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» parte Talor la creatura (1). La natura è duplice; una come materia, l'altra come forma; e la forma è anche fine (2). - La forma della cosa, esistente oltre a essa cosa, può riguardarsi o come esemplare di quella, o come principio del conoscerla (3). - Quelle opere artificiali sono false, che fallano alla forma dell'arte (4). - L'artefice quando intende la forma dell'edifizio nella materia, dicesi che intenda l'edifizio; e quando intende la forma dell'edifizio in quanto è pensata da lui, in quanto intende d'intenderla, intende l'idea o ragione dell'edifizio (5). La scienza dell'artefice non produce tutta la cosa, ma soltanto la forma (6). - Il soggetto o materia non può operare se non in virtù della forma (7). - La maleria non può conseguire la forma se non sia nel debilo modo disposta ad essa (8).

Questi ne porta 'l fuoco invêr la luna... (E si come veder si può cadere Fuoco di nube). . . Com'a terra quïeto fuoco vivo (9). » — La natura opera sempre al medesimo se cosa non la impedisee (10). - Ogni cosa, se non sia impedita, tende al

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suo proprio luogo, altra in alto, altra in basso (4). Il fuoco non sempre si muore in su, ma quando egli è fuori del luogo suo (2). - Il fuoco nella sua spera si riposa (3).

Paragoninsi i be' versi:

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Principio, cælum ac terras, camposque liquentes... » (4), che non sono il panteismo moderno, il quale, se non rinnega sè stesso, non può dare all'arte che confusione mostruosa, ma confessano la distinzione dello spirito e della mente dalla mole universale, e nel gran corpo distinguono membra; paragoninsi a ciascuna e a tutte insieme le idee espresse e sottintese ne' semplici versi di Dante; paragoninsi a non altro che alla prima terzina di questo Canto e alla terza, dove è assegnato un ordine ascendente alla creazione, e la potenza motrice è rappresentata nel concetto di gloria, cioè d'un giudizio dello spirito fatto nella gioia dell'anima ammirante; e dove la memoria e l'intelletto e il desiderio sono distinti insieme e congiunti in modo dalla filosofia pagana intentato: e si riconoscerà quello che il Cristianesimo aggiunse all'arte, alla scienza, alla

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CANTO II.

Argomento.

Salgono nella luna. Dante, che nel Convivio aveva detto le macchie di quella venire da maggiore o minore densità, per la quale la luce è più o meno vivamente riflessa, qui combatte la propria opinione di prima. Se la densità, dice Beatrice, fosse cagione del lume, tutte le stelle avrebbero la stessa virtu d'influenza; differirebbero solo nel grado. Più: o le parti rade attraversano tutto il corpo lunare, e allora il sole nell'eclissi ci darebbe per mezzo: o il rado è a strati col denso, e allora la luce delle parti più rade sarà più languida, macchia non sarà mai. La cagione vera, secondo Dante, di quelle macchie è la virtù che dal primo mobile si diffonde ne' cieli sottoposti e nella luna è meno che in altri. Arido il Canto: pur nota le terzine 1, 5, 4, 5, 7, 8; 10 alla 15; 48, 49, 26, 32, 37, 38, 39: 43 alla 48.

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1. (SL) PICCIOLETTA. Inf., VIII, t. 5: Nave piccioletta. BARCA. Con metafora simile, ch'è di Virgilio, comincia il Purgatorio; ma nel Purgatorio l'ingegno del Poeta è piccola nave, e qui a chi lo segue in piccola nave e dà sdegnoso consiglio. Ott.: A volere perfettamente intendere la presente commedia abbisognano molte scienze, imperocchè l'autore usa molti argomenti, esempli e conclusioni.

2. (SL) PELAGO. En., V: Ut pelagus tenuere rates, nec jam amplius ulla Occurrit tellus, maria undique, et undique cœlum. Conv., I, 9: Lo pelago del traltato (delle canzoni). Hier., Ep. CVII. Mentre tien dietro all' idea dell' Apostolo, egli è portato in pelago cosi profondo che seguitarnelo è paura grande, acciocchè con la grandezza de' sensi non lo opprima quasi con immensa onda PERDENDO. Par., III, t. 42: La vista mia..... poi che la perse.

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3. (L) ORSE: il segno a cui tendere.

(SL) SPIRA. Ovid. Met., nel principio: Dii cœptis... adspirate meis. NUOVE. Molte visioni dell' Inferno e del Purgatorio correvano allora, poche del Paradiso. Lucret., 1: Avia Pieridum peragro loca, nullius ante Trita solo. Georg., III: Iuvat ire jugis, qua nulla priorum Castaliam molli divertitur orbita clivo. Stat. Achill., I: Da fontes mihi, Phœbe, novos.

4. (L) VIEN: diviene.

(SL) COLLO. Rammenta il XXXI del Purgatorio (terz. 25): Alza la barba, e il giogo che grava il collo

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(F) POCHI. Dice s. Tommaso (contra Gent.) che a pochi è data la cognizione profonda delle cose divine. Conv., I, 4: Oh beati que' pochi che seggono a quella mensa ove il pane degli angeli si mangia! e miseri quelli che con le pecore hanno comune cibo!-PAN. Joan., VI. 35: Io sono il di vita. pane SATOLLO. Psal. XVI, 15: Sarò saziato allorchè apparirà la tua gloria. Conv., IV, 22: (La speculazione) in questa vita perfettamente lo suo uso avere non può, il quale avere è Iddio ch'è sommo intelligibile, se non in quanto considera lui e mira lui per li suoi effetti.

5. (L) SALE: mare. SERVANDO MIO SOLCO DINANZI ALL'ACQUA CHE RITORNA EGUALE: seguendo dappresso la spuma del legno mio avanti che l'acqua, lui passato, s' appiani.

1

(SL) SALE. Horat. Epod., XVIII: Alto... salo, En., 1: Spumas salis ære rucbant. - Georg., II: Maria alta. En., X: Campos salis ære secabant. -V: Salis placidi vultum. - Assiduo... sale saxa sonabant. — SERVANDO. En., II: Servet vestigia. - SoLco. Æn., V: Infindunt pariter sulcos. -X: Longa sulcat maria alta carina. -DINANZI. Innanzi che l'acqua ritorni uguale. Il che trasposto. EGUALE. Sap., V, 40: Siccome nave che passa per l'acqua fluttuosa, che, passata, non c'è da trovare orma nè traccia di sua carena nell' onda. Stat. Achill.. I: Qua cana parumper Spumant signa fugæ et liquido perit orbita ponto. - Pone natant, delentque pedum vestigia cauda.

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6. (L) QUE' GLORIOSI: gli Argonauti. Vider seminare i denti del serpe ed arare.

(SL) PASSARO. Passaggio valeva, nel 300, tragitto di navigazione, segnatamente per impresa di guerra.JASON. Ovid. Met., VII. Semint. : Giasone fabbricatore

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7. (L) CONCREATA all' umana natura. DEIFORME REGNO informato da Dio. CIEL stellato, che in ventiquattr' ore compie l'immenso suo giro.

(SL) SETE. Purg,, XXI, t. 1: La sete naturale (del vero superno). Purg., XXXI, t. 45: Cibo Che saziando di sè, di sè asseta.

(F) CONCREATA. Som.: Omnibus est insitus appelitus cœli. DEIFORME. Som.: Secondo il lume so-" praggiunto dalla grazia, le anime si fanno deiformi, cioè simili a Dio, come in Giovanni: Quando apparrà saremo a lui simili, e lo vedremo siccome egli è (Epist. I, III, 2).

8. (L) SI DISCHIAVA: si libera, e quasi schioda, dall'arco.

(SL) BEATRICE. L'idea del farla guida alle cose celesti è chiaro espressa in un verso delle rime giovanili: Onde la nostra fede è aiutata: Però fu tal dall'eterno ordinata. -TANTO. Centoquarantottomila cinquecento trenta miglia lontan della terra, così Pietro. Ogni miglio di quattromila cubiti. - QUADREL. Æn., X: Ocior et jaculo et ventos æquante sagitta. - XI: Teli stridorem aurasque sonantes Audiit una Aruns, hæsitque in corpore ferrum. Veggasi in Aristotele (Phys., VI) la similitudine della saetta. VOLA. Æn., IV: Volatile ferrum. Bello che cominci da posa; e poi vegga il volo e il liberarsi dall' arco.

9. (L) OVRA più interna.

(F) OVRA. Bello che cosi chiami il pensiero, azio

ne vera.

10. (L) LA PRIMA STELLA: la luna.

(F) STELLA. Cic., Somn. Scip. Siccome tra l'etere e l'aria la luna è il confine, cosi tra le cose divine e le caduche.

11. (SL) NUBE. Al cielo de' Calmucchi conduce una via tulta d'oro su un alto monte; e sopra il monte è una nube di diaspro dove risiede lo spirito dell'aria ; e appiè del monte son molte volpi che divorano le anime ree, venenti verso il basso soggiorno. Sotto la via aurea è una argentea che mena là dove nasce il sole, e dov'abita un altro spirito; e sotto ancora è una strada di rame che mette al soggiorno di trentatrè spiriti benefici all' uomo. Li presso è il Paradiso de' bambini e delle anime mediocremente buone. Alle falde del monte

12. Per entro sè l'eterna margherita Ne ricevette com'acqua recepe Raggio di luce, permanendo unita. 13. S'io era corpo, e qui non si concepe Com'una dimensione altra patio. Ch'esser convien se corpo in corpo repe; 14. Accender ne dovria più il disio

Di veder quell' Essenzia, in che si vede Come nostra natura e Dio s' unio. 15. Li si vedrà ciò che teném per fede, Non dimostrato; ma fia per sè noto A guisa del ver primo che l'uom crede. 16. Io risposi : Madonna, si devoto,

-

Quant'esser posso più, ringrazio Lui
Lo qual dal mortal mondo m'ha rimoto.

è la via dell' Inferno. ferit laquearia,

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(F) NUBE. Conv., II, 4: Ed è l'ordine del sito questo, che il primo ciclo che numerano è quello dov'è la Luna, lo secondo è quello dov'è Mercurio, lo terzo è quello dov'è Venere, lo quarto è quello dov'è il Sole, lo quinto è quello dov'è Marte, lo sesto è quello di Giove, il settimo è quello di Saturno, l'ottavo è quello delle Stelle, lo nono è quello che non è sensibile, se non per questo movimento ch'è delto di sopra, lo quale chiamano molti cristallino.

12. (L) RECEPE: riceve.

(SL) RECEPE. Som. La diversità del colore è causata dalla diversità del corpo diafano che la riceve. (F) ETERNA. Incorruttibile, secondo i Peripatetici. La luna, dice Pietro, sette volte minor della terra. RECEPE. Som.: La diversità del colore è causata dalla diversità del corpo diafano che la riceve.

13. (L) S' 10 ERA CORPO: non sa se ci fosse col corpo. UNA DIMENSIONE ALTRA PATÍo uno spazio penetrò in altro ch'è il che convien che sia. REPE: s' insinua.

(SL) CONCEPE. Nel Cavalca. - REPE. Rettili nella Bibbia guizzanti per l'acque. Hor. Epist., I, 17: Per angustam tenuis vulpecula rimam Repserat in cumeram frumenti. [Columell., VIII: Spatium autem radicibus, qua repant, lapides præbent.]

(F) REPE. Arist. Met., IV. 14. (L) NE: ci. nell' incarnazione.

QUELL' ESSENZIA: Dio.

UNIO

(F) Unio. Damasc., III: Tutta la divinità nell'una delle persone è unita all' umana natura in Cristo. Som.: Salvo ta distinzione della natura, assunse il corpo in unità di persona. - Dio uni a sè la natura umana. Bello il singolare unio della natura nostra e di Dio insieme.

15. (SL) TENÉM. Som.: Fide tenere.

(F) VEDRA. Aug.: Qui crediamo, là vedremo. VER. Assiomi di senso comune, dai Greci detti comuni notizie; principia demonstrationis da Aristotele (Poster., II.) Da' principii indimostrabili, naturalmente noti, deduconsi le cognizioni delle diverse scienze (Som., 2, 2, 1). Cerca se l'oggetto della fede sia il vero primo. Altrove: L' intelletto assente alla cosa in doppio modo: o mosso dallo stesso oggetto, che è conosciuto per sè, come appare ne' principii primi, o per altre cose conosciute, com'è nelle conclusioni. De' principii si ha intelligenza, delle conclusioni e la scienza.

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S'egli erra

17. Ma ditemi, che son li segni bui Di questo corpo, che laggiuso in terra Fan di Cain favoleggiare altrui ? · 18. Ella sorrise alquanto, e poi: L'opinion, mi disse, de' mortali Dove chiave di senso non disserra; 19. Certo non ti dovrien punger li strali D'ammirazione omai, poi dietro a' sensi Vedi che la ragione ha corte l'ali. 20. Ma dimmi quel che tu da te ne pensi. Ed io: - Ciò che n'appar quassù diverso, Credo che 'l fanno i corpi rari e densi. 21. Ed ella: Certo assai vedrai sommerso Nel falso il creder tuo se bene ascolti L'argomentar ch'io gli farò avverso.

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22. La spera ottava vi dimostra molti

Lumi, li quali nel quale e nel quanto
Notar si posson di diversi volti.

23. Se raro e denso ciò facesser tanto,
Una sola virtù sarebbe in tutti,
Più e men distributa, ed altrettanto.
24. Virtù diverse esser convegnon frutti

Di principii formali. quei, fuorch'uno, Seguiterieno, a tua ragion, distrutti.

17. (L) LA SEGNI BUI: le macchie. - -FAN DI CAIN FAVOLEGGIARE credevano nella Luna Caino con un fascio di spine.

(SL) CAIN. Inf., XX, t. 42.

(F) Bui. Som. - La luna ha certe macchie nebulose quasi accostantisi a opacità (Arist., de cœlo et mundo, II).

18. (L) S'EGLI ERRA L'OPINÏON... : se l'opinione umana erra nelle cose non sensibili, a te non dee far maraviglia, poichè vedi ch' anco in cose sensibili la ragione s'inganna.

19. (L) Por: poichè.

(SL) STRALI. Ogni impressione profonda è con questo tropo dipinta. Ezech., V, 46: Manderò saette di fame pessima in loro. Lucret: Telis perfixa pavoris. (F) RAGIONE. Il senso è de' particolari, la ragione degli universali.

20. (L) NE: delle macchie.

(F) CREDO. Opinione esposta nel Convivio (II, 44), il quale fu dunque scritto innanzi il poema. Ivi dice, le macchie della luna non essere altro che rarità del suo corpo, alla quale non possono terminare i raggi del sole, e ripercuotersi così come nelle altre parti. Secondo Dante, i corpi solidi ripercotono meglio la luce.

22. (L) LUMI... NEL QUALE E NEL QUANTO... di diversi VOLTI: stelle diverse d'aspetto e per luci e per mole.

(SL) VOLTI. Georg, I, del sole : Ipsius in vultu. Semint: Era uno volto di natura in tutta la rotondità. Ovid. Met., I: Unus... Naturæ vultus. Caro: Cosi le persone, come le cose, possono avere due volti.

(F) OTTAVA. Delle stelle fisse. Questa, dice Pietro, può dirsi il quinto elemento, distinto dagli altri per natural proprietà. — QUANTO. Tolomeo, Almag., VI, 1. 23. (L) TANTO: solo. ALTRETTANTO: del pari.

(F) VIRTù. Se dalla maggiore o minor densità venisse la differenza, le influenze de' pianeti differirebbero di grado, ma non di natura. Or differiscono secondo Albumasar e Tolomeo.

24. (L) ESSER CONVEGNON: Convien che sieno. - QUEI,

25. Ancor, se raro fosse di quel bruno

Cagion, che tu dimandi; od oltre in parte Fora di sua materia si digiuno 26. Esto pianeta; o si come comparte

Lo grasso e 'l magro un corpo, così questo
Nel suo volume cangerebbe carte.

27. Se'l primo fosse, fora manifesto
Nell'eclisse del Sol, per trasparere

Lo lume, come in altro raro, ingesto. 28. Questo non è. Però è da vedere Dell'altro: e s'egli avvien ch' io l'altro cassi, Falsificato fla lo tuo parere.

29. S'egli è che questo raro non trapassi,
Esser conviene un termine, da onde
Lo suo contrario più passar non lassi;
30. E indi l'altrui raggio si rifonde

Cosi come color torna per vetro
Lo qual diretro a sè piombo nasconde.
31. Or dirai tu ch'el si dimostra tetro
Quivi lo raggio più che in altre parti
Per esser li rifratto più a retro.

FUOR CH' UNO, SEGUITERÍENO, A TUA RAGION, DISTRUTTI seguirebbe dal tuo ragionare che di que' varii princi pii rimarrebbe sol uno.

(SL) SEGUITERIENO. Sequeretur: in questo senso, forma scolastica.

(F) FORMALI. La prima materia era, secondo gli scolastici, in tutti i corpi la medesima: la forma sostanziale costituiva le varie specie e virtù de' corpi Or se dalla densità venisse il divario, uno solo sarebbe il principio formale.

25. (L) ANCOR, SE RARO FOSSE...: inoltre, se dal raro venissero le macchie, o la luna sarebbe bucata da banda a banda, o avrebbe strati densi e strati radi, come grasso e magro.

(SL) ANCOR. Così spesso comincia il Crescenzio i suoi costrutti. OLTRE. Armannino: Oltre in parti tutto lo perfora.

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26. (SL) CARTE. Traslato frequente in Dante: qui non molto opportuno.

27. (L) SE'L PRIMO FOSSE: se fosse bucato, nell'eclisse dal buco o dal rado passerebbe la luce penetrante come in altro corpo raro.

28. (L) DELL'ALTRO: degli strati.-CASSI: confuti. -FALSIFICATO: provato falso.

(SL) FALSIFICATO. Per mostrato falso, nel senso medesimo del verificare moderno.

29. (L) S' EGLI È CHE QUESTO RARO NON TRAPASSI.... se il rado non è da banda a banda, e' ci sarà un punto dove il denso s' opporrà al passaggio del lume; e di là il raggio d' altro corpo lucido si rifletta come da specchio.

(SL) TERMINE. Som.: Sit aliquis terminus ultra quem non progrediatur. 30. (SL) RIFONDE Georg, II: Ponto... refuso, ripercosso dagli argini. PIOMBO. Inf., XXIII, t. 9: Inpiombato vetro.

31. (L) OR DIRAI TU...: or dirai che dove il rado è più fondo è il denso però più lontano; quivi il lume riflesso è più languido e pare macchia.

(SL) Et. Inf., XXVII, t. 4. RIFRATTO. Purg.. XV, 18. Anco la riflessione è una specie di rifrazione.

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32. Da questa instanzia può diliberarti

Esperienza, se giammai la pruovi, Ch'esser suol fonte a' rivi di vostr' arti. 33. Tre specchi prenderai: e due rimuovi

Da te d'un modo; e l'altro, più rimosso, Tr'ambo li primi gli occhi tuoi ritruovi. 34. Rivolto ad essi, fa che dopo 'l dosso

Ti stea un lume che i tre specchi accenda, E torni a te da tutti ripercosso. 35. Benché, nel quanto, tanto non si stenda La vista più lontana, li vedrai Come convien ch'igualmente risplenda. 36. Or come ai colpi delli caldi rai

Della neve riman nudo 'l suggetto, E dal colore e dal freddo primai; 37. Così rimaso te nello 'ntelletto,

Voglio informar di luce si vivace Che ti tremolerà nel suo aspetto. 38. Dentro dal ciel della divina pace

Si gira un corpo, nella cui virtute
L'esser di tutto suo contento giace.

32. (L) INSTANZIA: questione.

(F) INSTANZIA. E in Lattanzio e nelle scuole. Arist., Prior., II: L'istanza è proposizione contraria ad altra proposizione. · — Diliberarti. Il dubbio è catena. Ma può destar più vivo l'amore al libero volo. -ARTI. Arist. Met, I: Dal senso nasce la memoria, e da molte memorie l'esperienza, e da molte esperienze l'arte. (V.Tasso nel Dialogo il Ficino, ediz. di Firenze, t. IV, pag. 7.) 34. (L) DOPO: dietro. ACCENDA: illumini,

(SL) ACCENDA. Georg., I: Accendit lumina vesper. RIPERCOSSO. En, VIII: Lumen... sole repercussum. Ovid. Met., II: Clara repercusso reddebant lumina Phoebo. Semint.: L'ombra che tu vedi è di quella ripercossa imagine. Tasso. Come sogliono rimirare il sole non in sè stesso ma nella sua imagine ripercossa dall'acqua.

35. (L) TANTO NON SI STENDA LA VISTA PIÙ LONTANA: la luce è men viva dal più lontano, macchia non è. (SL) STENDA. Som.: Virtù che si stende agli oggetti di fuori.

ge.

36. (L) RIMAN NUDO 'L SUGGETTO: la materia si strugPRIMAL: di prima.

(SL) COLPI. Ovid. Met., II: Liquitur, ut glacies incerto saucia sole. Semint.: Ghiaccia fedita dallo incerto sole.

(F) SUGGETTO. Arist. Phys.: Il metallo o la pietra è il soggetto della forma. Som.: L'aria è il soggetto nel quale è il calore. - L' uno accidente dicesi soggetto dell' altro come la superficie, del colore, in quanto la sostanza riceve l' uno accidente mediante l'altro. - Distrutto il soggetto non può rimanere accidente. 37. (L) TREMOLERA Scintillante.

(F) Così. Boet., 1: Disperse le tenebre delle fallaci affezioni, tu possa conoscere lo splendore della luce

vera.

38. (L) CIEL: empireo. UN CORPO, NELLA CUI VIRTUTE... un primo mobile. Da lui viene virtù a quanto contiene cielo e terra.

(F) CIEL. Quieto d'ogni movimento, e quieto per beatitudine. Conv., II, 5: Del numero de' cicli e del sito diversamente è sentito da molti, avvegnachè la verità all' ultimo sia trovala. Aristotele credette, seguitando solamente l'antica grossezza degli astrologi, che fos

39. Lo ciel seguente, ch' ha tante vedute, Quell'esser pârte per diverse essenze Da lui distinte, e da lui contenute. 40. Gli altri giron' per varie differenze

Le distinzion' che dentro da se hanno, Dispongono a lor fini e lor semenze. 41. Questi organi del mondo cosi vanno,

Come tu vedi omai, di grado in grado, Che di su prendono, e di sotto fanno. 42. Riguarda bene a me si com'io vado

Per questo loco al ver che tu disiri, Si che poi sappi, sol, tener lo guado. 43. Lo moto e la virtù de' santi giri,

Come dal fabbro l'arte del martello,
Da' beati motor' convien che spiri.

sero pure ollo cieli, delli quali lo estremo, e che conte nesse tutto, fosse quello dove le stelle fisse sono, cioè la sfera ottava: e che di fuori d'esso non fosse altro alcuno... Tolomeo poi accorgendosi che l'ottava sfera si movea per più movimenti, veggendo il cerchio suo partire dal diritto cerchio che volge tutto da oriente in occidente, costrettò du' principii di filosofia, che di necessità vuole un mobile primo semplicissimo, pose un altro cielo essere fuori dello stellato, il quale facesse quella rivoluzione da oriente in occidente, la quale dico che si compie quasi in ventiquattr' ore. CONTENTO. Inf., II, t. 26. Anche voce scolastica. Questa teoria accenna Aristotele nel I della Metafisica, e più chiaro in Alberto Magno (De mineralibus, I. II, tr. III, cap. 3.). Arist. Phys., IV: Il cielo non è contenuto da alcun corpo. 39. (L) LO CIEL SEGUENTE: l'ottavo. VEDUTE: stelle fisse. PARTE PER DIVERSE ESSENZE...: distribuisce la virtù dell' empireo pe cieli soggetti.

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(F) CIEL. Som.: Cælum siderum.- VEDUTE. Conv., II, 5: Sono nove li cieli mobili: lo sito de' quali è manifesto e determinato secondo che per un'arte, che si chiama prospettiva aritmetica e geometrica, sensibilmente e ragionevolmente è veduto e per altre esperienze sensibili. 40. (L) Gli alTRI GIRON' ... gli altri cieli oprano ciascuno in modo proprio quella virtù.

(SL) SEMENZE. En., VI: Semina flammæ. - Igneus est ollis vigor, et cœlestis origo Seminibus.

(F) GIRON'. Conv., II, 7; IV, 24: Ogni cielo destina la propria influenza a fine a cui fu ordinata, e ai semi di nature che in se contiene. Degli Angeli motori de' cieli, vedi la Somma (2, 2, 106).

41. (L) DI SU PRENDONO, E DI SOTTO FANNO: passivi da' cieli superiori, attivi sugl' inferiori.

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(F) ORGANI. Arist., de cœlo et mundo, II. - Dante de Mon. Il cielo è l'organo dell'arte divina. — PRENDONO. Aug., de lib. arb., III: Le nature delle celesti e sopracelesti potestà alle quali solo Dio impera, e ad esse l'universo mondo è soggetto. FANNO. Lett. a Cane: Ogni essenza e virtù procede da quel che è primo; e le intelligenze inferiori prendono da lui quasi da raggiante, e rendono i raggi superiori agli enti inferiori a sè, a modo di specchi,

42. (L) SOL TENER LO GUADO: ragionare da te.

(SL) RIGUARDA. Terzina non della solita parsimonia. GUADO. Purg., VIII, t. 25: Colui che si nasconde Lo suo primo perchè, chè non gli è guado. 43. (L) SANTI: mossi dagli Angeli.

(F) GIRI. Conv. II, 5: Li movitori (de'ciele) sono sostanze separate da materia, cioè intelligenze, le quali la volgare gente chiamano angeli... II, 6: Fanno la loro

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