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corruttore. Lucan., III: Quo te Fabricius regi non vendidit auro. En., VI: Parvoque potentem Fabricium, VIZIO. Hor. Sat., II, 5: Quoad vixit, credidit ingens Pauperiem vilium.

(F) FABRIZIO. Prov., XV, 16: Meglio il poco col timor di Dio, che tesori grandi. - XVI, 8: Meglio il poco con giustizia, che frutti di molti con iniquità. De Monar.: Fabrizio non ci died' egli alto esempio del resistere all'avarízia, allorchè, povero essendo, per la fede ond'era alla repubblica tenuto, ebbe in dispetto il gran peso d'oro proffertogli, e con parole a sè convenienti dispettando lo rigettò? Conv.: E chi dirà che fosse senza divina spirazione Fabrizio, infinita quasi moltitudine d'oro rifiutare per non volere abbandonare sua patria? 11. (L) LARGHEZZA: liberalità.

(SL) Larghezza. Fin qui la povertà in Maria, la temperanza in Fabrizio: ora la generosità in Nicolò vescovo di Mira, il quale dotò tre fanciulle, chè non corressero pericolo di disonore. - NICCOLAO. Som.: Nicholaus furtim aurum projiciens vitare voluit humanum favorem.

12. (L) BEN. Sostantivo. NOVELLE: canti.

FAVELLE: parli. - RIN

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17. Chiamato fui di là Ugo Ciapetta.
Di me son nati i Filippi e i Luigi
Per cui novellamente è Francia retta.
18. Figliuol fui d'un beccaio di Parigi:
Quando li regi antichi venner meno
Tutti, fuor ch' un, renduto in panni bigi ;
19. Trovámi stretto nelle mani il freno

Del governo del regno, e tanta possa
Di nuovo acquisto, e si d'amici pieno,

Italia, Carlo aveva mossa contro il conte di Fiandra guerra malvagia, e a nome di Filippo il Bello, occupate nel 1299 parecchie terre e città. Ott.: Il re Filippo andò ad oste in Fiandra, e prese... Bruggia e Lilla, ed altre terre... anni D. 1296. Poi nel 1500 il conte di Fiandra con due suoi figliuoli vennero alle comandamenta del detto re, e quelli gli mise in prigione, e tolse loro tutto il contado di Fiandra: poi nel 1302... seguì la vendetta.. Essendo gli Fiamminghi rubellati dal... re Filippo, avendovi il re mandata grandissima cavalleria, li Fiamminghi li sconfissero, ed ucciserne più di secento cavalieri, in fra quali fu morto il conte d'Artese, cugino del re di Francia de' discendenti del detto Ugo. E poco appresso papa Bonifazio scomunicò il detto re per cagione del vescovo di Palme: per la qual cosa indegnato il detto re contro il papa, fece certo trattato con li Colonnesi di Roma, allora nimici e rubelli alla Chiesa; onde nel 1303 del mese di settembre Sciarra della Colonna con la forza del detto re, prese in Alagna il detto papa, il quale di dolore mori di undeci d'ottobre anno predetto, BRUGGIA. Gio. Vill.: Rubellazione di Bruggia e morte de' Franceschi. 17. (L) CIAPETTA: Capeto. PER: da.

(SL) NATI. Ugo Magno di Normandia venne a Parigi, e v'arricchi: fu duca di Francia, conte parigino, padre del re Ugo Capeto. Dalla morte di Enrico I nel 1060, tutti i re di Francia furono o Filippi o Luigi. NOVELLAMENTE. I Capeti son la terza dinastia che comincia con Ugo: spenti i Carlovingi.

18. (L) IN PANNI BIGI: monaco.

(SL) BECCAIO. Vill., IV, 3: Ugo Ciapetta... fallito il lignaggio di Carlo Magno, fu re di Francia nelli anni di C. 987. Questo Ugo fu duca d'Orliens, e per alcuno si scrive che furono sempre i suoi antichi duchi e di grande lignaggio... ; ma per li più si dice che'l suo padre fue uno grande e ricco borghese di Parigi, stratto di nazione di buccieri, o vero mercatante di bestic: ma per la sua grande ricchezza e potenza, vacato il ducato d'Orliens, e rimasone una donna, si l'ebbe per moglie, onde nacque il detto Ugo Ciapetta, il quale fu molto savio e possente... e regnò vent'anni. Jacopo della Lana: La casa di questi Filippi e Luigi e Carli che sono oggi, non sono della dritta casa, ma sono discesi da un beccaro di Parigi. Anco Francesco da Carrara nel suo poema lo dice. BIGI. L' Ottimo intende Rodolfo, il quale per santa vita d'uomo religioso fu fatto arcivescovo di Remso. Questa è l'interpretazione più vera: poiché renduto era voce propria per indicare la vita religiosa. Inf., XXVII: E pentuto e confesso mi rendei. Ugo Ciapetta, dice l' Ottimo, fu molto avaro; e per pecunia che ricevette da Gilberto monaco... ragunò vescovi contro a Rodolfo della casa di Carlo Magno, arcivescovo di Rems, e fecelo sporre della dignitade, e fecone vescovo il detto Gilberto. Anon.: Rendè sè con due suoi figliuoli nell'ordine di Cestello.

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19. (L) TROVÁM: mi trovai.

20. Ch' alla corona, vedova, promossa La testa di mio figlio fu; dal quale Cominciar di costor le sacrate ossa. 21. Mentre che la gran dote provenzale

Al sangue mio non tolse la vergogna, Poco valea, ma pur non facea male. 22. Li cominciò con forza e con menzogna

La sua rapina: e poscia, per ammenda, Ponti e Normandia prese e Guascogna. 23. Carlo venne in Italia; e, per ammenda, Vittima fe' di Corradino: e poi Ripinse al ciel Tommaso, per ammenda.

24. Tempo vegg' io, non molto dopo ancoi, Che tragge un altro Carlo fuor di Francia, Per far conoscer meglio e sè e i suoi. 25. Senz'arme n'esce, e solo con la lancia Con la qual giostrò Giuda; e quella ponta Si ch'a Fiorenza fa scoppiar la pancia. 26. Quindi non terra, ma peccato e onta Guadagnerà, per sè tanto più grave Quanto più lieve simil danno conta. 27. L'altro che già usci, preso, di nave, Veggio vender sua figlia, e patteggiarne Come fanno i corsar dell' altre schiave.

20. (L) VEDOVA: morto Lodovico V. - DI COSTOR LE SACRATE OSSA: i re.

(SL) SACRATE. Fin nel 500 scrivevano di Siena al re di Francia: baciar le sacrale mani.

21. (L) MENTRE: fin. - VERGOGNA: verecondia di mal fare. VALEA il sangue mio.

(SL) DOTE. Di Raimondo Berlinghieri III, conte di Provenza, che accrebbe l'eredità del reame di Franeia col dominio della Provenza toccato a Carlo d'Angiò, marito a una figliuola di lui, e tolse a que' re ogni rossor di mal fare. Vergogna qui non vale ignominia della vile origine perchè già Ugo Capeto aveva moglie la sorella d'Ottone imperatore: e prima di s. Luigi, primo ad imparentarsi con Provenza, erano stati otto re già congiunti alle prime case d'Europa. Altri intende che qui s'accenni a Filippo II, che negli Stati di Raimondo, conte non di Provenza ma di Tolosa, incorse per vincere gli Albigesi; e dopo diciassette anni, Alfonso fratello di Luigi IX e di Carlo d'Angiò, sposò la figliuola di Raimondo e n'ebbe in dote tutti gli Stati suoi (Petav., Rat. Temp., p. I, lib. 9, c. 4). Questa era in vero gran dote: dice Gio. Villani (VI, 92), che Raimondo era il maggior conte del mondo, e avea sotto di sè quattordici conti. Se non che la Provenza non era allora divisa dal Rodano: onde anco di là dal Rodano gli Stati di Raimondo eran dote provenzale (Gio. Villani ; Petr. Vallensis, Com. Hist. Albig., XIV). Filippo II fu re nel 1480, Carlo fu sposo a Beatrice nel 1245. Dal 1180 comincia l'invasione della Provenza che tolse a que' re ogni pudore: quella del 1245 usurpazione non può chiamarsi come quella di Ponthieu, di Normandia, di Guascogna, VERGOGNA. Dino, II: O buon re Luigi che tanto temesti Iddio,'ov'è la fede della real casa di Franeia caduta per mal consiglio, non temendo vergogna? (Qui nel senso di disonore.)

22. (L) Li: dopo la dote.. AMMENDA. Ironia PONTI Ponthieu, contea nella bassa Picardia.

(SL) MENZOGNA. Sotto colore d'estirpar l'eresia. NORMANDIA. Da Filippo II tolta a Giovanni d'Inghilterra prima che la Provenza, ma poi più volte ritolta, e segnatamente al tempo di Enrico III, che sopravisse a Filippo II. Filippo morì nel 1225. Arrigo nel 1273 (Petav., p. 1, lib. 8, c. 22; lib. IX, c. 4. Luca di Linda, Descr. del mondo, lib. V). La Francia aveva promesso rendere quelle provincie: ma non attenne. 23. (L) RIPINSE AL CIEL: avvelenò.

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(SL) CORRADINO. Ucciso nel 1268 dopo la baltaglia di Tagliacozzo (Inf., XXVII) con molti baroni. TOMMASO. Sospettava non Tommaso d'Aquino, andando nel Concilio di Lione, fosse eletto pontefice e lo fece avvelenare da un medico. Ott. Vuole l'Autore qui dare ad intendere che il veleno confettato che fu dato a santo Tommaso d'Aquino, d'onde elli morì alla Badia alla

Fossa nel regno, fosse di comandamento del re Carlo... sì perchè elli era della Casa d'Aquino, che non erano bene del detto re; si perchè il detto santo Tommaso più vivamente l'avea ripreso d'alcuno fallo: onde uno cavaliero del re, credendogliene compiacere, dice al detto santo Tommaso, che doveva venire a Corte di Roma in quello tempo, essendo grandissimo caldo, se a lui piacerebbe di portare seco delli freschi confetti del regno; quelli aecettò la profferta, e ricevette l'attossicato presente di che in brieve nel viaggio mori.

24. (L) ANCOI. oggi. TRAGGE: si muove.

(SL) ANcoI. Carlo di Valois, fratello di Filippo il Bello, venne in Italia nel 1504 (Vill, VIII, 448). I Poeta parla nell' aprile del 1300. Ott. Venuto... a richiesta di papa Bonifazio VIII, siccome paciario in Toscana, il primo giorno di novembre con sua cavalleria giunse in Firenze; per lo cui comando Corso Donati cavaliere, con li suoi seguaci chiamati Parte Nera, torno in Firenze cinque di appresso, e poi gittò della signoria l'altra parte... Poi nel 1502 a di 4 d'aprile il detto Carlo altra volta ricevuto, condannò e cacciò fuori di Firenze la delta Parte Bianca. Suoi. Æn., II: Teque tuosque.

25. (L) CON LA LANCIA CON LA QUAL GIOSTRÒ GIUDs: col tradimento. PONTA appunta.

(SL) ARME. Vill., VIII, 48, 49: Con più conti e baroni e con cinquecento cavalieri franceschi in sua compagnia. Bonifazio lo forni di danaro e di forze. — GIUDA. In Dino (lib. II) l'avvocato di Carlo osa dire che il sangue della casa di Francia mai non tradi në amico në ne mico. - E non credetti che un tanto signore, e della casa reale di Francia, rompesse la sua fede. Vill.: E promise di conservare la città in pacifico e buono stato... Incontamente per lui e per sua gente fu fatto il contradio. Gli è un Guelfo che parla. SCOPPIAR. Traendone cittadini, oro e sangue. Æn., VI: Neu patriæ validas in viscera vertite vires.

26. (L) QUINDI: di Firenze.

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(SL) TERRA. Vill., VIII, 49: Si disse per motto: M. Carlo venne in Toscana per paciaro e lasciolla in guerra; e andonne in Cicilia per far guerra e reconne ontosa pace... Si tornò in Francia, scemata e consumata sua gente con poco onore. Ebbe nome di Senza terra GUADAGNERÀ, Dino: Guadagnare odii,

27. (SL) PRESO. Carlo Novello, il Ciotto o Zoppo di Puglia, figlio di Carlo d'Angiò, fu preso nel 1285 (Vill., VII, 84) da Ruggieri d'Oria con sessanta galee, quand'era principe di Taranto. Ed era Ruggieri l'ammiraglio di Iacopo d'Aragona. Fu condotto a Messina co' suoi baroni: questi furono tutti morti. Ott, : Muovendo l'armata sua di Napoli per passare in Sicilia... sei miglia presso di Napoli fu sconfitto e preso da Ruggieri... Usei di prigione del mese di novembre, anno 1288, pro

28. O avarizia, che puoi tu più farne,

Po' ch' hai il sangue mio a te si tratto, Che non si cura della propria carne ? 29. Perché men paia il mal futuro e 'l fatto, Veggio in Alagna entrar lo fiordaliso, E nel Vicario suo Cristo esser catto. 30. Veggiolo un'altra volta esser deriso; Veggio rinnovellar l'aceto e 'l fele; E tra vivi ladroni essere anciso. 31. Veggio 'l novo Pilato, si crudele

Che ciò nol sazia, ma senza decreto
Porta nel tempio le cupide vele.

mettendo di cedere il suo podere sul reame di Ragona a Don Iacopo per lo re Filippo, col consentimento del papa. Nel Canto VII, t. 43 del Purgatorio lo disse peggiore del padre, Carlo Primo d' Angiò. Vendette ad Azzo d'Este, già vecchio, la figlia in consorte; e n'ebbe, chi dice 100,000 ducati, chi 30,000 fiorini, chi 50,000. Nel XIX del Paradiso, dice il Poeta di lui, che nel libro della giustizia la sua virtù sarà segnata con un I, la malvagità con un' M, perchè una sola virtù ebbe, e migliaia di vizii. Questo Azzo VIII fu guelfo di razza, ma nel 1999 per suoi momentanei interessi stretto alla fazion ghibellina. Fu Beatrice la figlia, e il matrimonio seguì dopo il 1500.

28. (SL) CHE. Æn., III: Quid non mortalia pectora cogis?

(F) CARNE. Eccli., X, 10: Hic... et animam suam renalem habet: quoniam in vita sua projecit intima sua. Isai., LVIII, 7: Carnem tuam ne despexeris.

29. (L) MEN PAIA IL MAL FUTURO E 'L FATTO questo misfatto vincerà gli altri. CATTO: preso.

(SL) MEN. Inf., XXXII: E aspetto Carlin che mi seagioni. — ALAGNA. Per Anagni (Vill., VIII, 63). — FIORDALISO. Dice il Villani che quando Sciarra della Colonna per ordine di Filippo il Bello entrò in Anagni a prendere Bonifazio, addi 7 di settembre del 1593, entró... con tre insegne del re di Francia. Bonifazio stesso paragonava sè a Cristo. -CRISTO. Tasso: E con le piaghe indegne de' Cristiani Trafigger Cristo ond'e' son membra e parte.

30. (SL) DERISO. E schiaffeggiato. V'era il Nogaret inviato di Filippo (Dino, pag. 159). ANCISO. Mori di dolore addi 12 ottobre. Quanto diverso il Poeta da que' di sua parte. Se ne rallegrarono i Bianchi perch' era loro cordiale nemico... Fu di grande ardire e allo ingegno, e guidava la Chiesa a suo modo, e abbassava chi non gli consentia. - Nero Combi adoperò col papa per abbassare lo stato de' Cerchi e delli loro seguaci (Dino, pag. 52-140 ).

31. (L) 'L NOVO PILATO: Filippo. SENZA DECRETO : di sua potestà. — PORTA NEL tempio le cupide VELE: distrugge i Templari.

(SL) DECRETO. Fleury (A. Eccl., 1. XCI) narra come Filippo il Bello inviasse a' suoi ufficiali per tutto il regno lettere secrete per prendere in una notte i Templari tutti, e furon presi nell'ottobre del 1307. E il Maestro Generale dell'Ordine era nella Casa del Tempio di Parigi. CUPIDE. Filippo, avaro spogliatore de'negozianti italiani, avaro distruttor de' Templari, de' cui mobili il terzo o due terzi per sé ritenne. Ott.: Clemente V fece pigliare nel 1307; per tutta la Cristianitade i frieri dell'Ordine del Tempio, per certi errori di fede ed altri peccati; ed arrestare loro possessioni e chiese. Ma prima s'era voluto che Filippo avesse cominciata la persecuzione senza l'assenso di lui. VELE. Per insegne, o come barca mercatante.

32. O signor mio, quando sarò io lieto A veder la vendetta che, nascosa " Fa dolce l'ira tua nel tuo segreto? 33. Ciò ch' io dicea di quella unica Sposa Dello Spirito Santo, e che ti fece Verso me volger per alcuna chiosa; 34. Tant'è disposto a tutte nostre prece,

Quanto 'l di dura: ma quando s'annotta, Contrario suon prendemo in quella vece. 35. Noi ripetiam Pigmalione allotta,

Cui traditore e ladro e patricida Fece la voglia sua, dell' oro ghiotta; 36. E la miseria dell'avaro Mida,

Che seguì alla sua dimanda ingorda, Per la qual sempre convien che si rida. 37. Del folle Acám ciascun poi si ricorda, Come furò le spoglie, si che l'ira Di Giosuè qui par ch'ancor lo morda.

32. (F) Ina. Psal. VII, 12: Deus judex justus, fortis et patiens: numquid irascitur per singulos dies? Altrove non è cosi sofferente. Quod sunt dies servi tui? Quando facies de persequentibus me judicium? (Psal. CXVIII, 84). Apoc., XVIII, 20: Esulta... o cielo e voi santi Apostoli esultate, e Profeti, perchè Dio giudicherà sopra lei il giudizio vostro. — SEGRETO. Desidera la pena degli empii acciocchè mutino, e non patiscano i buoni. Eccli., XXXV, 23: Gentibus reddet vindictam, donec... sceptra iniquorum contribulet. Isai, I, 24: Heu, consolabor super hostibus meis, et vindicabor de inimicis meis. Men bene il Bossuet: La vengeance de Dieu. Lattanzio ha un opuscolo De ira Dei, titolo da non ripetere.

33. (L) QUELL'UNICA... Maria. - PER ALCUNA CHIOSA: per sapere perchè cantavo.

(SL) Ciò. V. terz. 12.

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38. Indi accusiam col marito Safira;

Lodiamo i calci ch'ebbe Eliodoro; Ed in infamia tutto 'l monte gira 39. Polinestor ch' ancise Polidoro.

Ultimamente ci si grida: Crasso, Dicci, che 'l sai, di che sapore è l'oro. » 40. Talor parliam l'un alto, e l'altro basso, Secondo l'affezion ch' a dir ci sprona, Ora a maggiore ed ora a minor passo. 41. Però al ben che 'l dì ci si ragiona,

Dianzi non er' io sol; ma qui da presso Non alzava la voce altra persona. 42. Noi eravam partiti già da esso,

E brigavam di soverchiar la strada, Tanto quanto al poter n' era permesso. 43. Quand' io senti', come cosa che cada,

Tremar lo monte: onde mi prese un gelo,
Qual prender suol colui ch'a morte vada. -

38. (SL) COL. Act. Apost., V, 1, 2, 4: Vir... quidam nomine Ananias, cum Saphira uxore sua, vendidit agrum. Et fraudavit de pretio agri, conscia uxore sua... Non es mentitus hominibus, sed Deo. Ruppe il patto della comunanza de' beni. MARITO. Anania (Act. Apost., V). De' beni promessi alla Chiesa tennero parte per sè. CALCI. Voleva spogliare il tempio di Gerosolima. Machab., II, III, 7-27: Erat super negotia cjus, misit... ut... pecuniam transportaret..... deposita... et victualia viduarum et pupillorum... At ille pro his quæ habebat in mandatis a rege, dicebat omni genere regi ea esse deferenda... Cum impetu Heliodoro priores calces elisit... Subito autem Heliodorus concidit in terram, eumque multa caligine circumfusum rapuerunt, atque in sella gestatoria positum ejecerunt.

39. (SL) POLINESTOR. Ovid. Met., XIII: Polymnestoris illic Regia dives erat... opes, animi irritamen avari... Capit impius ensem Rex Thracum, juguloque sui defigit alumni. Æn., III: Victriciaque arma secutus Fas omne abrumpit, Polydorum obtruncat, et auro Vi potitur. Quid non mortalia pectora cogis, Auri sacra fames? La celebrità di questo motto e la viltà del seguire con misfatto la fortuna del vincitore fa dire al Poeta: In infamia tutto il monte gira. CRASSO. Avarissimo: spoglio il tempio di Gerosolima: fu preso da' Parti contro a' quali andava per sete di ricchezze e per orgoglio; e fusogli oro bollente in bocca, dicevano: Aurum silisti, aurum bibe. Lucan., I: Crassus Assyrias Latio maculavit sanguine Carras. Una canzone attribuita a Dante, di Firenze: E la divoran Capanco c - Crasso (empietà e avarizia). [Appian., Parthica.] 40. (L) Passo: tempo di musica.

(SL) PASSO. Segue forse l'imagine dello spronare ma nella musica le figure tolte dal passo sono parecchie.

41. (L) AL BEN: a dire il ben.

42. (SL) PARTITI. Inf., XXXII, t. 42: Noi eravam partiti già da ello. - BRIGAVAM. Antico inedito: Brigati di campare da... E nel Novellino. En., II: Fastigia... Ascensu supero.

SOVERCHIAR

43. (SL) TREMAR. Al rientrare di Euridice in Dite:

44. Certo non si scotea si forte Delo,

Pria che Latona in lei facesse il nido A partorir li due occhi del cielo. 45. Poi cominciò da tutte parti un grido, Tal che'l maestro invêr di me si feo, Dicendo:-Non dubbiar, mentr'io ti guido.46. Gloria in excelsis, tutti, Deo

Dicean, per quel ch'io da vicin compresi,
Onde 'ntender lo grido si poteo.

47. Noi ci restammo immobili e sospesi,

Come i pastor' che prima udir quel canto, Fin che 'l tremar cessò, ed ei compiési. 48. Poi ripigliammo nostro cammin santo, Guardando l'Ombre che giacén per terra, Tornate già in su l'usato pianto. 49. Nulla ignoranza mai con tanta guerra Mi fe' desideroso di sapere

(Se la memoria mia in ciò non erra), 50. Quanto parémi allor, pensando, avere: Né, per la fretta, dimandare er' oso, Nė per me li potea cosa vedere. 51. Cosi m'andava timido e pensoso.

Terque fragor stagnis auditus Avernis (Georg., IV). E all'entrar d'Enea nell'Inferno: Juga cœpta moveri Sylvarum (Æn., VI).

44. (L) Due occhi del cielo : Apollo e Diana.

(SL) DELO. Giambull. : Delo fu la prima terra do' raggi del sole percossa. Forse la favola accenna alle prime terre infiammate e ondeggianti, e al crear de' due luminari dopo creata la terra. - Asteria mutata in isola (Æn., III). — NIDO. Ovid. Met., VI: Exiguam sedem, parituræ terra negavit. Latona chiese un rifugio all'isola errante; in lei partorì Febo e Diana, il sole e la luna; e per merito dell' ospizio, l'isola più non si scosse. Ovid. Met., VI: Exul erat mundi; donec miserata vagantem, Hospita tu terris erras, ego, dixit, in undis, Instabilemque locum Delos dedit. Illa duobus Facta parens. Оccп. Ovid. Met., IV: Mundi oculus, il sole. Georg., 1: Clarissima mundi Lumina. Ambr.: Coelum... sole et luna, geminis vultus sui luminibus. Nido e occhio metafore discordanti. [In un dramma indiano il sole è pur detto occhio del mondo.] 45. (L) DUBBIAR: dubitare.

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Pena e vendetta.

La pena de' dannati è, al dire di Girolamo, aggravata dal male che vengono mano mano facendo gli uomini traviati dagli esempii o dalle parole di quelli (1). Non è per verità necessario che il rigore della pena si venga accrescendo nel tempo col crescere di que' mali, dacchè la prescienza divina aveva già fin dal primo assegnata a quella colpa madre la sua gravità, computandone tutti gli effetti, e alla volontà del primo colpevole imputandone quel tanto che poteva essere nell' intenzione di lui; ma può dirsi che la notizia giunta o a' dannati o a' purganti del male da colpa loro cagionato nel mondo anche dopo la morte loro, aggravi la pena. Ugo Capeto ha tormento dal pensare ch'egli è radice della nuova dinastia di Francia, la mala pianta Che la terra cristiana tutta aduggia (2): tanto fin da' tempi antichi e in male e in bene attribuivasi di potere alla Francia, e così, a quella influenza credendo, la si creava.

L'esclamazione, più mosaica che evangelica, messa in bocca a Ugo Capeto, esclamazione che gli uomini del novantatrè recarono in atto in modo non sognato da Dante, giova che sia spiegata e scusata, e con le parole della Scrittura, e con le dottrine de' Padri. O signor mio, quando sarò io lieto A veder la vendetta che, nascosa, Fa dolce l'ira tua nel tuo segreto? (3) Qui abbiamo la letizia della vendetta, la dolcezza dell'ira, l'aspirazione lontana al lontano male altrui, il segreto della speranza iraconda gelosamente nascosto come tesoro. Rammentiamo primieramente che tra vindicare e ulcisci ponevano differenza i Latini; che il primo era sovente reprimere o adoperarsi a reprimere per legge o per forza legittima, che poteva essere anco di mere parole, il proprio diritto da altrui violato. Ulcisci è più grave, ma anch'esso ha sovente buon senso di pena giusta diretta a reprimere il male o a farlo espiare. Cosi nell'Apostolo (4): Mihi vindicta, ego retribuam; e altrove (5): Ulcisci omnem inobedientiam; e Cicerone (6) citato nella Somma (7), la quale alla proprietà delle parole pon mente, e in questa, com' anco nel senso loro morale, accetta ed invoca eziandio l'autorità de' profani : Vindicalio est, per quam vis, aut injuria, et omnino quidquid obscurum est, idest ignominio

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sum defendendo aut ulciscendo propulsatur. Unde apparisce che il vindicare comprendeva l' ulcisci; e doveva anco per causa della radice compren⚫ derlo, essendo composto di vim e di dico, la forza cioè e la parola, la religione della forza e della parola. Onde vindicta significava specialmente l'emancipazione de' servi, perchè effetto della parola e della forza giusta adoprate a reprimere ed ammendare la forza e la parola ingiusta, dovrebb'essere l'emancipazione degli spiriti in prima, e quindi de' corpi, strumento agli spiriti.

Con la filologia si concorda al solito la filosofia: Se l'intenzione del vendicante si porta principalmente ad un qualche bene, al quale si perviene per la pena di chi mal fece (come all'emendazione di lui, o a suo freno, o a quello degli altri, e alla conservazione della giustizia e all'onore di Dio), può essere lecito il vendicare, serbati gli altri debili riguardi (1). · Vendetta parte

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di giustizia (2). Vendicare il male è virtù, e La virtù del procede da radice di carità (3). vendicare il male ha due vizii opposti; l'eccesso cioê la crudeltà del punire; e il difetto, cioè la troppa remissione (4).

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E con la filosofia si concorda la teologia: Dio non si compiace nelle pene in quanto sono di dolore alle sue creature, ma in quanto sono dalla . I santi godranno sua giustizia ordinate (5). delle pene degli empii, non per compiacersi nell'altrui dolore, ma considerando l'ordine della giustizia divina, e godendo dall'essere liberati da quelle (6). Cosi può taluno rallegrarsi anco de' mali proprii, sebbene l'uomo non possa, nè anche volendo, odiare sè stesso; rallegrarsene, dico, in quanto gli giovano a merito della vita (7).

Ira in Dante ha qui, o giova credere che abbia, il senso datole dalla Somma: Anco all'intelletto s'attribuisce talvolta l'ira, e in questo senso anco a Dio e agli angeli non per passione ma per giudizio della giustizia giudicante (8). La punizione è significata col nome d'ira quando attribuiscesi a Dio... la pena non è segno che in Dio sia ira; ma la pena, perchè in noi può essere segno d'ira, in Dio dicesi ira (9).

Io non dirò che tutte queste parole così squisitamente scelte, e cosi fortemente commesse significassero nell'intenzione di Dante uno sdegno tutto

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(1) Som., 2, 2, 408. (2) Cic., 1. c. (3) Som., I. c. - (4) Som., I. c. (5) Som. Sup., 94. (6) Psal. LVII: Lætabitur justus cum viderit vindictam. Terz. 32: Lieto A veder la vendetta. —(7) Som. Sup., 94 e 99. (8) Som., 2, 2, 162. — (9) Som, 1, 1, 19, c 1, 1, 3. Figli dell' ira nell'Apostolo, spiegasi della pena.

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