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in questo spazio erano i Ghibellini più ardenti. } Pietro e gli altri commentatori descrivono così larghi confini alla nazione del Veltro; e nessuno riconosce ne' due Feltri San Leo e Macerata, come il signor Troya desidera. Si noti inoltre che Alessandro Novello, vescovo di Feltre e principe, contro i Ghibellini tenne da Padova; e un altro vescovo di Feltre i Ferraresi nella sua città rifuggiti, que' Fontana congiunti di Dante, concesse alla vendetta d'un crudele nemico. Questo nome di Feltre gli rinnovellava molte dolorose memorie. E forse e' pensava al Friuli dov' egli ebbe ospizio e al quale Cesare lasciò il nome; e sapeva forse de' due versi intorno a Feltre a Cesare attribuiti. Così dall' un lato gli si presentava alla mente il passaggio del fondator dell'Impero verso quelle Alpi che dividevano Italia da Alemagna, e dall' altro lato il paese dov'è il Rubicone.

Nazione può intendersi e per luogo di nascita e per nazione ghibellinescamente costituita. Io prescelgo il secondo: perchè Cane fu capo della lega ghibellina; nè d'uomo nato nel 1300 si direbbe che la sua nascita sarà in tale o tal luogo. Questo segnare larghi confini a' paesi non dispiace al Poeta, forse per isfoggio d'erudizione non sempre opportuno. Cosi si disegna nel IX del Paradiso il colle dove nacque Ezzelino; e nel X, la città dove nacque Folchetto. Ma qui l' indeterminato è quasi richiesto dal tenore mezzo profetico delle parole: al modo medesimo che nell' ultimo del Purgatorio non solamente non è detto il nome del Duce aspettato, ma Dvx adombrasi nel numero cinquecento dieci e cinque.

Nel XVII del Paradiso dice che Cane fu impresso, nascendo, del forte pianeta di Marte. Cane doveva cacciare la lupa e battendo gli avari tiranni e vincendo l'avarizia co' nobili esempi. Le sue magnificenze conosciute Saranno ancora, si che i suoi nimici Non ne potran tener le lingue mute... Per lui fia trasmutata molta gente, Cambiando condizion ricchi e mendici.

Questa terzina dà per certo cosa che nel XX del Purgatorio è desiderata incertamente siccome lontana: Quando verrà per cui questa disceda ? Notate il medesimo modo: il Veltro verrà. Un anonimo (1) commenta: Havvi chi tiene che sarà uno imperatore il quale verrà ad abitare a Roma: e per costui saranno cacciati i ma' pastori di Santa Chiesa, in cui ho posto che regna tulta avarizia... e che per questo Italia se ne rifarà. Nel Tritemio è questa profezia del 1347: Unus erit mundi Dominus salus. Imperium rom. exaltabitur. Contentionés multæ et magna erunt in terra. Tyrannus Gallorum rex cadet cum baronibus suis... (2). E qui fia lecito notare che forse, segnando i confini tra Friuli e Romagna, il Poeta aveva la mente all'Impero di Cesare, che in Romagna diede la mossa alla guerra, e diede il suo nome al Friuli; onde a lui attribuisconsi due versi, latini assai del linguaggio, ma che suoi non direi, sopra Feltro.

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CANTO II.

Argomento.

Teme non sia troppo ardito il viaggio: Virgilio gli racconta da chi fu mandato. Scese a lui Beatrice, la innocente amata da Dante, morta da quasi dieci anni, e lo pregò di soccorrere l'amico suo. La ragione conduce l'uomo fino al pensiero della necessità della pena, l'Inferno; e della espiazione, il Purgatorio: ma una guida divina gli bisogna, per sollevarlo alla speranza del premio, il Paradiso.

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In questo canto, che pare si semplice, è più poesia che nel primo.

Nota le terzine 4 alla 4, 7, 8, 10, 11, 14, 15, 16, 18 alla 21, 25 alla 26, 53 alla 37, 39, 42, 43, 47.

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1. (SL) [GIORNO. V. Virg. Æn., IV, v. 522; e Apoll. Rhod., III, 744; IV, 1058.] — ANDAVA. Semint.: il di se n'andava. TOGLIEVA. Hor. Carm., III, 6: Sol ubi montium Mutaret umbras, et juga demeret Bobus fatigalis. — ANIMAI. Æn., III: Nox erat, et terris animalia somnus habebat... IV: Nox erat, et placidum carpebant fessa soporem Corpora per terras... Lenibant turas, et corda oblita laborum. - VIII: Nox erat, et terras animalia fessa per omnes... Sopor altus habebat. Tra le noie della selva e i discorsi con Virgilio era passato quel giorno. UNo. Conv., I, 12: Uno e solo. 2. (L) GUERRA che dovea darmi. RITRARRA: esporrà la guerra. MENTE memoria fedele. (SL) M' APPARECCHIAVA. En., VI: Paras Stygiam... iamare paludem. RITRARRA. Conv., I, 11.

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3. (L) PARRA: apparirà.

(F) INGEGNO... MENTE. L'ingegno è la forza meditante, la mente è la memoria imaginante. Inf., III: La mente di sudore ancor mi bagna. La Memoria madre delle Muse. Rammenta l'invocazione di Virgilio (En., VI): Di, quibus imperium est animarum, umbrœque silentes, Et Chaos, et Phlegethon, loca nocte tacentia late, Sit mihi fas audita loqui; sit numine vestro Pandere res alla terra et caligine mersas. Alle Muse, En., VII: El meministis enim, Divæ, et memorare potestis.

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5. (L) DI SILVIO LO PARENTE: Enea. PARENTE: padre.-CORRUTTIBILE ANCORA vivo. -IMMORTALE SECOLO: l' Eliso. SENSIBILMENTE: in corpo.

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(SL) SILVIO. En., VI: Silvius, Albanum nomen, tua posthuma proles... qui te nomine reddet, Silvius Encas.

(F) CORRUTTIBILE. Mach., II, VI, 25: della vita corruttibile. Arist. Met., X: L'eterno ed il corruttibile non sono della medesima ragione. Monar., pag. 81: Homo, si consideretur secundum utramque partem essentialem, corruptibilis est. -SECOLO. Vit. Nuov.: Partita di questo secolo. Marc.: Secolo futuro. Som.: La finale perfezione è che l'uomo venga introdutto nel secolo eterno. Georg., I: Impia... sæcula.

6. (L) L' AVVERSARIO D' OGNI MALE: Dio. -I: a lui.EFFETTO: Roma. CHI... QUALE: Cesare, l'impero, la sede papale.

(SL) CORTESE. Dante chiama Dio nella Vita Nuova sire della cortesia.

(F) AVVERSARIO. Monar., II: Il popolo romano a tutti i pugnanti per l'impero del mondo prevalse: dunque per divino giudizio prevalse. QUALE. S. Leon.,

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7. Non pare indegno ad uomo d'intelletto: Ch'ei fu dell'alma Roma e di suo impero, Nell'empireo ciel, per padre eletto.

8. La quale, e 'l quale, a voler dir lo vero, Fur stabiliti per lo loco santo

U' siede il successor del maggior Piero. 9. Per questa andata onde gli dai tu vanto, Intese cose che furon cagione

Di sua vittoria e del papale ammanto.

40. Andovvi poi lo Vas d'elezione

Per recarne conforto a quella fede, Ch'è principio alla via di salvazione. 14. Ma io perchè venirvi? o chi'l concede ? Io non Enea, io non Paolo sono; Me degno a ciò, nè io nè altri crede. 12. Perchè, se del venire io m'abbandono, Temo che la venuta non sia folle.

Se' savio, e 'ntendi me' ch'i' non ragiono.

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(F) IMPERO. Egli è scritto: nascerà il trojano Cesare della bella schiatta, il quale terminerà lo império coll'Oceano, e la fama colle stelle. Cosi scrive ad Arrigo. V. Conv. I, 4 IV, 5; e Monarchia, dalla pag. 7 alla 9. Conv.: È manifesta la divina clezione del sommo imperio per lo nascimento della Santa Città, che fu contemporanea alla radice della progenie di Maria, 8. (L) LA QUALE: Roma. E'L QUALE: l'impero.

(SL) LA QUALE, E'L QUALE. Forma simile nella Som. Ai parenti e alla patria, dai quali e nella quale fummo nati e cresciuti. SANTO. Modo de' Salmi.

(F) PIERO. Gesù Cristo dicendo in Luca: Pietro, conferma i tuoi fratelli, lo fa quasi il fratel maggiore de' sacerdoti tutti: onde nella Somma il modo: Sacerdoti minori. Bocc.: Piero il maggiore, a differenza di molti santi uomini nominati Pietro.

9. (L) ANDATA agli Elisi.-Tu, Virgilio, nell'Eneide. (SL) VANTO. En., VI: Pauci, quos æquus amavit Jupiter, aut ardens evexit ad æthera virtus, Dis geniti, potuere. CAGIONE. Non è già che le cose udite da Enea intorno all' impero di Cesare (Æn., VI) fossero causa della sua vittoria e della dignità pontificia; ma la dignità pontificia era l'ultimo fine delle cose da Enea allora udite, che lo inanimarono a vincere. V. De Monar. 10. (L) ANDOVVI: in cielo. -VAS: vaso (S. Paolo). (SL) VAS. Acta, IX, 15: Vas electionis. 11. (SL) MA. Il discorso di Dante è il contrapposto di quel d'Enea (Æn., VI): Si potuit Manes arcessere conjugis Orpheus, ec.

12. (L) DEL: al. - ME': meglio.

(SL) ABBANDONO. Ramondo di Tolosa, poeta provenzale, dice che l'usignuolo s'abbandona del cantare. Semint. Si confida del correre. FOLLE. En., VI: Nigra videre Tartara, et insano juvat indulgere labori. L'indulgere risponde all' abbandonarsi di Dante.

43. E quale è quei che disvuol ciò che volle, E per nuovi pensier cangia proposta, Si che dal cominciar tutto si tolle; 14. Tal mi fec' io in quella oscura costa. Perchè pensando consumai la 'mpresa

15.

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Che fu nel cominciar cotanto tosta.

Se io ho ben la tua parola intesa (Rispose del magnanimo quell'ombra), L'anima tua è da viltate offesa. 16. La qual molte fiate l'uomo ingombra, Si che d'onrata impresa lo rivolve, Come falso veder bestia quand' ombra. 17. Da questa tema acciò che tu ti solve, Dirotti perch'io venni e quel che 'ntesi Nel primo punto che di te mi dolve. 18. lo era intra color che son sospesi;

E Donna mi chiamò beata e bella, Tal che di comandare io la richiesi. 19. Lucevan gli occhi suoi più che la stella; E cominciommi a dir soave e piana Con angelica voce in sua favella:

13. (L) TOLLE : leva.

(F) VOLLE. Som.: La volontà si muta se l'uomo comincia a volere quel che prima non voleva, o lascia di volere quel che voleva. Il che non può accadere se non presupposta mutazione o dalla parte della conoscenza o nella disposizione di colui che voleva. Altrove: Opera contro quello che prima proponeva, non già contro quello che vuole adesso (hai quì le parole volere e proporre). Altrove Mutando propositum.

14. (L) CONSUMAI: precorsi col pensiero le difficoltà dell'impresa. TOSTA: Subitamente voluta.

(SL) CONSUMAI. Æn., VI: Omnia præcepi atque animo mecum ante peregi. - XI: Arma parate, animis et spe præsumite bellum.-TOSTA. En., XII: Incœptum subitum.

15. (L) DEL MAGNANIMO: Virgilio.

(SL) MAGNANIMO. Virtù, nota l' Ottimo, contraria alla pusillanimità da cui Dante era preso. 16. (L) ONRATA: onorata. - OMBRA: adombra. (SL) OMBRA. Novellino, XXXVI: Pungea l'asino, credendo che ombrasse. 17. (L) SOLVE: sciolga.

DOLVE: dolse, ebbi pietà. (SL) SOLVE. Bucol., IV: Solvent formidine. 18. (L) TRA COLOR: nel limbo, fra cielo e inferno. LA RICHIEST: dissi, comandami.

(F) BEATA. Dice nel Convivio che, dacchè Beatrice era morta, e' la riguardava come la sapienza felicissima e suprema. E altrove: Beatrice beata. 19. (L) LA STELLA: il sole. PIANA: (del tono.)

(SL) STELLA. O la stella mattutina, o il sole che i Greci chiamavan astro, e i trecentisti stella: e Dante: La bella stella che 'l tempo misura. E stellone dicesi in Toscana tuttavia un sol cocente. La stella però disse altrove per una stella, o per le stelle. Turbar lo sole ed apparir la stella. - Li nostri occhi... Chiaman la stella talor tenebrosa, G. Guinic. La lucente stella Diana, Che appare anzi che il giorno renda albóre. PIANA. Albertano: Con piane parole e con soavi mi vuo' induDante, Rime: Quanto piani, Soavi e dolci ver me si levaro (gli occhi di Beatrice).

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(SL) LONTANA. O è verbó, come vuole il Boccaceio, e vale: quanto il moto procede e si prolunga nello spazio e nel tempo; o, meglio, è nome, e vale: durerá lunga e perenne quanto la creazione di questo universo. Lontan digiuno, per lungo. (Par., XV, 49). E Fr. da Barb.: Lontane cure, per lunghe. Anon.: Lunga nominanza.

(F) MOTO. V. Inf., I; Aristot. Fis.: Tempus est numerus motus. Platone afferma il moto non potere aver principio se non da forza la qual si mova da sè. Cosi s. Tommaso (Som., IV): Il moto e il tempo hanno quantità e continuità dalla grandezza sopra la quale passa il moto, siccome è detto nella fisica. Altrove: La generazione e il moto non rimarranno in eterno. En., 1: In freta dum fluvii current... polus dum sidera paseet: Semper honos, nomenque tuum, laudesque mancbunt.

21. (L) AMICO MIO, E NON DELLA VENTURA: me ama, non i beni estrinseci a me.

(SL) AMICO. Cornelio: Non fortunæ sed hominibus solere esse amicum. V. Pur., XXX.

(F) IMPEDITO. Som.: L'impedimento del peccato. 23. (SL) ORNATA. V. s. Girol.: Ornati parlari.

(F) PAROLA. Prov., XV, 24: La via di vita all'uomo erudito che scansi l' inferno ultimo,

24. (SL) ANDARE. Questa missione somiglia un po' a quella di Giuturna nel XII dell' Eneide. Auctor ego audendi. E d'Opi nell' XI.

TACETTE: tacque.

25. (L) SIGNOR MIO: Dio. 26. (L) ECCEDE: vince in dignità ogni cosa contenuta sotto la luna.

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(SL) COMANDAMENTO. Aletto a Giunone che viene

a trarla d'inferno: Facta puta, quæcumque jubes : inamabile regnum desere. (Ovid. Met., IV). -TARDI. Par., X: Gli parve esser tardo. Albertano, I, 2: Alla cupidità par tarda l'avaccianza. Æn., I: Tuus,oregina, quid optes, Explorare labor; mihi jussa capessere fas est. È più cortese nel poeta italiano l'offerta.

28. (SL) Loco. Æn., XII: Quis Olympo Demissam, tantos voluit te ferre labores? ARDI. Æn., IV: Ardet abire.

30. (L) PAUROSE: terribili.

(SL) PAUROSE. Armannino: Figure paurose, pallide e scure. Vive in Toscana.

(F) PAUROSE. La sentenza è dell' Etica di Aristotile, lib. VIII. - Som.: Il timore riguarda due oggetti, cioè il male, e la cosa dalla cui potenza può il male

essere recato.

31. (L) TANGE: tocca.

(F) FIAMMA. Is., XLIII, 2: Andando nel fuoco non brucierai; e la fiamma non arderà in te. Psal. XXII, 4: Se andrò per mezzo all'ombra di morte non temerò de' mali. Non è già che que' del Limbo penino in fiamme. Incendio è qui per l'inferno in genere. L'Inferno di Dante è simbolo del mondo, e lo dice nella lettera a Cane: Tratta di questo inferno nel quale pellegrinando come viandanti meritare e demeritare possiamo.

32. (L) DONNA: la Vergine. -Si compiange: si duole a Dio. QUESTO 'MPEDIMENTO: impaccio di Dante. FRANGE: tempera lo sdegno celeste.

(SL) COMPIANGE. Novellino: Come uno giullare si compianse dinanzi ad Alessandro d'un cavaliere. Vive nel dialetto di Corfù, DURO. Sap., VI, 6: Judicium durissimum his, qui præsunt, fiet. — FRANGE. Cicer. Frangere sententiam. Æn., VI: Si qua fata aspera rumpas. Prov., XXV, 15: La lingua soave frange la du

rezza.

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(F) LODA. Som.: La lode di Dio consiste nella intenzione, cognizione e affezione. Uscio. Conv.: Fatto amico di questa donna, incominciai ad amare li seguitatori della verità, e odiare i seguitatori dello errore... Il fo perchè sua casa in pregio monti. Hor. Carm., III, 2: Virtus... Cœtusque vulgares, et udam Spernit humum fugiente penna.

36. (L) PIÉTA: pietà.-FIUMANA: Acheronte, che al mare non dà tributo, ma cade all'inferno.

(SL) FIUMANA. Inf., XIV: Non già che Dante nella selva fosse alla riva di questa fiumana, ma poco lontano. En., VI: Tenent media omnia silvæ, Cocytusque sinu labens circumfluit atro.

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44. Dunque che è? perché, perche ristai? Perchè tanta viltà nel cuore allette? Perchè ardire e franchezza non hai? 42. Posciachè tai tre Donne benedette Curan di te nella corte del cielo, El mio parlar tanto ben t'impromette? 43. Quale i floretti dal notturno gielo Chinati e chiusi, poi che 'l sol gl'imbianca, Si drizzan tutti aperti in loro stelo; 44. Tal mi fec'io di mia virtute stanca, E tanto buono ardire al cuor mi corse, Ch'io cominciai come persona franca: Oh pietosa colei che mi soccorse! E tu cortese, ch'ubbidisti tosto Alle vere parole che ti porse!

45.

46. Tu m'hai col desiderio il cor disposto Si al venir con le parole tue, Ch'io son tornato nel primo proposto. 47. Or va, ch'un sol volere è d'amendue: Tu duca, tu signore, e tu maestro. Così gli dissi; e, poi che mosso fue, 48. Entrai per lo cammino alto e silvestro.

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45. (SL) PORSE. En., V, IX: Talia dicta dabat.

(F) O PIETOSA. Is., XXXVIII, 10-19. Ezechia, dopo aver detto in dimidio dierum meorum, prosegue: Dixi: non videbo Dominum Deum in terra viventium, non aspiciam hominem ultra el habitatorem quietis... Sperabam usque ad mane: quasi leo sic contrivit omnia ossa mea... Attenuati sunt oculi mei, suspicientes in excelsum. Domine, vim patior, responde pro me... Ecce in pace amaritudo mea amarissima. Tu autem eruisti animam meam ut non periret... Quia non infernus confitebitur tibi...; non expectabunt qui descendunt in lacum, veritatem tuam. Vivens, vivens ipse confitebitur tibi.

46. (L) PRIMO PROPOSTO d'andare. 47. (L) FUE: fu.

ALTO: fondo.

(SL) DUCA. Æn., VI: Enea alla Sibilla: doceas iter, et sacra ostia pandas.

48. (SL) ALTO. Difficile, come sopra alto passo; 0 profondo. Georg., III: Altorum nemorum, VI: alta terra. Ovid. Met., IX: Est via declivis funesta nubila taxo; Ducit ad infernas... sedes. Anche Orazio (Sat., II, 3) paragona l'errore a una selva: Velut silvis ubi passim Palantes error certo de tramite pellit.

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