Il concetto e l'ordine del 'Paradiso' dantesco: indagini e studii, preceduti da una lettera di Francesco Flamini, Volumes 110-113

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S. Lapi, 1912
 

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Page 111 - Un corollario voglio che t' ammanti. Sempre natura, se fortuna trova Discorde a sè, come ogni altra semente Fuor di sua region, fa mala prova. E, se il mondo laggiù ponesse mente Al fondamento che natura pone, Seguendo lui, avria buona la gente. Ma voi torcete alla religione Tal che fia nato a cingersi la spada, E fate re di tal ch' è da sermone ; Onde la traccia vostra è fuor di strada.
Page 112 - Se così fosse, in voi fora distrutto Libero arbitrio, e non fora giustizia, Per ben letizia, e per male aver lutto. Lo cielo i vostri movimenti inizia Non dico tutti; ma posto ch...
Page 16 - Che m' intenda colui che di là piagne, Perchè sia colpa e duol d' una misura. Non pur per opra delle rote magne, Che drizzan ciascun seme ad alcun fine, Secondo che le stelle son compagne; Ma per larghezza di grazie divine, Che sì alti vapori hanno a lor piova, Che nostre viste là non van vicine, Questi fu tal nella sua vita nuova Virtualmente, ch' ogni abito destro Fatto averebbe in lui mirabil prova.
Page 149 - Ora apri gli occhi a quel, ch' io ti rispondo, E vedrai il tuo credere, e 'l mio dire Nel vero farsi, come centro in tondo. Ciò che non muore, e ciò che può morire, Non è se non splendor di quella idea, Che partorisce, amando, il nostro Sire : Che quella viva Luce, che si mea Dal suo lucente, che non si disuna Da lui, nè dall...
Page 147 - Non per avere a sé di bene acquisto, Ch'esser non può, ma perché suo splendore Potesse, risplendendo, dir : Subsisto; In sua eternità di tempo fuore, Fuor d'ogn'altro comprender, come i piacque, S'aperse in nuovi amor l'eterno amore.
Page 36 - Sol quel ch' avemo, e d' altro non ci asseta. Se disiassimo esser più superne, Foran discordi li nostri disiri Dal voler di colui che qui ne cerne, Che vedrai non capere in questi giri, S' essere in carità é qui necesse, E se la sua natura ben rimiri.
Page 34 - Dunque all' essenza, ov' è tanto avvantaggio, Che ciascun ben che fuor di lei si trova, Altro non è ch' un lume di suo raggio, Più che in altra convien che si mova La mente, amando, di ciascun che cerne Lo vero, in che si fonda questa prova.
Page 36 - Per ch' una fansi nostre voglie stesse. Si che, come noi sem di soglia in soglia Per questo regno, a tutto il regno piace, Com...
Page 106 - O gloriose stelle, o lume pregno Di gran virtù, dal quale io riconosco Tutto, qual che si sia, il mio ingegno, Con voi nasceva, e s'ascondeva vosco Quegli ch'è padre d'ogni mortai vita, Quand'io senti...
Page 113 - La cera di costoro e chi la duce non sta d'un modo, e però sotto il segno ideale poi più e men traluce: ond'egli avvien ch'un medesimo legno secondo specie, meglio e peggio frutta e voi nascete con diverso ingegno.

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