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PROEMIO.

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Molto fu scritto intorno al secolo e al recondito la natura d'uomo e di secolo poema di Dante, molte nuove bellezze così fecondi: ma non saranno qui forse nel suo canto scoperte, molte preziose no- inutili alcuni cenni a indicare con quale tizie ad illustrarlo raccolte; onde pare che disposizione convenga leggere i libri di nulla o poco rimanga a sapere più oltre Dante. Nè le dichiarazioni storiche, nè le di lui, del suo libro, dell'età nella quale estetiche considerazioni, nè le note diliegli visse. Ma cosiffatta è la natura delle gentissime basteranno a dare a cose grandi, che di quanta più luce si scere l'anima dell'Allighieri, che è l'arischiarano intorno, più nuove appari- nima che agitava il suo secolo , se il scono, e più arcane; laddove i piccoli lettore con la propria meditazione non oggetti, le tenebre e il dubbio giovano a se ne crea a poco a poco un concetto, rinvolgerli di maestà. Più studiasi l'anima non sa collocarsi nel vero punto a di Dante, e più varia riesce l'armo- contemplare l'uomo interprete de' dolori nia degli elementi che ne costituiscono di un popolo. la grandezza: più studiasi quel secolo, Chi è egli dunque l'autore che, poirradiato da tanta luce di storia, di tra- stosi accanto al soglio della giustizia sadizioni, di poesia; e cresce il desiderio pientissima, sentenzia buoni e rei, gli di penetrarvi più addentro , di riguar- uni esalta e beatifica, gli altri aggrava di darlo da' lati men luminosi, che non sono tormento e d'infamia? Chi è egli il gueri meno importanti, di cercare le cagioni riero scienziato, l'amante teologo, il magid'effetti così singolari, e gli effetti di sì strato poeta, il giudice delle nazioni e dei memorande cagioni. Quando l'erudizione re? Perchè tante contradizioni nella sua e la scienza hanno investigato, meditato; natura, nelle opere sue tanti toni diversi? allora sorgono, quasi rampolli appiè del Ora giusto come spirito più che umano, vero, altri dubbi. Non è del nostro in- ora implacabile quasi demone, or tetendimento penetrare quanto ha di più nero come amante? A conoscere que

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st' uomo tutti gl' indizii son preziosi: di- quanto il nemico di Filippo e di Bonifaspersi, accrescono le contradizioni; rac- zio. Questa quasi commistione di due colti, le vengono conciliando.

contrarii elementi, la sensibilità dell'ira e Leggiamogli parte del suo segreto nel la sensibilità dell'amore, è come il fondo volto. Miriamo quella fronte alta, pronta della natura di lui; le sono due corde a contrarsi alla meditazione, a aggrot- dalle quali esce, or alterna e or unita, la tarsi allo sdegno; quelle guance alquanto potente armonia. incavate, quel mento sporgente, che E l'attitudine che domina in quell'adicono vigore e accensibilità: dall'aria spetto, che dà rilievo a tutte le qualità altera della fisonomia non so che di po- dell'uomo e del poeta, si è la fermezza: sato, di raccolto, e (in profilo riguardan- quella fermezza che, accoppiata all'amore, dola) di malinconico e di pietoso. Non gl'ispirava nella grave età un lungo inno un pensiero solo, un affetto, da quel volto trionfale di gloria alla giovanetta del traspare: que’ lineamenti che, legger- suo cuore, perduta negli anni più spenmente considerati, o infedelmente ritratti, sierati; quella fermezza che, accoppiata

; non spirano che la ferocia e la rabbia; alla giustizia, lo costituiva giudice de’nela gravità, la sicurezza, il dolore, li mo- mici e degli amici; che, accoppiata al dellano a espressione più varia e più pro- dolore, gli faceva sotto alle mutate opifonda. Tu vi leggi un animo ardente, nioni tenere nel fondo dell'anima i sensi ma signore del proprio pensiero, ma rin- stessi; che, accoppiata all'orgoglio, lo chiuso in sè tanto da non lasciar pro- rispingeva dalle mura desiderate della rompere invano scintilla del fuoco che terra natale, la qual egli sdegnava raclo divora; ma disposto a sentire in mezzo quistare a prezzo di viltà; quella fermezza all'ira e all'orgoglio i più miti e no- che, accoppiata all' amore di patria e bili affetti; accessibile alla compassione di vendetta, non gli permise porre mai che ama, al dolore ch'esalta l'anima, e la giù la speranza, lo spinse di provincia rende migliore. Ognuno avrà conosciuto in provincia, di corte in corte; e, ributfisonomie somiglianti a questa di Dante, tatone, ve lo ricondusse non tanto per e, nonchè impresse de' segni del rancore, mendicarne un ricetto, quanto per arroinformate a indulgenza e a pietà. Tale tare la più possente delle armi, la parola era l'amante di Beatrice negli anni più armoniosa, che doveva echeggiare per belli, quando il dolore di un affetto soli- tanta via di spazii e di tempi; quella fertario e le cure della repubblica sole gli mezza che diede forme giganti all'edifiagitavano il cuore: nè, prima delle umi- zio della sua imaginazione, e tutte le liazioni che avvelenarono lo scorato suo parti sin dal primo ne predispose, e le esilio, si svolse in lui quello sdegno feroce architettò fortemente; e avventd rigido, che poi pulluld sì robusto. E quando intero, diritto, come saetta, quel verso vaio riguardo attentamente que' lineamenti riissimo, e nell'apparente negligenza semche mi si offrivano alterati dall'ira, rico- pre ponderato e sicuro. nosco in essi il cantore di Francesca, di Da questa dote un'altra gliene veniva, Matilde, di Beatrice, tanto chiaramente ch'è l'essenza dell'uomo onesto, così come

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XIII

DROEMIO.

XIV

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del grande poeta; la sincerità: e gliela sè stesso, e nulla manifestare che puro leggi scolpita nel viso, e ne'suoi scritti non fosse! Ma poichè le vicende del sela trovi, o sia ch' esalti sè stesso , o sia colo, e quella debolezza che viene dalla che i proprii difetti confessi; o ragioni non regolata forza , gliel tolse; apprezfreddo de' suoi , e caldo degli estranei; ziamo almeno la sua animosa sincerità; o taccia di coloro che gli sarebbe gio- e compiangiamolo. vato lodare, e parli altamente di quelli Un'osservazione ancora innanzi di parde' quali il pur bisbigliare in segreto era tirci dall' imagine del poeta. Chi punto risico. Per dare a conoscere l'animo suo conosce la schiatta toscana vivente, ne senza sotterfugi , egli trasceglie un sog- ravvisa in Dante (altri già l'osservd), getto dove abbiano luogo accomodato quasi il generale modello: quella fronte, fatti coetanei , ne crea sè medesimo at- quel profilo, quel mento, a ogni rivolger tore, rigetta la lingua dei dotti, come d’occhi rincontransi in tutta Toscana; e impotente a sfogare tutto quant'egli sen- nelle terre venete altresì, che portano una tiva; e là dove più fervono gli sdegni, delle più antiche e più gentili schiatte quivi egli alza più chiara la voce, le pa

d'Italia, Lo direste nato a rappresentare role più schiette quivi fa risuonare; an- così la sua nazione, come l'intero suo sioso di trasfondere sè negli spiriti tutti. secolo. Quella forza mista di soavità che Certamente non temeva che il suo segreto distingue il genio toscano dall'attico, e e si divulgasse, l'uomo che addita le bestie lo rende men vivido, ma più fermo; nelfiesolane, e la p...... sciolta trescante

sciolta trescante l'Allighieri chi non la riconosce eminente, co’re, e l'Italia non donna di provincie come in una di quelle creature in cui la ma bordello, e la cloaca di sangue e di natura si compiace di raccogliere e conpuzzo, e la rogna delle umane viltà. Que- gegnare i disparati suoi doni ? ste voci esalate dall'ira, accanto all'es

Or dalla vita sua quali conseguenze pressioni di un amore gentilissimo, d’un possiam noi dedurre a meglio conoscere alto sdegno, d'una religione severa e

religione severa e l'uomo? Nato di padre già dalle civili composta, dimostrano che la sua propria discordie cacciato in esilio , e' comincia grandezza appunto gli rendeva intolle- nelle domestiche tradizioni a succiare sin rabile l'ipocrisia. Egli si confessa super- da' primi anni l'ira e il dolore: al sentibo, lascivo, traviato dall'alto sentiero mento degli odii fraterni congiungesi la della virtù: e gli par cosa vile soppri- salutare esperienza della sventura, e la mere nulla de proprii sentimenti dalla sventura in parte rattempera quanto è cui mistione era quasi conflato il suo ge- in quelli di soverchiamente selvaggio; la nio. Lui felice, se i tempi men duri aves

sventura maestra d'amore e di mansuesero temperato il suo sentire in tran- tudine. Si pensi da quale famiglia e' naquilla armonia con le cose di fuori, tanto scesse, e s'avrà in mano una chiave, a che il dolore e l'orgoglio , innaspriti, dir così, del suo cuore. non fossero diventati rabbia divoratrice, Disposto dalla natura e dalla fortuna superba febbre d' immortale vendetta! all'amore, egli ama nella puerizia: e l'afLui felice, s'egli avesse potuto mostrare fetto gl'insegna la forza di tacere, di sof

e

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