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Non pare indegno ad omo d'intelletto: ch'ei fu, de l'alma Roma, et di suo 'mpero, nell' ompirio Ciel, per Padre, electo: La quale, e'l quale, a voler dir lo yero, fur stabiliti lo loco santo, per

u' siedel Successor del maggior Piero. Per quest' andata, onde li dai tu vanto, intesi cose; che furon cagione

di sua victoria, et del Papal ammanto. Andòvi poi lo Vas d'electioné,

per recarne conforto a quella Fede, ch'è principio a la via di salvatione. Ma io, perchè venirvi? o chi'l concede?` i'non Enea, i' non Paulo sono:

me degno a ciò; nè io, nè altri crede. Perchè, se del venire i' m' abbandono; temo, che la venuta non sia folle :

se' savio; intendi me', ch'i' non ragiono. Et quale è quei, che disvuol ciò ch' ei volle; et per nuovi pensier cangia proposta ;

sì che dal cominciar tutto si tolle : Tal mi fec' io in quella oscura costa; perchè, pensando, consumai la 'mpresa, che fu nel cominciar cotanto tosta. Se i'ò ben la parola tua intesa, rispuose del Magnanimo quell' ombra, l'anima tua è da viltate offesa:

La qual molte fiate l'omo ingombra

sì, che d'onrata impresa lo rivolve: come falso veder, bestia, quand' ombra. Da questa tema, a ciò che tu ti solve; dirotti, perch' ï' venni, et quel ch' io 'ntesi nel primo punto, che di te mi dolve. Io era tra color, che son sospesi :

e Donna mi chiamò cortese, et bella, tal; che di comandar io la richiesi. Lucevan li occhi suoi più che la Stella: et cominciomm' a dir soave et piana, con Angelica voce, in sua favella: O anima cortese Mantovana,

di cui la fama 'ncor nel Mondo dura, et durerà, quanto 'l moto, lontana: L'amico mio, et non de la ventura, ne la diserta piaggia è impedito,

*

sì nel cammin; che volt' è per paura: Et temo, che non sia già si smarrito; ch'i' mi sia tardi al soccorso levata; per quel, ch'i'ò di lu' nel Ciel udito. Or muovi: et con la tua parola ornata, e con ciò c'à mistiere al su' campare ; l'ajuta sì, ch'i'ne sia consolata.

I' son Beatrice, che ti faccio andare; vegno del loco, ove tornar disio; Amor mi mosse, che mi fa parlare.

Quando sarò dinanzi al Signor mio, di te mi loderò sovente a lui. Tacette allora; et poi comincia' io: O Donna di Virtù, Sola per cui l' umana spezie excede ogni contento da quel Ciel, c' à minor li cerchi sui: Tanto m' aggrada 'l tu' comandamento; che l'ubidir, s' ancor fosse, m'è tardi; più non t'è huo', c' aprirmi 'l tuo talento. Ma dimmi la cagion; che non ti guardi

de lo scender qua giù, in questo centro, da l' ampio loco, ove tornar tu ardi. Po' che tu vuoi saper cotant' adentro; dirotti brevemente, mi rispose, perch' ' non temo di venir qua entro: Temer si de', di sole quelle cose,

c'anno potentia di far altrui male: de l'altre no; che non son paurose. I' son fatta da Dio, sua mercè, tale, che la vostra miseria hon mi tange; nè fiamma d'esto 'ncendio non m' assale. Donna è gentil nel Ciel, che si compiange di questo 'mpedimento, ov' i' ti mando, si; che duro giudicio là suffrange. Questa chiese Lucia in suo dimando ; et disse: Or à bisogno il tu' fedele di te; et io a te lo raccomando.

Lucia, nimica di ciascun crudele,

si mosse; et venne al loco, dov' ï' era; chemmi sedea con l'antica Rachele. Disse: Beatrice, Loda di Dio vera:

che non soccorri quei, che t' amò tanto; ch' uscì, per Te, de la volgare schiera ? Nonnodi tu la pieta del su' pianto?

non vedi tu la Morte che 'l combatte, su la marina, ove 'l Mar non à vanto? Al Mondo non fur mai persone, ratte

a far lor pro, et a fuggir lor danno; com' io, dopo cotai parole fatte, Venni qua giù del mi' beato scanno; fidandomi nel tu' parlare onesto; c' onora te, et quei c' udito l'anno. Poscia chemm' ebbe ragionato questo; li Occhi lucenti, lagrimando, volse: per che mi fece del venir più presto. Et venni a te, così com' ella volse; dinanz' a quella Fiera ti levai,

che del bel monte il cort' andar mi tolse. Dunque, che è? perchè, perchè ristai?

perchè tanta viltà nel cor allette? perchè ardir et francheza non ài? Poscia che tai tre Donne benedette curan di te, ne la Corte del Celo; e 'l mi' parlar tanto ben ti promette?

Quali fioretti, dal nocturno gelo

chinati et chiusi: poi che 'l Sol gli 'mbianca;

si drizan, tutti aperti, in loro stelo: Tal mi fec' io, di mia virtute stanca : et tanto buon ardir al cor mi corse; ch'i' cominciai, come persona franca: 0 pietosa Colei che mi soccorse;

et tu, cortese, c' ubidisti tosto a le vere parole che ti porse! Tu m' ài con desiderio, il cor disposto sì al venir, con le parole tue ; ch' ' son tornato nel primo proposto. Or va; c' un sol volere è d' amendue:

tu Duca, tu Signor, et tu Maestro. Così li dissi: et poi che mosso fue; Intrai per lo cammin alto, et silvestro.

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