Page images
PDF
EPUB

CANTO I.

Argomento.

Si trova smarrito in una selva: gli vengono incontro una lonza, un leone, una lupa e gl' impediscono salire al monte: apparisce Virgilio; propone, per toglierlo di pericolo, condurlo a vedere 'Inferno ed il Purgatorio. Dante seco s'avvia.

Il punto più poetico è lá dove Dante si trova appiè del colle vestito del sole di primavera, e guarda alla selva. Nota le terzine 3, 6, 8, 9, 10, 12, 13, 14, 16, 17, 19, 21, 27, 34, 35, 36, 43.

[blocks in formation]

1. (L) CHÉ... ERA SMARRITA: perch'io avevo smarrita. (SL) CAMMIN. Conv.: Nel nuovo cammino di questa vila, Anonimo: Cominciò questa opera a mezzo marzo. -SELVA. Conv.: Selva erronea di questa vita. E quasi selva e' figura l'Italia nella Volgare Eloquenza (I, 18).

(F) MEZZO. Il mezzo della vita ai perfettamente naturati, dice Dante nel Convivio, è l'anno XXXV. Psal. LXXXIX, 10: Dies annorum nostrorum... septuaginta anni. Isai., XXXVIII, 40: Io dissi: nel mezzo de' miei di andrò alle porte d'inferno, che s. Bernardo interpreta: Inferni metu, incipit de bonis quærere consolaLionem. Hab., III, 2: In medio annorum notum facies. 2. (L) FORTE: difficile a passare.

(SL) QUAL. En., II: Hei mihi, qualis cral! — SELVA. Del viaggio in inferno. En., VI: Quale... est iter in silris. Hor. Sat., II, 5: Velut silvis, ubi passim Palantes error certo de tramite pellit... hoc te Crede modo insaRum. SELVAGGIA. Come il cava cavernæ di Virgilio (Ed., II). -ASPRA. Georg., I: Aspera silva, lappœque, tribulique. FORTE. Parad., XXII: Passo forte. — RINNOVA. Ambr., de excessu frat.: Recordationes dolorem renovant. En., II: Infandum... renovare dolorem.

[ocr errors]

3. (SL) MORTE. Reg., I, XV, 32. Così dunque dividi tu, amara morte? Jer., II, 49: Il tuo traviare ti sarà rampogna. Ferma, e vedi che tristo e amaro sia avere abbandonato il tuo Dio.

4. I' non so ben ridir com'io v'entrai; Tant'era pien di sonno in su quel punto Che la verace via abbandonaí.

5. Ma po' ch'i' fui al piè d'un colle giunto, Là ove terminava quella valle Che m'avea di paura il cor compunto; 6. Guardai in alto: e vidi le sue spalle Vestite già de' raggi del Pianeta Che mena dritto altrui per ogni calle.

4. (F) VERACE. Conv., VI: Nella vita umana sono diversi cammini, delli quali uno è veracissimo, e un altro fallacissimo; e certi men fallaci, e certi men veraci. ABBANInsiste ivi a lungo sulla medesima imagine. DONAL. Som. La via di giustizia abbandonarono. Egli è Dante che abbandona la via: l'allegoria dunque ha senso non solamente politico ma morale. Purg., XXX: E volse i passi suoi per via non vera. Prov., II, 13: Lasciano la strada dirilta, e vanno per vie buie. Boet.: Ubi oculos a summæ lucis veritate ad inferiora et tenebrosa dejecerint, mox inscitiæ nube caligant, perniciosis turbantur affectibus.

6. (L) SUE: del colle. DEL PIANETA: del sole. (SL) GUARDAI. Psal. CXX, 1: Levai gli occhi a' monti, onde venga l'aita a me. Dan., VIII, 4: Levai gli occhi e vidi. VESTITE. Æn., VI: Lumine vestit Purpureo. OGNI. Æn., IV: Sol, qui terrarum flammis opera omnia lustras.

(F) GUARDAI. Sotto figura di nuovo giorno in una lettera latina presenta Dante il venire d' Enrico in Italia. E nel Convivio chiama Dio sole spirituale e intelligibile. Eccl., XXIII, 28: Gli occhi del Signore son più lucenti del sole, veggenti tutt' intorno le vie degli uomini, e il fondo dell'abisso. Prov., VI, 23: Il precetto è lucerna, e la legge tua è via di vita.

7. Allor fu la paura un poco queta Che nel lago del cor m'era durata La notte ch'i' passai con tanta piéta. 8. E come quei che, con lena affannata Uscito fuor del pelago alla riva,

Si volge all'acqua perigliosa, e guata; 9. Così l'animo mio, che ancor fuggiva, Si volse indietro a rimirar lo passo Che non lasciò giammai persona viya. 40. Poi ch'ebbi riposato 'l corpo lasso,

Ripresi via per la piaggia diserta,

Si che'l piè fermo sempre era 'I più basso. 11. Ed ecco, quasi al cominciar dell'erta, Una lonza leggiera e presta molto, Che di pel maculato era coperta: 12. E non mi si partia dinanzi al volto;

Anzi impediva tanto il mio cammino, Ch'i' fui, per ritornar, più volte vòlto. 13. Tempo era dal principio del mattino,

El sol montava in su con quelle stelle
Ch'eran con lui quando l'Amor divino

7. (L) PIETA: dolore da indurre pietà.

(SL) PAURA. Æn., I: Hoc primum in luco nova res oblata timorem Leniit: hic primum Æneas sperare salutem Ausus.

(F) LAGO. Cosi chiama anco in una canzone quella cavità del cuore ch'è ricettacolo del sangue, e che l' Harvey chiama sanguinis promptuarium et cisterna. Il Boccaccio dice che in questa cavità abitano gli spiriti vitali, e di li viene il sangue e il calore che per tutto il corpo si spande. Lattanzio: Opis Dei globus cordis qui unus sanguinis fons est.

9. (L) FUGGIVA di paura.

LASCIò passare da sè. (SL) FUGGIVA. Æn., II: Animus... luctu... refugit. -VIVA. Æn., VI: Lucos stygios, regna invia vivis.

(F) VIVA. Jo., XIV, 6: Ego sum via, veritas et vita. Ecco perchè smarrita la via vera, egli entra in una selva amara che poco è più morte. Prov., XII, 28: In semita justitiæ, vita: iter... devium ducit ad mortem. 10. (SL) CORPO. Æn., VII: Corpora sub ramis deponunt arboris alte.

(F) BASSO. D' uomo che sale, il piè che move è sempre più alto fuor che nel primo atto del muovere. Qui significa che venendo da male a bene, il desiderio sempre riposa alquanto sulla memoria del passato. 11. (L) MACULATO: di colore vario.

ecce ante.

[ocr errors]

(SL) ED ECCO. Famigliare in Virgilio la forma LEGGIERA. Stat., 74: Effrence lynces. Fiera del genere delle pantere, libidinosa e leggiera. Or la lussuria, nota il Boccaccio, è vizio volubile.- PRESTA Veget. L'usanza d'esser presto e leggiero fa esser buon cavaliere. COPERTA. ED., I: Maculosæ tegmine lyncis. Georg., III: Lynces Bacchi variæ, et genus acre luporum. Bacco, il Dio de' sensuali piaceri.

(F) LONZA. Per la lonza si può intendere anco Firenze, leggiera mutatrice d'ordini politici, ed usa, secondo Dante, a giacere con parte guelfa. Purg., XI: La rabbia fiorentina, che... ora è putta.

12. (F) VOLTO. Jer., V, 6: Confortatæ sunt aversiones eorum. - VII, 24: Abierunt in pravitate cordis sui, factique sunt retrorsum, et non in ante.

[blocks in formation]

44. Mosse da prima quelle cose belle; Si ch'a bene sperar m'era cagione Di quella fera alla gaietta pelle, 45. L'ora del tempo e la dolce stagione; Ma non sì che paura non mi desse La vista, che m'apparve, d'un leone. 16. Questi parea che contra me venesse Con la test'alta e con rabbiosa fame, Si che parea che l'aer ne temesse. 47. Ed una lupa, che di tutte brame Sembiava carca nella sua magrezza, E molte genti fe già viver grame.

--

14. (L) MOSSE: creò. BELLE: celesti. - SPERAR di prender la fiera. ALLA: dalla.

(SL) BELLE. Inf., XVI: Le belle stelle. Georg., II: Ver magnus agebat Orbis... Cum primum (quando... da prima) lucem pecudes hausere... Immissæque feræ silvis et sidera cœlo. — ALLA. Inf., XVI: Lonza alla pelle dipinta. In quel canto egli dice che voleva con una corda prender la lonza: la pelle dunque di lei non poteva con la bellezza ispirargli speranza. Cosi Pietro figliuol di Dante, e il Boccaccio.

(F) MOSSE. Dante, Rime (di Dio): Chi mosse l'universo.... Creazione è moto, e moto è creazione, secondo Platone e san Tommaso. E il Malebranche dice che sola l'idea di Dio può far chiara l'idea del moto. COSE. Som. Creazione delle cose.

15. (L) L'ORA DEL TEMPO: il mattino. -LA DOLCE STAGIONE la primavera.

(SL) L'ORA DEL TEMPO usa anche l'.Ottimo, per quel che noi diciamo ora.

(F) ORA. PS. CIII, 20-22: Annottò: passeranno le bestie della selva, i leoncelli ruggenti a rapire... Nacque il sole:... ne' loro covili si poseranno. · STAGIONE della incarnazione del Verbo, e della creazione del mondo. In primavera, dice il Boccaccio, le forze si rinnovellano: però spera di vincere. LEONE. Jer., XII, 7, 8: Abbandonai la mia casa, lasciai la mia eredità: diedi la diletta anima mia nelle mani de' suoi nemici: mi si fece la mia eredità quasi leone in selva. 16. (L) VENESSE: venisse.

(SL) L'AER. Ovid. Met., XIII: Latratu terruit auras. Vite de' ss. Padri: Credo che non solamente li tuoi orecchi, ma eziandio l'aria riceva infezione da quel parlare.

(F) TEMESSE. Amos., III, 8: Il leone ruggirà: chi sarà che non tema? Anche Boezio pone il leone simbolo della superbia violenta. Eccl., XIII, 25. Venatio leonis, onager in eremo: sic et pascua divitum sunt pauperes. Il demonio, tipo dell' orgoglio, è leone ruggente in san Pietro (I, V, 8).

17. (L) SEMBIAVA: sembrava.

(F) LUPA. Jerem., V, 6: Li percosse il leone dalla selva, il lupo a sera li guastò; il pardo vegliante sulle città loro: ognuno di loro che uscirà sarà preso. Os., XIII, 5: Ti conobbi nel deserto... Si scordarono di me; e io sarò quasi lionessa n ella via degli Assiridi...Consumerò quasi leone; la bestia del campo li lacererà. Conv.: Riechezze piene di tutti i difetti. Nel XX del Purgatorio il Poeta chiama l' avarizia antica lupa. S' intende dunque per la lupa e l'avarizia e la corte di Roma sozzamente, secondo lui, avida di beni terreni. Ezech., XXII, 27: / principi nel mezzo di lei, quasi lupi che rapiscono la preda. Cosi per il leone, e la regia superbia, e la su perba Francia, e Carlo di Valois che nel VI del Paradiso è chiamato leone. Prov., XIX, 42: Come il fremito del

18. Questa mi porse tanto di gravezza

Con la paura ch'uscia di sua vista, Ch'i' perdei la speranza dell'altezza. 19. E quale è quei che volentieri acquista, E giunge 'l tempo che perder lo face, Che'n tutti i suoi pensier piange e s'attrista; 20. Tal mi fece la bestia senza pace,

Che, venendomi 'ncontro, a poco a poco Mi ripingeva là dove 'l sol tace. 21. Mentre ch'i' rovinava in basso loco, Dinanzi agli occhi mi si fu offerto Chi per lungo silenzio parea fioco. 22. Quando vidi costui nel gran diserto,

[blocks in formation]

Leone, cosi e l'ira regia. Prov., XX,2: Siccome il ruggito del leone, così e il terrore del re. - MOLTE. Nella Volgare Eloquenza dice tutti quasi i principi del tempo suo seguitatori d'avarizia. Che altro, dic'egli nel Convivio, aaggiormente pericola e uccide le città, le contrade, le singolari persone, tanto quanto lo nuovo raunamento d'avere? Eccl., VIII, 3: Multos enim perdidit aurum et argentum, et usque ad cor regum extendit et convertit, Seneca, cit. dall' Ott., II, 567: L'avarizia recò poverlade, e molte cose desiderando, tutte le cose perde. Eccl., XXXI, 6: Multi dati sunt in auri casus.

18. (SL) PAURA. Æn., XII: Timorem incutere. Isai., XXX, 17: A facie terroris unius. Georg., IV: Caligan. tem nigra formidine lucum.

19. (L) ACQUISTA beni. FACE: fa.

(SL) PENSIER. Più forte nelle Rime (Son. Lo fin piacer.....): Mi pianse ogni pensiero Nella mente dogliosa. 20. (L) RIPINGEVA: Rispingeva nel bujo.

(SL) TACE. Jer. Thr., II, 18: Nè taccia la pupilla dell'occhio mio. Æn., VI: Loca nocte silentia late. II: Silentia Lunæ.

(F) PACE. Is., LVII, 24: Non è pace agli empi. Nel Conv. dimostra le ricchezze essere d'inquietudine perpetua cagione. TACE. Sap., V, 6: Errammo dalla via di verità, e il lume di giustizia non rilusse a noi, e il sole dell' intelligenza a noi non nacque. Eccl., XXI, 11: La via de' peccanti..... nella fine` loro abisso e tenebre e pene. 21. (L) CHI: un che.

(SL) ROVINAVA. Os., XIV, 2: Corruisti in iniquitate tua. - OFFERTO. Æn., II: Mihi sese oculis... videndam obtulit. Fioco. O com'ombra; Æn., VI (dell'ombre): Pars tollere vocem Exiguam; -umbræque silentes ; - silentum pœnas. O perchè Virgilio e le antiche lettere da lungo tempo tacevano, taceva la scienza naturale, che Dante stimava aiutatrice alla scienza divina. 22. (L) CERTO: reale.

[ocr errors]

(SL) QUAL CHE. Æn., I: 0 quam te memorem virgo! namque haud tibi vultus Mortalis, nec vox hominem sonat. O Dea certe... Sis felix, nostrumque leves quæcumque laborem. — MisererE. Enea alla Sibilla, che lo conduceva all' Eliso: Alma, precor, miserere (Æn., VI). CERTO. Æn., VI: Deum certissima proles.

(F) DISERTO. Deserto in una lettera latina è chiamata l'Italia alla mano de' Guelfi.

23. (SL) LOMBARDI. Rammenta il gran Lombardo (Parad, XVII), Scaligero, speranza di Dante e dell'Italia ghibellina. E ghibellina era gran parte di Lombardia.

[merged small][ocr errors][merged small]

Poi che il superbo Ilion fu combusto. 26. Ma tu perchè ritorni a tanta noia? Perchè non sali il dilettoso monte, Ch'è principio e cagion di tutta gioia ? 27. Or se' tu quel Virgilio, e quella fonte Che spande di parlar si largo fiume? (Risposi lui con vergognosa fronte.) 28. Oh degli altri poeti onore e lume, Vagliami' lungo studio e 'l grande amore Che m'han fatto cercar lo tuo volume. 29. Tu se' lo mio maestro e il mio autore; Tu se' solo colui da cu' io tolsi Lo bello stile che m'ha fatto onore. 30. Vedi la bestia per cui io mi volsi: Aiutami da lei, famoso saggio; Ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi.

24. (L) SUB: sotto Cesare poco prima della sua fine. AGUSTO, DEI: Paganesimo.

(SL) AGUSTO. Agustino nel Convivio.

(F) BUGIARDI. Aug., de emen., IV: Dire il falso per ingannare è bugia. Può dunque la falsità essere senza bugia. Som., in Jerem., VIII: Menzogna è spiegato per idolo. Gl'idoli diconsi mendaci in quanto la falsa opinione degl' idoli è contraria alla vera della divina unità. 25. (L) DI QUEL GIUSTO: Enea.

(SL) GIUSTO. Æn., I: Encas..., quo justior alter Nec pietate fuit. E Dante reca nella Monarchia questo VENNE. En., I: Trojæ qui primus ab oris Italiam... venit. - SUPERBO. En., III: Ceciditque superbum Ilium.

verso.

26. (F) Monte. Ps. XLII, 3: Manda la tua luce e la tua verità che mi guidarono e condussero al tuo monte santo. - CAGION. Arist. Fis., II, 1: Principio e causa. 27. (L) Lui: a lui.

(SL) QUEL. Æn., I: Tunc ille Eneas, quem...? - [FONTE. Ovidio, di Omero (Am. III, 9): A quo, ceu fonte perenni, Vatum Piëriis ora rigantur aquis. Manil., lib. I: Cujus ex ore profusos Omnis posteritas latices in carmina duxit, Amnemque in tenues ausa est deducere rivos, Unius fœcunda bonis.] — LARGO. Æn., XII: Larga copia fandi. FRONTE. Æn., XI: Haud læta fronte. 28. (L) VAGLIAMI presso te. CERCAR svolgere.

(SL) LUNGO. De' suoi lunghi studii parla e nel XXV e XXIX del Paradiso, e nella lettera a chi gli offriva di tornare per via disonorevole in patria. — STUDIO. Æn., II: Hic amor, hoc studium. — GRANDE. Æn.: ingenti amore e magno, più volte. -Tuo. Lo cita a ogni tratto. Monar., pag. 16, 33 e seg.; 42, 45, 46, 47, 50. Volg. Eloq., pag. 289, 296, 298, 300.

29. (SL) AUTORE. Cic. Orat., III: Non intelligendi solum sed etiam dicendi maximus auctor el magister Plato. STILE. N' avea fatto prova nella Vita Nuova, nelle Canzoni, nelle Egloghe. Non imitai, dice tolsi, ch'è meno insieme, ed è più.

30. (L) LE VENE E I POLSI: tremore e febbre.

(F) POLSI. Vita Nuova: Lo spirito della vita incominciò a tremar si fortemente, che appariva nelli menomi polsi...

31. A te convien tener altro viaggio

[ocr errors]

(Rispose, poi che lagrimar mi vide)

Se vuoi campar d'esto loco selvaggio. 2. Chè questa bestia per la qual tu gride, Non lascia altrui passar per la sua via; Ma tanto lo 'mpedisce, che l'uccide. 33. Ed ha natura si malvagia e ria,

Che mai non empie la bramosa voglia, E dopo 'l pasto ha più fame che pria. 34. Molti son gli animali a cui s'ammoglia; E più saranno ancora, infin che 'l veltro Verrà, che la farà morir di doglia. 35. Questi non ciberà terra nè peltro, Ma sapienza e amore e virtute;

E sua nazion sarà tra Feltro e Feltro. 36. Di quell'umile Italia fia salute,

Per cui mori la vergine Cammilla,
Eurialo, e Turno, e Niso, di ferute.

37. Questi la caccerà per ogni villa,

Fin che l'avrà rimessa nello 'nferno, Là onde 'nvidia, prima, dipartilla. 38. Ond' io, per lo tuo me', penso e discerno Che tu mi segui; ed io sarò tua guida, E trarrotti di qui per luogo eterno: 39. Ov' udirai le disperate strida,

Vedrai gli antichi spiriti dolenti, Che la seconda morte ciascun grida. 40. E vederai color che son contenti Nel fuoco perchè speran di venire Quando che sia alle beate genti. 41. Alle qua' poi se tu vorrai salire, Anima fia a ciò di me più degna: Con lei ti lascerò nel mio partire. 42. Chè quello Imperador che lassù regna, Perch'i' fui ribellante alla sua legge, Non vuol che in sua città per me si vegna.

[blocks in formation]

(F) PASSAR. Aug., de ver. rel., XLIX: A noi ritornanti a investigare la verità, i fantasmi delle cose sensibili nel viaggio si fanno incontro, e passare non ci lasciano. UCCIDE. Boezio paragona l' avaro al lupo. 33. (SL) RIA. Malvagia è meno di ria. Malvagio chiama Dante un cammino (Inf., XXXIV); e dicevasi a tutti gli oggetti corporei, come il francese mauvais.

(F) EMPIE. Prov., XVII, 46: Nè l'avaro s'empie di pecunia. Boet.: Opes inexpletam restinguere avaritiam nequeunt. - FAME. En., III: Auri sacra fames. Horat. Carm., III, 16: Majorumque fames.

34. (F) MOLTI. L'avarizia s'accoppia a molti vizii: e l'avara corte di Roma, dice altrove Dante, puttaneggia co' re (Inf., XIX); e ha drudi feroci (Purg., XXXII). Più. Dan., VII, 2-7: Vedevo nella mia visione di notte... e quattro bestic grandi ascendevano dal mare... la prima quasi leonessa... ed ecco un'altra bestia simile a orso... poscia guardava, ed ecco un'altra quasi pardo... ed ecco la quarta bestia terribile e forte molto. 35. (L) CIBERÀ: mangerà. PELTRO metallo vile.

[ocr errors]

(SL) CIBERA. Cibare erba per pascersi d'erba, modo vivo toscano. - VIRTUTE. Par., XVII: Parran faville della sua virtute.

[ocr errors]

(F) TERRA. Par., XVII: In non curar d'argento, ne d'affanni. Peltro qui, come argento, sta per ogni metallo e ricchezza; terra, per ogni podere. E forse accennasi al serpente nemico dell' uomo, che si ciba di terra secondo la Genesi, cioè di vili beni. Isai., LXV, 25: Al serpente la polve il suo pane. Petr.: Che vi fa ir superbi, oro e terreno. SAPIENZA E AMORE E VIRTUTE. Salus, amor, virtus sono i tre fini della poesia secondo l'Allighieri e poesia, politica, religione erano nella sua mente una cosa. - SAPIENZA. Jer., III, 15: Vi pasceranno di scienza e dottrina. Som.: Il dono di sapienza, la quale unisce le altissime idee, corrisponde alla carità, la quale unisce altamente gli spiriti. Cor., II: La virtù e la sapienza di Dio.

36. (L) FERUTE: ferite.

(SL) UMILE. En., III: Humilemque videmus. Italium. La parte d' Italia a cui Dante accenna, è quasi

tutta in pianura; quella dov' Enea combatté, dove le gare pontificie ardevano per umiliarla. VERGINE. SOvente Virgilio: O decus Italiæ, virgo (Æn., XI, 585,604, 664, 676, 718, 762, 778, 791, 804, 808). EURIALO. En., TURNO. Æn., XII. 37. (L.) VILLA: città.

X.

PRIMA: primamente.

(SL.) CACCERA. Qui intende quella che Dante chiamava (Volg. Eloq.) armorum probitas. -INFERNO. Dan., VII: Vidi che fu uccisa la bestia, e peri il corpo suo, e fu dato ardere al fuoco.

(F) INVIDIA. Sap., II, 24: Per l'invidia del diavolo entrò nel mondo la morte. Intendasi inoltre che le invidie e gare civili accendono la brama del possedere, come strumento alle ambizioni ed agli odii. Cypr., de zelo et liv.: L'invidia dal cominciamento del mondo fu cagione al demonio di ruina e in se e nell'uomo. Cosi Tert.. de Nat.; Aug., Tract. 5 in Joan.; Greg. Nyss., Tract. 38. (L) ME': meglio. DISCERNO: giudico. (SL) ME'. Davanzati, Ann., II, 24. — Fa qui senso di quasi decerno.

DISCERNO.

(F) ETERNO. Il timor della pena, il dolore dell'espiazione, la speranza del premio, son le tre scale per ritornare a virtù. Ecco la chiave dell' Inferno, del Purgatorio, del Paradiso

39. (L) MORTE dell'anima. GRIDA: piange.

(SL) ANTICHI. Non vedrà solo gli antichi; mal col desiderio de' più onorevoli e più onorati da Dante, Virgilio lo invoglia.

(F) SECONDA. Cosi chiamano Agostino e Ambrogio (Comm. in Apoc., XX) e Cipriano (de op. et el.) l'inferno. Paulini Ep. XXVI: La morte che dicesi seconda è la vila penale. - Ep. II: La prima morte è la dissoluzione della natura animale; la seconda è il patimento dell' eterno dolore.

[blocks in formation]
[blocks in formation]

(F) IMPERA. Som.: L'imperante ordina intimando e denunziando. Il signore muove il servo per impero... il servo si regge per impero del signore. Anco nell' impero di Dio è dolce reggimento; ma in cielo il reggere è più immediato. Virgilio (Æn., VII) dice impero quello d'Inferno e Giove re. SEGGIO. Ps. XI, 5: Il Signore, in cielo il suo seggio. Boet.: Hic sceptrum Dominus tenet, urbisque habenas temperat.

44. (F) CONOSCESTI. Conoscere Dio, modo della Bibbia e de' Padri.

[merged small][ocr errors]

45. (L) PORTA DI SAN PIETRO: porta del Purgatorio, ove siede un angelo con le chiavi di Pietro. COLOR: dannati. FAI: dici.

(SL) [MENI. Br. Latini, Tesoretto, II, 5: Ond'io in tal corrutto, Pensando a capo chino, Perdei il gran cammino E tenni alla traversa D' una selva diversa. Ma tornando alla mente Mi volsi, e posi mente Intorno alla montagna E vidi turba magna Di diversi animali Ch' i' non so ben dir quali.]—PORTA. Purg., IX: La nomina prima dell'Inferno, come idea molto più consolante. Il Rossetti, rammentando che le case di Dante erano a Porta s. Pietro, vuole che qui a Firenze s' accenni. 46. (F) DIETRO. Virgilio, il più spirituale de' poeti profani, quello che più lo ispirava di religione e di amore e di soave mestizia, il cantore dell' impero di Roma sognato da Dante, è da lui tolto a guida.

Il Veltro. Cane della Scala, e gli altri in cui Dante sperava.

A conoscere le vere intenzioni di Dante giova raccogliere i giudizii sparsi ch'e' fa degli uomini e delle cose, e tra sé raffrontarli, senza tema che ne venga detrimento alla fama del Poeta, od offesa alle opinioni nostre, perchè il vero è onorevole ed utile sopra ogni cosa.

Dante che distingue il Barbarossa (1) così come Augusto (2) col nome di buoni, e tocca dell' eccidio di Milano senza mai rammentare la seguente vittoria; Dante che reca Pisistrato, l'avveduto usurpatore della libertà d'Atene, come esempio di mansuetudine, accanto a Maria Vergine e a Stefano protomartire (3); Dante che esalta Cesare distruggitore della Repubblica, e chiama Federico II degno d'onore (4), nè lo colloca in Inferno (5) se non per quell' amore di equità che gli fa avere tanta riverenza al Rusticucci e a Brunetto, a Farinata ed al Mosca, uomini, secondo lui, degni, ma posti tra le anime più nere (6); Dante che ragiona con tanta pietà di Manfredi e della sua casa, con tutto che confessi orribili i peccati di lui (7), aveva intorno alle sorti d'Italia opinioni e desiderii differenti da que' che taluni al tempo nostro gli danno. Le due sue maggiori speranze furono Cane della Scala vicario dell'Impero, uomo valoroso ma tutt'altro che puro; e Arrigo VII, principe non so s'io dica mansueto con qualche condimento di crudeltà, o fiero e tenace

[blocks in formation]

con qualche moto di bontà e di giustizia, ma certamente inuguale alla grande impresa di cavalcare, come Dante voleva, la fiera indomita, e al pio ufficio di far da balia all' indocile fantolino (1). Le minori speranze di Dante erano poste in Carlo Martello, nella casa Malaspina, in quella da Polenta, e certamente anche in Uguccione della Faggiuola, massime dopo la battaglia di Montecatini, ancorchè nol nomini mai, nè lo additi con segno chiaro. Vero è che il Poeta talvolta si compiace d'adombrare le cose, anzichè designarle; ma se la sua stima e l'affetto a Uguccione erano tali qual richiedeva l'alta speranza in lui posta, non li avrebbe cosi cautamente velati, egli che dello Scaligero dice espressamente si notabili cose.

Cane della Scala è chiamato Catulus in una profezia di Michele Scoto, notata da Giovanni Villani, al quale Cane il Poeta indirizzò il Paradiso con lettera dov'è resa ragione dell' intero poema. Di lui parla nel XVII del Paradiso e n'augura cose incredibili a queglino stessi che le vedranno.

Ne'Fatti d'Enca, testo antico, si legge (2): Dante profetizzò di quel veltro che debbe cacciare la lupa d'Italia, cioè l'avarizia e la simonia.

Lo Scaligero in lusso e in delicatezze profuse molt' oro e tanto senti l'amore, che per esso commise un delitto. Ma qui parla d'amore più alto. I due Feltri indicati in Dante sono, l'uno Feltre città del Friuli, l'altro è Montefeltro in Romagna :

(1) Purg., VI; Par., XXX.

(2) Pag. 83.

« PreviousContinue »