'accorsi ne la vita bella. Et s'i' non fosse, sì per tempo morto; veggendo il Cielo a te così benigno, dato t'avrei a I' opera conforto. Ma quello 'ngrato Populo, maligno, che discese da Fiesole ab antico; et tien ancor del Monte et del macigno: Ti si farà per tu' ben far nimico :

et è ragion; che tralli lazi sorbi, si disconvien fructare 'l dolce fico. Vecchia fama nel Mondo li chiam' Orbi; Gent' avara, invidiosa, et superba : dai lor costumi fa, che tu ti forbi. La tua Fortuna tant' onor ti serba ; che l'una parte, et l'altra avranno fame di te ma lungi fia dal becco l'erba.

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