Inferno,: poema

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si vende alla continuazione della Raccolta di Cazin, nella strada dei Muratori, 1787 - 236 pages
 

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Page 181 - Mentre ch'io forma fui d'ossa e di polpe che la madre mi die, l'opere mie non furon leonine, ma di volpe.
Page 5 - Se vuoi campar d' esto loco selvaggio : Che questa bestia, per la qual tu gride, Non lascia altrui passar per la sua via, Ma tanto lo impedisce, che 1' uccide : E ha natura si malvagia e ria, Che mai non empie la bramosa voglia, E dopo il pasto ha più fame che pria. Molti son gli animali, a cui s' ammoglia, E più saranno ancora, infin che il Veltro Verrà, che la farà morir di doglia.
Page 122 - Io vidi per le coste, e per lo fondo, Piena la pietra livida di fori D' un largo tutti ; e ciascuno era tondo. Non mi parean meno ampi, nè maggiori Che quei, che son nel mio bel San Giovanni, Fatti per luogo de
Page 224 - Muovasi la Capraia e la Gorgona, E faccian siepe ad Arno in su la foce, Sì ch' egli annieghi in te ogni persona.
Page 175 - Enea la nomasse, né dolcezza di figlio, né la pieta del vecchio padre, né '1 debito amore lo qual dovea Penelope far lieta, vincer poter dentro da me l'ardore ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto, e de li vizi umani e del valore; ma misi me per l'alto mare aperto sol con un legno, e con quella compagna picciola da la qual non fui diserto. L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna, fin nel Morrocco, e l'isola de' Sardi, e l'altre che quel mare intorno bagna.
Page 136 - Bolle l' inverno la tenace pece , A rimpalmar li legni lor non sani Che navicar non ponno ; e 'n quella vece Chi fa suo legno nuovo, e chi ristoppa Le coste a quel che più viaggi fece ; Chi ribatte da proda e chi da poppa ; Altri fa remi ed altri volge sarte, Chi terzeruolo ed artimon rintoppa: Tal non per fuoco ma per divina arte, Bollia laggiuso una pegola spessa, Che 'nviscava la ripa d' ogni parte. I' vedea lei , ma non vedeva in essa Ma...
Page 17 - Questi non hanno speranza di morte, e la lor cieca vita è tanto bassa, che invidiosi son d' ogni altra sorte. Fama di loro il mondo esser non lassa, misericordia e giustizia gli sdegna: non ragioniam di lor, ma guarda e passa." Ed io, che riguardai, vidi una insegna, che girando correva tanto ratta, che d' ogni posa mi pareva indegna; e dietro le venia si lunga tratta di gente, eh' io non avrei mai creduto, che morte tanta n
Page 98 - Ciò che narrate di mio corso scrivo, E serbolo a chiosar con altro testo A donna, che 'l saprà, s' a lei arrivo. Tanto vogl' io che vi sia manifesto, Pur che mia coscienza non mi garra, Ch' alla Fortuna, come vuol, son presto.
Page 202 - Diss' egli a noi, guardate ed attendete Alla miseria del maestro Adamo * : Io ebbi vivo assai di quel ch' i' volli , Ed ora, lasso! un gocciol d' acqua bramo. Li ruscelletti che de...
Page 229 - Qual io divenni, d' uno e d' altro privo. Lo imperador del doloroso regno Da mezzo il petto uscia fuor della ghiaccia; E più con un gigante io mi convegno, Che i giganti non fan con le sue braccia: Vedi oggimai quant' esser dee quel tutto Ch' a così fatta parte si confaccia.

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