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40. Cola diritto sopra 'l verde smalto

Mi fur mostrati gli spiriti magni; Che di vederli in me stesso m'esalto. 41. lo vidi Elettra con molti compagni; Tra' quai conobbi ed Ettore ed Enea, Cesare armato, con gli occhi grifagni. 42. Vidi Cammilla, e la Pentesilea Dall'altra parte, e vidi 'l re Latino, Che con Lavina sua figlia sedea. 43. Vidi quel Bruto che cacciò Tarquino; Lucrezia, Julia, Marzia, e Corniglia. E solo in parte vidi 'l Saladino.

40. (L) VERDE: erboso.

(SL) MAGNI. Æn., VI: Defunctaque corpora vita Magnanimum heroum. M'ESALTO. Verso citato con

ammirazione dal Byron,

41. (L) GRIFAGNI : quasi rapaci.

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(SL) ELETTRA. Æn., VIII: Dardanus, Iliacæ primus pater urbis et auctor, Electra, ut Graii perhibent, Atlantide eretus. COMPAGNI. Troiani discendenti di lei, tra quali Ettore ed Enea, l'uno difensore di Troia, l'altro portator dell' impero in Italia. Però da Enea salta a Cesare. Elettra, moglie di Corito re d'Italia e madre di Dardano re di Troia, qui posta forse per indicare ch'Enea sul Lazio aveva quasi diritto d' eredità, come dice nel libro De Monarchia; con ciò dava un diritto d'eredità fino a Cesare, discendente di Julo. Elettra ebbe tal diritto da Giove; e il Poeta la nomina nel detto libro con Ettore. Nell' Eliso di Virgilio (En., VI): Hic graus antiquum Teucri, pulcherrima proles, Magnanimi keroës, nati melioribus annis, Ilusque, Assaracus que, et Troje Dardanus auctor. ETTORE. Æn., VI: Hectoris magni. Fiori d'Italia: Ettore ed Enca aveano li maggiori animi, ed erano più forti in arme. — - CESARE. Æn., I: Nascetur pulchra Trojanus origine Cosar, Imperium Oceano, famam qui terminet astris. Da Troe discendono in uha linea Erittonio, Laomedonte, Priamo, Ettore; nell'altra, Assaraco, Capi, Enea, Anchise, Julo, ultimo Cesare, non d' altro reo, dice Dante, che di non aver avuto il battesimo. GRIFAGNI. Come di sparviero, e come d'uno grifone, dice l'Ottimo. Svetonio dipinge Cesare cœsis oculis. Bocc.: Con due occhi in testa che parevono d'un falcon pellegrino. Negli occhi di Enrico VII, Jodato da Dante, notano gli storici una particolarità Don dissimile.

42. (SL) LATINO. Dice un inedito trecentista: Quinto re d'Italia, dal quale noi Italiani siamo chiamati Lalini. CAMMILLA. Cantata da Virgilio (Æn., VII, XI). -PENTESILEA. Alleata a' Trojani: la nomina nell'Eneide (I, 491). Trecentista inedito: Vidde la Pentesilea, con le sue care donzelle, tutta affocata in battaglia. RE. Epiteto che gli då sovente Virgilio. — LAVINA. Æn., VII, e altrove. Per Lavinia, anco in prosa. Cosi Tarquino per Tarquinio.

43. (L) CORNIGLIA : Cornelia. IN PARTE: in disparte. (SL) BRUTO. Æn., VI: Vis et Tarquinios reges, animamque superbam Ultoris Bruti. Æn., VIII: Tarquinium ejectum. Luc., VI: Solum te, consul, depulsis prime tyrannis, Brute, pias inter gaudentem vidimus umbras. Qui solo Bruto; in Dante, nella terzina medesima, solo il Saladino. LUCREZIA. Di lei Ovidio e Livio, letti da Dante. -JULIA. Figlia di Cesare, moglie a Pompeo. La rammenta Lucano (Phars., VII). E cosi Marzia, moglie di Catone, della quale nel primo del Purgatorio. CORNIGLIA. Moglie di Pompeo, rammentata da Lucano (Phars., VIII); non la madre de' Gracchi. Cor

44. Poi che innalzai un poco più le ciglia, Vidil maestro di color che sanno Seder tra filosofica famiglia. 45. Tutti l'ammiran, tutti onor gli fanno: Quivi vid' 10 e Socrate e Platone,

Che'nnanzi agli altri più presso gli stanno. 46. Democrito, che 'l mondo a caso pone; Diogenés, Anassagora, e Tale, Empedoclés, Eraclito, e Zenone. 47. E vidi 'I buono accoglitor del Quale, Dioscoride dico. E vidi Orfeo; Tullio, e Lino, e Seneca morale.

niglia, nel trecento, anche in prosa. SALADINO. Novellino, XXV: Saladino fu soldano, nobilissimo signore, prode e largo. Ottimo: Dicesi che seppe tutte le lingue. Petr., Tr. della Fama: Poi venía solo il buon duce Goffrido. [V. D'Herbelot, Bibliothèque Orientale, e Knolles's History of the Turks, pag. 57, ec.]

44. (L) 'L MAESTRO DI COLOR CHE SANNO: Aristotile. (F) SANNO. Conv.: Coloro che sanno. Ad Aristotile, dice nel Convivio (III, 5), che la natura più aperse li suoi segreti. - I, 9: Mio maestro. FAMIGLIA. Hor. Carm., I, 29: Socraticam... domum,

45. (SL) AMMIRAN. Virgilio, di Museo nell' Eliso (En.,VI): Medium nam plurima turba Hunc habet, atque humeris extantem suspicit altis. In tutte le opere sue accenna sempre ad Aristotile.

(F) PLATONE. Conv., II, 5: Uomo eccellentissimo. Monar., pag. 35, 40, 41, 42, 45, 52, 55, 60, 66, 75, 74, 75, 76, 79, 81. Volg. Eloq., pag. 294, 304. 46. 5. (L) 'L MONDO A CASO PONE: il mondo sorgesse dal fortuito accozzarsi degli atomi. TALE Talete.

(F) DIOGENES. Lodato da Seneca. ANASSAGORA. Maestro di Pericle, facondo, dotto in fisica, credente allo spirito. Aristotile lo nomina con Empedocle. (Fis. I, 4.)

TALE. Fondatore della Scuola Jonia. Tale per Talele si diceva anco in prosa: e cosi Empedocles. Ott. : Dopo la politica fu speculatore di naturale filosofia, e trovatore di naturale astronomia e dell' Orsa maggiore; e antidisse le oscurazioni del sole... puose che le anime erano immortali, ... e attribui anime alle cose inanimate. Puose che 'l principio di tutte le cose era l'acqua; e disse che 'l mondo avea anima e cra pieno di demoní: di lui favella S. Agostino nell' VIII de Civit. Dei. Di lui Aristotile (Topica, e nel Libro della Generazione). Eraclito citasi nella Somma (2, 2, 156). Di Zenone, Cicerone e Seneca ed Aristotile (Fis., IV); d'Euclide, Boezio; d'Eraclito, Aristotile; di Democrito, il medesimo nella Fisica e nel Libro dell'Anima.

47. (L) BUONO ACCOGLITOR DEL QUALE: valente raccoglitore delle qualità naturali dei corpi.

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(SL) BUONO. Æn., V: Bonus Eurythion: d'un arLista. OR· QUALE, per qualità, l'usa nel Faradiso. FEO. Virgilio (En., VI) colloca negli Elisi Museo ed Orfeo: Orazio pure (De Art. Poet.): Sacer interpresque Deorum.... Orpheus. TULLIO. LO nomina nel Convivio (pag. 55, 38, 39, 45, 48), nella Monarchia (pag. 34, 37, 38, 46, 50), e nella Volgare Eloquenza (pag. 196). LINO. Il poeta sacro nominato da Virgilio come figliuolo di Apollo (Buc., IV, VI). Altri legge Livio, più volte citato da Dante (Mon., pag. 54, 37, 38, 46, e Inf., XXVIII).

(F) MORALE. Bocc.: Seneca morale, maestro di Nerone. Di lui nella Volgare Eloquenza (pag. 227). Nel Convivio è citato dopo Davide e Salomone. Nella Somina citati come autorità Seneca e Tullio.

48. Euclide geométra, e Tolommeo;

Ippocrate, Avicenna, e Galieno; Averrois, che 'l gran comento feo. 49. Io non posso ritrar di tutti appieno,

Perocchè si mi caccia 'l lungo tema

Che molte volte al fatto il dir vien meno.

48. (L) GRAN COMENTO d'Aristotile. - FEO: fece.

(SL) [AVERROIS. V. Tiraboschi, Storia letter., tom. V, lib. 2, e D'Herbelot, Bibliothèque Orientale, art Roschd, col qual nome gli Arabi chiamano Averroe.] — COMMENTO. Conv., pag. 272, e Mon., pag. 9.

(F) AVICENNA. Arabo del secol X. Scrisse di medicina, di metallurgia, di chimica, di filosofia razionale. Lo nomina nel Convivio. - TOLOMMEO. Conv., IV, 3. GALIENO. Mon., p. 22; Conv., I, 8. · AVERROIS. S'usava anco in prosa, e cosi il Rabelaist (Prognost., III). Ott.: Spuose multi libri d'Aristotile. Fu di nobilissimo ingegno, più che uomo, ma non confesso Cristo.

49. (L) RITRAR: dire. Si MI CACCIA...: tante cose ho a dire che tutte non posso.

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Il Limbo di Dante.

In una regione che risplende in mezzo alle tenebre stanno le anime di coloro ch'ebbero virtù naturali, ma senza la fede vera; le quali virtù raggiarono appunto come una luce che rompeva le tenebre de' luoghi e tempi in cui vissero; così nell'Eliso di Virgilio: secretosque pios (4). Nelle sette mura che cingono il castello altri vede le sette arti liberali, di cui nel Convivio, grammatica, rettorica, dialettica, aritmetica, musica, geometria, astronomia: altri le tre teologali e le quattro virtù cardinali. Meglio forse intendere il numero sette, come nel Canto VIII ed altrove, e come nella Bibbia, per un numero compiuto, a indicare la fortezza del luogo e delle virtù che ricoveravano in esso. Così prima ancora della scoperta del Newton gli antichi indovinarono settemplice il raggio; così nell'Eliso di Virgilio, Orfeo obloquitur numeris septem discrimina vocum (2). Il castello è simbolo dell' umana scienza e bontà, anco a' pagani accessibile. Passano franco il fiumicello, perchè quella difesa è per gl'ignoranti e pe' vili; e i buoni ingegni e i forti animi v'han l'adito aperto. Pictro interpreta il fiume per l'affetto: chè, l'affetto de' saggi essendo solido e fermo, e' giungono sicuri al lor fine, e se ne fanno non impedimento, ma via. Il Boccaccio vede nel flumicello i beni terreni che il saggio deve spregiare e calcare pas

(1) Æn., VIII. - (2) En., VI.

sando; belli, ma fugaci com'acqua. Meglio imaginare che il passo de' due poeti, non aggravato dal peso del male, non affondi: e rammentarsi l'andata di Pietro sulle acque. Già il modo maraviglioso come il Poeta nel sopore è portato all'altra riva d'Acheronte, dichiara questo secondo passaggio, il quale si raffronta con quel dell'Angelo che poi passa Stige con le piante asciutte (1), e con quel della bella donna che traendosi dietro Dante tuffato in Lete, se ne va sovra l'acque leggiera come spola (2).

Nel Limbo de' giusti egli aveva rammentati Adamo, Abele, Noè, poi Mosè (non a caso forse preponendolo), poi Abramo, Davide, Isacco, Giacobbe e i suoi figliuoli; e di donne sola Rachele, come un de' simboli del poema. Nel Limbo de' non credenti, di persone storiche o tali volute da lui, e' non nomina che i progenitori di Roma e romani; e degli altri, unico il Saladino. Dall' una parte Elettra co' discendenti di lei fino a Cesare, dall'altra Latino, e Lavinia e Camilla già avversi a' Troiani, e Pentesilea quasi anello tra loro, e forse perchè alle Amazzoni è nell' Eneide paragonata Camilla (3). Saladino, Soldano di Babilonia, lodato anche da' Cristiani per la sua probità, rimane solo, perchè d'altra fede, e perchè solo celebre tra' Soldani. Ordinò una tregua tra sè e i Cristia

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ni: disse di voler vedere i nostri modi, e, se gli piacessero, diverrebbe Cristiano. A'Cristiani si mostro umano nel 1487. Dante lo nomina nel Convivio com' uomo liberale; virtù opposta all'avarizia, tanto da lui detestata. Mori nel 1199, tolta Gerusalemme al dominio francese, e salito al regno egli ignoto soldato. Del collocare in luogo di salvazione anime d'uomini non nati alla Fede, rende Dante ragione nel ventesimo del Paradiso, ove Rifeo troiano è collocato negli occhi dell'Aquila con Davide e con altri santi: ma più strano forse parrà questo Maomettano nel limbo a chi non pensa quanto sia strano collocarci Giulio Cesare e Democrito e Seneca.

Innalza il Poeta gli occhi e vede gli uomini di scienza, secondo lui, virtuosa o aiutatrice a virtù; e però li pone più in alto, per quello stesso the S. Tommaso pone sopra l'attiva la vita contemplativa. Fino a Zenone il Poeta numera i filosofi teoretici; da Dioscoride in poi, i savii di storia naturale, d'eloquenza, e di medicina. L'enumerazione non è tanto confusa quanto pare. E notisi che Orfeo e Lino, poeti teologi e insieme della natura, Cicerone e Seneca, che scrissero di Cose naturali, non vanno male uniti a que' che di cose uaturali filosófarono. Qual posto poi egli assegni ad Omero e a Virgilio e agli altri tre poeti nominati, se sopra Aristotile o sotto, non dice; ma il verso O tu ch'onori ogni scienza e arte, e l'al

tro nel XXI del Purgatorio Col nome che più dura, e più onora, farebber credere che Dante mettesse in cima i poeti. Forse Cicerone e Seneca e Orfeo e Lino, fondatori di civiltà, rappresentano la filosofia civile e pratica sotto ordinate alla teorica nel concetto di Dante. Ed invero, siccome Orfeo nella dodicesima Ode del primo d'Orazio è detto col canto ducere quercus, e nella Poetica porre leggi alle nuove città insieme con Anfione, però rammentato da Dante nel XXXII dell'Inferno; così Lino in Virgilio, nell'Egloga quarta, è nominato accanto ad Orfeo, questi figliuolo di Calliope, quegli d'Apollo; e nella sesta Lino dà in nome delle Muse a un pastore la zampogna d'Esiodo, poeta naturale e civile anch'esso, con la quale soleva rigidas deducere montibus ornos. E nell' Egloga stessa è paragonato il canto di Sileno a quello d'Orfeo, e dettone rigidas motare cacumina quercus. E dice poi Seneca morale, per distinguerlo dal tragico, come disse quel Bruto che cacciò Tarquino, per distinguerlo dall' uccisore di Cesare. Forse il morale ed il tragico a lui erano un solo, ma volle intitolarlo così per distinguere il suo pregio maggiore, come disse Orazio satiro per assegnare alle Satire più valore che alle Odi, delle quali non poche, nè delle men belle, tengono della satira, o dell'epistola. In quell'epiteto è tutto intero un ragionamento di critica letteraria.

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CANTO V.

Argomento.

Al secondo cerchio trovano Minosse, giudice e distributor delle pene di tutto l'Inferno: che qui 'Inferno comincia. In questo cerchio i lascivi entro un turbine che li aggira e minaccia precipitarli ne' cerchi di sotto. Dante qui trova Francesca da Rimini, e sente la storia del suo misero

amore.

La bufera è cosa da maestro. Della narrazione amorosa il passo più profondo è: «O lasso! Quanti dolci pensier...

Nota le terzine 4, 5, 10. 41, 12, 14, 15, 16, 18, 21, 24, 25, 27, 28, 54, 55 alla 44; 43 all' ultima.

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Giù nel secondo, che men luogo cinghia, E tanto più dolor, che pugne a guaio. 2. Stavvi Minós orribilmente, e ringhia; Esamina le colpe nell'entrata;

Giudica, e manda secondo ch'avvinghia. 3. Dico che quando l'anima malnata

Gli vien dinanzi, tutta si confessa: E quel conoscitor delle peccata 4. Vede qual luogo d'Inferno è da essa : Cignesi con la coda tante volte Quantunque gradi vuol che giù sia messa. 5. Sempre dinanzi a lui ne stanno molte: Vanno, a vicenda ciascuna, al giudizio; Dicono, e odono, e poi son giù volte.

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1. (L) PRIMATO: primo.

MEN LUOGO CINGHIA: cinge meno spazio ma abbraccia più dolore. CHE PUNGE A GUAIO da far gridare guai.

2. (L) Ringha: freme d'ira. - Secondo ch'avVINGHIA: Quante volte avvolge a sè la coda, manda il dannato tanti cerchi giù.

(SL) MINós. En., VI: Nec vero hæ sine sorte date, sine judice sedes: Quæsitor Minos urnam movet : ille silentum Conciliumque vocat, vitasque et crimina discit. Anco Virgilio pone Minos subito dopo la sede de' bambini: ma il suo è il savio di Creta; il Minos di Dante è un demonio che giudica con la coda e se la morde per rabbia. ESAMINA, Stat., VIII: Populos poscebat cri

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9. (SL) INCOMINCIAN. Georg., I: Freta ponti Incipiunt agitata tumescere, et aridus... audiri frayor. — SENTIRE. En., VI: Hine exaudiri gemitus. - PERCUOTE l'orecchio e l'animo. Æn., V: Verberat ictibus auras. X: Calcibus auras Verberat. Georg., IV: Impulit aures Luctus. 10. (SL) VENNI. Æn., I, VI: Devenere locos. MCGGHIA. Hor. Epist., II, 1: Mugire putes... mare... Tanto cum strepitu ludi spectantur. Æn., VI: Mugire solum. -

11. La bufera infernal che mai non resta,

Mena gli spirti con la sua rapina; Voltando e percotendo gli molesta. 12. Quando giungon davanti alla ruina,

Quivi le strida, il compianto, e il lamento:
Bestemmian quivi la Virtù divina.

13 Intesi ch'a così fatto tormento

Sono dannati i peccator carnali
Che la ragion sommettono al talento.
14. E come gli stornei ne portan l'ali,

Nel freddo tempo a schiera larga e piena;
Così quel fiato gli spiriti mali

COMBATTUTO. Dan., VII, 2: Venti.... pugnabant in mari. Hor. Carm., 1, 4: Luctantem... fluctibus Africum. Æn., X: Magao discordes æthere venti Prælia ceu tollunt... Non ipsi inter se, non nubila, non mare cedit. 1: Luelantes ventos, tempestatesque sonoras,

(F) MUTO. Job, XXIV, 45: Oculus adulteri obserrat caliginem. Jud. Epist., 15: A' quali tempesta di tenebre è serbata in eterno. Is., LVII, 20: Gli empi quasi mare che ferve.

11. (L) RESTA: cessa.

(F) LA BUFERA INFERNAL dell'incostanza nella lussuria. Som, 2, 2, 155; 3, 6. MENA. La vita molle è punita dal continuo dibattere, che figura la tempesta dell'animo, e l'oscurità figura la luce dell' intelletto appannata. RAPINA. Virgilio, de' venti (Æn., 1): Maria ac terras... ferant rapidi secum, verrantque per aras. Conv.: La rapina del primo mobile. Reg., I, XXV, 29 : L' anima de' tuoi nemici sarà rotata quasi impeto e giro di fionda.

12. (L) RUINA dell'altro giro. per tema di cadere.

-

- QUIVI LE STRIDA....

(SL) RUINA. Vasari: Dal sommo d'una ruina si vede una donna che avendo un figliuolo lo getta ad un suo che sta nella strada.

(F) RUINA. Agostino, nelle Confessioni, dipin- VIRTU. ge il suo amore come una via di precipizio. Matth., XXVI, 65: Alla destra della virtù di Dio. Rom., 1, 20. La sempiterna virtù di Dio. Damasc., lib. 3: Potentia seu virtus divina.

13. (L) TALENTO: appetito.

(SL) TORMENTO. Æn., VI: Alia panduntur inanes Suspense ad ventos.

(F) CARNALI. Amanti de' beni che Orazio dice tempestatis prope ritu Mobilia, et cæca fluitantia sorte (Sat., II, 5). — RAGION. Vita Nuova: Amore mi reggesse senza il fedel consiglio della ragione. Som.: Il diletto della voluttà assorbe la volontà e la ragione tanto che SOMMETTONO. En., IV: fa disprezzare gli altri beni. Animos submillere amori. Sap., I, 4: Corpo suddito a peccati. Cic., Somn. Scip.: Gli animi di coloro che prestarono sé quasi ministri al piacere, e per impulso di libidini il diritto violarono, usciti de' corpi, intorno alla terra s'avvolgono; nè in questo luogo, se non dopo agitati per secoli molti, ritornano. S. Basilio: Soggetti quasi servi a vizii e brutture. Som.: Le forze inferiori non si sommettono alla ragione, ma alle inferiori cose si volgono secondo il proprio impeto - Per la grazia interiore la carne è suddita allo spirito. - In quanto la rolontà soggiace a passione le sovrasta l'appetito sensitivo.

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che vanno ogni sabbato a vedere il Mosè di Michelangiolo. TEMPO. Crescen., I, 6 Ne'tempi caldi. —PIENA. Ov., Art. Am., I: Plenius agmen. — FIATO. Georg., II: Hibernis parcebant flatibus Euri.

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15. (F) SPERANZA. Se sia ne' dannati, Som., 2, 2, 18. 16. (SL) GRU, mascolino, è nel Fior di Virtù. Æn., X: Quales sub nubibus atris Strymoniæ dant signa grues, atque æthera tranant Cum sonitu, fugiuntque Notos clamore secundo. Georg., I: Illum (imbrem)......... Aeria fugere grues. LAI. Cosi nel IX del Purgatorio il canto della rondine. Nell' imagine degli storni dipinge la folla; in questa delle gru, la schiera in lunga fila, dov' e' può discernere l' un'ombra dall' altra. -IN AER. SenCANTANDO. Georg., I: Cecinere quærelam, za articolo. Bart. S. Conc.: volanti per aere. 17. (SL) BRIGA. Nelle Vite de'ss. Padri sta per guerra. Par., VIII: Golfo Che riceve da Euro maggior briga, GASTIGA. En., VI: Rhadamanthus... castigat... dolos. 18. (L) MOLTE FAVELLE: molte genti. ALLOTTA: allora. (F) FAVELLE. Apoc., XI, 9, e altre sette volte. Varie tribù e popoli e lingue. Dan., III, 4, 7: Popoli, tribù e lingue,

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19. (L) LIBITO FE LICITO: disse lecito quel che piace. ERA per l'opre sue.

(SL) Rorra. Albertano: Si disciolgono a tutti LICITO. Nel Convivio.

li rei vizii.

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(SL) AMOROSA. Didone. (Æn., I e IV). - RUPPE. Georg., IV: Rupere fidem. Dino, Comm.: Ruppongli fede. CENER. ED., IV: Non servata fides cineri promissa Sichao! Trecent, inedito: Rompeo fede alla ce

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