Page images
PDF
EPUB

Vegnati voglia di trarreti avanti,

diss' io allei, verso questa Rivera

tanto, ch' i' possa intender chè tu canti: Tu mi fai rimembrar, dove et qual era Proserpina, nel tempo che perdette la madre lei, et ella Primavera. Come si volge, co le piante strette a terra et intra sè, donna che balli ; et piede innanzi piede a pena mette: Volsesi 'n su' vermigli et in su' gialli fioretti verso me; non altrimenti che vergine, che li occhi onesti avalli: Et fece i prieghi miei esser contenti sì, appressando sè; che 'l dolce sòno veniva a me co' suoi 'ntendimenti. Tosto che fu là, dove l'erbe sono bagnate già da l'onde del bel Fiume; di levar li occhi suoi mi fece dono : Non credo che splendesse tanto lume sotto le cillia a Venere, trafitta

dal Fillio fuor di tutto suo costume. Ella ridea da l'altra riva dricta,

traendo più color co le sue mani, che l'alta terra senza seme gitta. Tre passi ci face' 'I Fiume lontani: ma Elesponto là 've passò Serse, ancora freno a tutti orgogli humani,

Più odio da Leandro non soferse,

per mareggiar intra Sexto et Abido ; che quel da me, perc' allor non s' s'aperse, Voi siete nuovi et forse perch' i' rido, cominciò ella, in questo luogo electo a l'umana Natura per su' nido, Maravilliando tienvi alcun sospecto; ma luce rende il Salmo Diletasti, che puote disnebbiar vostro 'ntellecto. Et tu, che se' dinanzi, et mi pregasti, dì s'altro vuoli udir; ch' i' venni presta ad ogni tua question, tanto che basti. L'aqua, diss' io, e 'l suon de la Foresta impugna dentr' a me novella fede

[ocr errors]

di cosa, ch'i' udi' contraria a questa. Ond' ella I' dicerò, come procede

[ocr errors]

per sua cagion, ciò c'ammirar ti face; et purgherò la nebbia che ti fiede. Lo sommo Bene, che solo a sè piace,

[ocr errors]

fece l'uom buono ; et bene, a questo loco, diede per arra lui l'eterna pace :

Per sua difalta qui dimorò poco.;

per sua difalta, in pianto et in affanno,; cambiò honesto riso et dolce gioco. Perchè 'l turbar, di sotto da sè fanno l'exaltation de l'aqua et de la terra

che quanto posson dietr' al calor vanno,

A l'uomo non facess' alcuna guerra;
questo Monte salì ver lo Ciel tanto ;
et liberonn'è, d'indi ove si serra.
Or, perchè in circuito tutto quanto
l'aer si volge con la prima Volta,

se non l'è rotto 'l cerchio d'alcun canto; In quest' alteza, che tutt' è disciolta.. nell' aer vivo, tal moto percuote; et fa sonar la Selva, perch' è folta: Et la percossa pianta tanto puote, che de la sua virtute l'aura impregna; et quella poi girando intorno scuote: E l'altra terra, secondo ch'è degna

per sè et per su' Ciel, concepe et figlia I di diverse virtù diverse legna.

[ocr errors]

Non parrebbe di là poi maraviglia, udito questo, quand' alcuna pianta: senza seme palese vi sappiglia.

[ocr errors]

Et saper dèi, che la Campagna santai ove tu se', d'ogni semenza è piena;

et frutto à in sè, che di là non si schianta. L'aqua, che vedi, non surge di vena che ristori vapor che giel converta; come fiume, c'aspecta et perde lena : Ma esce di fontana salda et certa;

che tanto del voler di Dio riprende,
quant' ella versa da due parti aperta.

Da questa parte con virtù discende,
che tolle altrui memoria del peccato;

da l' altra, d'ogni ben frutto le rende.
Quinci Lethe; così da l' altro lato
Eunoè si chiama : et non adopra,

se quinci et quindi pria non è gustato, A tutt' altri sapori esto è di sopra:

et avegna c'assai poss' esser satia

la sete tua, perc' io più non ti scopra; Darott' un corollario ancor per gratia:

nè credo che 'l mi' dir ti sia men caro, se oltre promission teco si spatia. Quelli, c' anticamente poelaro

l'età dell' oro, et su' stato felice; forse 'n Parnaso esto loco sognaro. Qui fu innocente l'umana radice:

qui Primavera sempre; et ogni frutto: Nettare è questo, di che ciascun dice. I' mi rivols' adietr' allora tutto

a' mie' Poeti; et vidi che con riso udit' avevan l'ultimo constructo: Poi a la bella Donna torna' il viso.

1

CANTO VENTESIMONONO.

CANTANDO,
ANTANDO, come donna innamorata,
continuò col fin di sue parole:

Beati, quorum tecta sunt peccata : Et come Nimphe, che si givan sole per le salvatic' ombre, disiando

qual di veder, qual di fuggir lo Sole; Allor si mosse, contra 'l Fiume andando, su per la riva; et io, pari di lei, picciol passo con picciol seguitando. Non eran cento tra i suo' passi e' miei; quando le ripe igualmente dier volta per modo, c'al Levante mi rendei. Nè anco fu così nostra via molta ; quando la Donna mia a sè mi torse dicendo: Frate mio, guarda, et ascolta. Et ecco un lustro subito trascorse, da tutte parti, per la gran Foresta, tal che di balenar mi mise in forse.

379

« PreviousContinue »