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Et se non fosse, c'ancor lo mi vieta
la reverentia de le somme Chiavi,
che tu tenesti ne la vita lieta:
I' userei parole ancor più gravi:
che la vostr' Avaritia il Mond' attrista,
calcando i buoni, e su levando i pravi.
Di voi Pastor s'accorse 'l Vangelista ;
quando colei, che siede sovra l'acque,
puttineggiar coi Regi allui fu vista:
Quella, che con le sette teste nacque;
et da le diece corna ebb' argomento',
fin che virtute al su' Marito piacque.
Fatto v'avete Dio d'oro, et d'argento:
et ch'è altro da voi a l'idolatre;

se non ch' elli, uno; et voi n'orate cento? Ai! Costantin, di quanto mal fu matre, non la tua conversion; ma quella dote, che da te prese il primo ricco Patre! Et mentre li cantava cotai note;

o ira, o conscentia, che 'l mordesse; forte spingava con ambe le piote. I' credo ben, c'al mi' Duca piacesse: con sì contenta labbia, sempre attese lo suon de le parole vere, espresse. Però con ambo le braccia mi prese: et poi che tutto su mi s'ebbe al petto; rimontò per la via, onde discese.

Nè si stancò d'avermi a sè distrecto;

si men portò sovral colmo dell'arco, che dal quarto al quint' Argine è tragetto. Quivi soavemente spose '1 carco;

soave per lo scollio sconcio et erto; che sarebbe a le capre duro varco. Indi un altro Vallon mi fu scoverto.

: CANTO VENTESIMO.

Di nuova pena mi conven far versi,

et dar materia al ventesimo Canto,

de la prima Canzon, ch'è de' sommersi. Io era già disposto tutto quanto

a riguardar ne lo scoverto fondo," che si bagnava d'angoscioso pianto: Et vidi Gente, per lo Vallon tondo venir, tacendo, et lagrimando; al passo, che fanno le Letane in questo Mondo. Come 'l viso mi scese in lor più basso: mirabilmente apparve esser travolto ciascun tal mento, e 'l principio del casso: Che da le reni era tornato 'l volto: et dirietro venir li convenía; perchè 'l veder dinanzi era lor tolto. Forse per forza già di parlasia

si travolse così alcun del tutto: ma io nol vidi; nè credo che sia.

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Se Dio ti lasci, Lector, prender frutto di tua lectione; or pensa per te stesso, com' i' potea tener lo viso asciutto : Quando la nostra ymagine da presso vidi sì torta, che 'l pianto delli occhi le natiche bagnava per lo fesso! Certo i' piangea, poggiato ad un de' rocchi del duro scollio, sì; che la mia scorta mi disse: Ancor se' tu delli altri sciocchi! Qui vive la pietà, quand'è ben morta: chi è più scelerato di colui,

c'al Giudicio Divin passion comporta? Driza la testa, disse; vedi a cui

s'aperse, a li occhi de' Teban, la terra; perchè gridavan tutti: Dove rui, Anfiarao? perchè lasci la guerra?

et non ristò di ruinare a valle, fino a Minos, che ciascuno aferra. Mira, c'à facto pecto de le spalle:

perchè volle veder troppo davante; dirietro guarda, et fa ritroso calle. Vedi Tiresia, che mutò sembiante, quando di maschio, femina divenne, cangiandosi le membra tutte quante: Et prima poi ribatter li convenne li due Serpenti avvolti con la verga ; che riavesse le maschili penne.

Aronta è quei, c'al ventre li s'atterga; che ne' monti di Luni, dove ronca lo Carrarese, che di sotto alberga, Ebbe tra bianchi marmi la spelonca per sua dimora: ond' a guardar le Stelle, el Mar non li era la veduta tronca. Et quella, che ricuopre le mammelle, che tu non vedi, con le trecce sciolte; et à di là ogni pilosa pelle:

Manto fu, che cercò per terre molte; poscia si puose là, dove nacqu' io: ond' un poco mi piace, chemm' ascolte: Poscia ch' el padre sua di vita uscio, et venne serva la città di Bacho; questa gran tempo per lo Mondo gio. Suso in Ytalia bella, giace un Laco a piè dell' alpe che serra Lamagna, sovra Tiralli, c'à nome Benaco. Per mille fonti, credo, et più si bagna, tra Garda et Valcamonica, Apennino de l'acqua, che nel detto lago stagna. Luogo è nel mezo là, dove 'l Trentino. Pastore, et quel di Brescia, e'l Veronese segnar poria, se fesse quel cammino. Siede Peschera, bello et forte arnese, da fronteggiar Bresciani et Bergamaschi, onde la riva intorno più discese.

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