Page images
PDF
EPUB

VI.

Guardisi ancora a san Liberatore
Quella badía là presso a Manoppello,
Giù ne gli Abbruzzi fatta per suo onore,
Dove fu la battaglia e'l gran flaggello
D'un re pagan, che Carlo imperadore
Uccise, e tanto del suo popol fello :
E vedesi tante ossa, e tanto il sanno,
Che tutte in Giusaffà poi si vedranno.

VII.

Ma il mondo cieco e ignorante non prezza
Le sue virtù, com'io vorrei vedere :
E tu, Fiorenza, de la sua grandezza
Possiedi, e sempre potrai possedere
Ogni costume ed ogni gentilezza
Che si potesse aquistare o avere
Col senno col tesoro o con la lancia
Dal nobil sangue e venuto di Francia.

VIII.

Dodici paladini aveva in corte

Carlo; e'l più savio e famoso era Orlando:
Gran traditor lo condusse a la morte
In Roncisvalle un trattato ordinando;
Là dove il corno sonò tanto forte
Dopo la dolorosa rotta, quando
Ne la sua commedia Dante qui dice,
E mettelo con Carlo in ciel felice.

VI.

You still may see at Saint Liberatore
The abbey, no great way from Manopell,
Erected in the Abruzzi to his glory,

Because of the great battle in which fell
A pagan king, according to the story,

And felon people whom Charles sent to hell: And there are bones so many, and so many, Near them Giusaffa's would seem few, if any.

VII.

But the world, blind and ignorant, don't prize
His virtues as I wish to see them: thou,
Florence, by his great bounty don't arise,
And hast, and may have, if thou wilt allow,
All proper customs and true courtesies:

Whate'er thou hast acquired from then till now,
With knightly courage, treasure, or the lance,
Is sprung from out the noble blood of France.

VIII.

Twelve paladins had Charles in court, of whom
The wisest and most famous was Orlando ;
Him traitor Gan conducted to the tomb

In Roncesvalles, as the villain plann'd too,
While the horn rang so loud, and knell'd the doom

Of their sad rout, though he did all knight can do; And Dante in his comedy has given

To him a happy seat with Charles in heaven.

IX.

Era per Pasqua quella di natale:
Carlo la corte avea tutta in Parigi;
Orlando, com'io dico, il principale
Evvi, il Danese, Astolfo, e Ansuigi:
Fannosi feste e cose trionfale,
E molto celebravan San Dionigi ;
Angiolin di Bajona, ed Ulivieri
V'era venuto, e'l gentil Berlinghieri.

X.

Eravi Avolio ed Avino ed Ottone,
Di Normandía, Riccardo Paladino,
E'l savio Namo, e'l vecchio Salamone,
Gualtier da Monlione, e Baldovino
Ch'era figliuol del tristo Ganellone.
Troppo lieto era il figliuol di Pipino;
Tanto che spesso d'allegrezza geme
Veggendo tutti i paladini insieme.

XI.

Ma la fortuna attenta sta nascosa,
Per guastar sempre ciascun nostro effetto;
Mentre che Carlo così si riposa,

Orlando governava in fatto e in detto
La corte e Carlo Magno ed ogni cosa:
Gan per invidia scoppia il maladetto,
E cominciava un dì con Carlo a dire :
Abbiam noi sempre Orlando ad ubbidire?

IX.

'Twas Christmas-day; in Paris all his court Charles held; the chief, I say, Orlando was, The Dane; Astolfo there too did resort,

Also Ansuigi, the gay time to pass In festival and in triumphal sport,

The much-renown'd St. Dennis being the cause; Angiolin of Bayonne, and Oliver,

And gentle Belinghieri too came there:

X.

Avolio, and Arino, and Othone

Of Normandy, and Richard Paladin, Wise Hamo, and the ancient Salemone, Walter of Lion's Mount and Baldovin, Who was the son of the sad Ganellone,

Were there, exciting too much gladness in The son of Pepin:—when his knights came hither, He groan'd with joy to see them altogether.

XI.

But watchful Fortune, lurking, takes good heed
Ever some bar 'gainst our intents to bring.
While Charles reposed him thus, in word and deed,
Orlando ruled court, Charles, and every thing;
Curst Gan, with envy bursting, had such need

To vent his spite, that thus with Charles the king One day he openly began to say,

"Orlando must we always then obey?

XII.

Io ho creduto mille volte dirti :
Orlando ha in se troppa presunzione:
Noi siam qui conti, re, duchi a servirti,
E Namo, Ottone, Uggieri e Salamone,
Per onorarti ognun, per ubbidirti :
Che costui abbi ogni reputazione
Nol sofferrem; ma siam deliberati
Da un fanciullo non esser governati.

XIII.

Tu cominciasti insino in Aspramonte
A dargli a intender che fusse gagliardo,
E facesse gran cose a quella fonte ;
Ma se non fusse stato il buon Gherardo,
Io so che la vittoria era d'Almonte :
Ma egli ebbe sempre l'occhio a lo stendardo:
Che si voleva quel dì coronarlo :

Questo è colui ch'ha meritato, Carlo.

XIV.

Se ti ricorda già sendo in Guascogna,
Quando e' vi venne la gente di Spagna,
Il popol de' cristiani avea vergogna,
Se non mostrava la sua forza magna.
Il ver convien pur dir, quando e'bisogna:
Sappi ch'ognuno imperador si lagna:
Quant'io per me, ripasserò que' monti
Ch'io passai 'n qua con sessantaduo conti.

« PreviousContinue »