Page images
PDF
EPUB

lica, non di vera e razional pocsia; ma sapevano insieme non essere poesia senz'imagini, non essere senz'imagini linguaggio alcuno evidente, e una mitologia si creavano di spettri tenuissimi, dove la personificazione non fosse deificazione, dove ciascuno ingegno sopravvegnente potesse a genio suo modellare gli stessi fantasmi. Questa libertà, come l'altre libertà tutte, ha i suoi vantaggi e i suoi rischi; richiede uomini degni di goderla, | e d'usarla capaci: ma è libertà che scioglie l'ingegno dai ceppi della materia senza rinnegar la materia, e nel corpo delle vecchie fantasie infonde spiriti sempre nuovi, di numero inescogitabile.

blimata; rinfrescata dalla libertà, racchiusa, come in germe fiorente, nel giovane e gentile linguaggio; negli amori corrente, corrente nell'ire; abbeverata di lagrime, inebbriata di sangue.

E veramente se la varietà, se la novità delle cose vedute, operate e sofferte è potente a levare a nuovi e vari concetti l'ingegno, non poteva non essere di poesia pieno quel secolo, di sì varii avvenimenti distinto. All'Italia tutte allora le genti d'Europa e le note parti del mondo portarono tributo di tirannidi e di consuetudini, di poesia e di misfatti. Un Francese che semina tradimenti e violenza per ricogliere tradimento ed infamia; che dal meridionale giardino d' Italia distende l'ugne alla penisola intera, e rinviene città non poche che s'offrono spontanea preda: un Castigliano che aspira alla corona di Sardegna, e diventa, a dispetto di cardinali e di baroni, senatore di Roma, e caccia in esilio illustri cittadini, e saccheggia i luoghi sacri: Spagnuoli e Tedeschi che per Siena combattono contro

c

In siffatta poesia l'Amore è il signore de' cuori gentili, ma tale che, a pensare l'essenza sua, mette orrore e pure egli è allegro, è tiene i cuori nelle mani, tra le braccia vaghe donne dormenti, sale al cielo. E or lamenta sopra l'immagine morta di bella donna, ora veste da pellegrino, quasi signore caduto dal regno, e viene a fronte bassa per via, e sparisce nell'atto che si comunica all'amante, ei Francesi, che muojono per Firenze: e s'incarna in esso; e or va con rime amorose, quasi compagno orrevole, che presenta la leggiadra donna; e ora è l'essenza del cor gentile, come la ragione è l'essenza dell'anima razionale; or vaga donna lo porta negli occhi, or egli precede allegro il venir di lei; ora cinge gli occhi dell'amante di corona di martiri, ora tramortisce egli stesso nell'anima innamorata. Dalle intelligenze celesti, dai sentimenti tutti, dalle poesie stesse, fatte persone, traggonsi idoli nuovi che popoJano il pensiero: creature lievi che appariscono e si dileguano, e sott'altro colore ritornano; e con la stessa brevità dell'apparizione e coll' agitarsi frequente ravvi vano e tengon desti gli sguardi. In questi sottili e quasi sfumati disegni si riconosce di quando in quando la mano che doveva architettare le bolge ferrigne, e scolpir le pareti del sacro monte, e colorire talvolta con si pura trasparenza gli armoniosi splendori del paradiso. Nè certamente l'Italia ha poeta che tanto volo lasciasse alla fantasia, nè poeta che con più forti freni sapesse la fantasia moderare. Ed eran tempi di poesia viva quelli, poesia schietta e severa, pensosa e fremente di gioventù; poesia fondata nelle istituzioni, fusa ne' monumenti dell'arte, dalle credenze su

un Aragonese erede di corona tedesca, e un giovane tedesco che onorato di lieta accoglienza dalle italiane città, va sul piano di Tagliacozzo a portare la pena di colpe non sue: e Saraceni che vengon da Tunisi in favore di lui, Saraceni fatti già concittadini agl'Italiani in Nocera : Italiani che vanno nell' Asia ad apprendere guerra e commercio e vizii e lusso, e vi piantan colonie: e tradizioni orientali, settentrionali, romane, cristiane, infondersi nelle nascenti o nelle rigenerate città. Questo allargava gl' ingegni oltre il giro delle anguste lor mura, si che a que' tempi una terra, un castello nutriva più vasti spiriti che parecchie delle nostre dominanti al presente non nutrano. E le città si collegavan tra loro, come nazione con nazione, e movevano guerra or a un povero villaggio, or a un re potentissimo: e più soldati e più marinai contavano parecchie di loro che or non hanno abitanti. Le sommosse frequenti, le incessanti discor die, il variare di parti da palmo a palmo di terra; il conflitto della campagna con la città, della plebe co' nobili, dell' impero col sacerdozio; i messi regii e i legati apostolici, i placiti e gli anatemi, i concilii e le diete; ogni cosa era un incalzarsi continuo di novità, continuo attrito che

dagli animi e dagl'ingegni traeva scintille d'incendio, scintille di vita. Farsi Guelfi i già Ghibellini, Ghibellini i già Guelfi; principi fugati, venduti, trucidati sul campo, strozzati ne' palagi, carcerati, ingabbiati, abbacinati, impiccati. Fuorusciti illustri a colonie, ospiti infelicissimi a torme; tradimenti fortunati; lunghi assedii, battaglie sanguinose, ambizioni audaci, disperato coraggio. La repubblica attigua al principato, la libertà con la tirannide confusa talvolta, alternata sovente; grandi che sorgono dalla polvere, grandi che nella polvere precipitano; corti magnifi

[blocks in formation]

NUOVO AMORE

Dopo quella passione si pura e si calda, farà maraviglia vedere da altri amori occupata l'anima dell' Allighieri. Quali discolpe l'infelice uomo avrebbe potuto addurne, io non cerco: ma la memoria di Beatrice non lasciò mai di sedergli in cima alla mente, spirituale si, che lasciando il cuore quasi libero, confortava di sè l'intelletto. Sul primo fiore degli anni egli aveva trovata una donna che alla forma di perfezione concetta nella severa sua mente bene rispondeva: una donna gli sarà forse giovata a meglio delineare e stampare essa forma. Le cose belle del mondo, contemplate dall'anima, sono ad essa occasioni di abbellire o deturpar sè medesima, non cagioni. Raccogliendo in questa vergine diletta quanto di gentile e di grande gli presentavano le memorie de' tempi andati e la dottrina de' libri, e gli spettacoli dell'arte nuova, e della sempre rinascente natura, e aggiungendo del proprio le ricchezze dell'affetto, egli se n'era formato un idolo al quale prestare il suo culto. Meglio era certamente prestarlo ad altro che a fugace bellezza; ma certo è altresì che fra gli amori umani nessuno è poggiato tant'alto. Sotto a quest'altezza altri amori si vennero poi collocando; ma la fiaccola accesa in sommo alla mente non ispensero mai. Alcuna cosa bisogna, in casi tali, donare (non dico perdonare) all'immaginazione, alcuna al cuore, alcuna all' orgoglio (conciliatore facile degli amori men degni); poi pensare alla cura con che gli amorosi affetti erano, quasi a sempre presente antidoto dell'odio (inefficace antidoto e sovente stimolo), accarezzati; molto finalmente alle pericolose

[merged small][ocr errors][ocr errors]

varietà della incerta ed errante sua vita. Sopra ogni cosa, quel fomentare con istudio tanto sollecito, e quasi stillar l'amore, e farne scienza e professione, doveva di piaghe perpetue essere perenne cauterio,

Dalla morte di Beatrice poco più d'un anno era corso, e già un nuovo amore s'insinuava furtivo nell'anima del Poeta. Egli narra come il sentirsi, il temersi infedele alla morta donna, gli paresse orribile cosa.

66

Vidi che una gentildonna giovane e bella molto da una finestra mi guardava.... sentii li miei occhi cominciare a voler piangere.... Mi partii dagli occhi di questa gentile..... e proposi di dire un sonetto nel quale io parlassi a lei.... Là dovunque questa donna mi vedea, si facea d'una vista pietosa, e d'un color pallido quasi come d'amore.... Mi venne volontà di dire anche parole, parlando a lei; e dissi: Color d'amore e di pietà sembianti.... »

Recati i versi, soggiunge: « Questo sonetto è chiaro; e però non si divide ". Perchè gli altri sonetti e canzoni, e'si prende cura di dividere in due, tre, quattro parti, come fanno i sacri oratori le prediché, e di mostrar l'ossatura del componimento e dichiararne i sensi nascosti. Uso che oggidì pare, e non immeritamente, pedantesco: ma che pure dimostra com'egli solesse i veli della fantasia alle misure del raziocinio adattare, e desiderar ch'altri vegga com'e' li avesse adattati. Della qual cura, parecchi sono, e non sempre poetici, nella Commedia gli esempi. Da questo difetto i moderni si sono con tanta felicità liberati, che non solo disdegnano far parere che nelle opere dell' immagina

zione il raziocinio abbia parte, ma non ne manca a cui non parrebbe essere poeti se, usando la facoltà del dire, non buttassero via, come arnese incomodo, la facoltà del pensare.

Torniamo al novello amore di Dante, che gli è consolazione insieme e rimorso. Quel cercar di vedere la donna cara e maledir gli occhi suoi che in essa si paseono; quel voler piangere la beata estinta, pur sospirando alla viva, e fremere quasi di non poter piangere e far suo dovere del lutto, e guardar con terrore la speranza; questa vittoria delle memorie sul senso, d'un'idea sugli affetti; questa morta rivale della viva; questa pietà che concilia l'amore; questo lutto mezzano all' infedeltà; questa tomba che s'interpone, quasi anatema, fra due cuori desiderosi; questa leggiadra giovanetta che impallidisce al pianto di lui, che sparge forse in segreto lagrime più cocenti; questo amore insomma del quale la donna è manifestatrice e quasi istigatrice, senza punto perdere della sua dignità, non vi par egli eosa che valga per cinquecento sonetti di Francesco Petrarca? Solo colui che in sua vita sperimentò alcuna cosa di simile, può sentire quanta poesia si nasconda in questa particella della vita di Dante, può conoscere come in questa battaglia amorosa sia rivelato al cuore dell'uomo un de' suoi più cari secreti e tremendi.

Nell'amore ammettendo gli scrupoli della pietà, col nome di tentazione egli chiama il solletico del nuovo affetto, e gli occhi suoi condanna per penitenza a più abbondanti lagrime e a non più mirare bellezza di donna. La religione era allora si fonda negli animi, che religioso colore prendevano le passioni più terrene, religiosa forza gli odii stessi, la libertà religioso linguaggio. Ora che la religione è a' mondani fatta spettacolo o maschera, spettacolo o maschera son fatti insieme e l'amore di donna e l'amore di patria, e molte delle umane virtù. Profanazione era quella; ma dimostrava fede ancor viva alle verità profanate.

Osservate come a ravvedersi del novello amore gli fosse cagione una fantasia nella quale Beatrice gli apparve viva, e nell'età giovinetta ch'egli in prima la vide, e de' medesimi panni vestita. Codesta apparizione basterebbe sola a mostrare, non simbolico ma reale essere stato l'amore di cui

[ocr errors]

ragioniamo; ed è, com'ora lo chiamano, fenomeno psicologico da meditare. Perchè le impressioni dell'amore infantile sogliono agli uomini tutti (anche l'amore cessato, e spentane fin la memoria) tornare, non foss'altro, ne'sogni: e la donna che prima piacque, sotto varie spoglie e in diversi moti atteggiata si presenta all'ani mo, stanco e dei piaceri e dei dolori, e al piacere e al dolore lo rinnovella. Or questo pensare che fa l'amante la donna sua non già nella grande bellezza ma fanciulletta, e questo sentirsene tanto profondamente commosso, è fatto che importa non meno alla scienza del pensiero che alla scienza del cuore.

Anco al Petrarca, men vivamente però, vale a dire men poeticamente, simile avventura seguiva, che, morta Laura, altra donna minacciava di fargli per un'altra quindicina d'anni il medesimo gioco. Ed egli allora scrisse la canzone: Amor, se vuoi..., dove l'eleganza è tanto squisita e i concetti con si lungo amore accarezzati, che ben dimostrano quanto delle tentazioni di Dante quelle del Petrarca fossero men gagliarde.

In questa avventura agli amori del Petrarca quelli dell' Allighieri somigliano, in altra somigliano a quelli del Tasso: chè ambedue sotto il velo d'altro affetto coprivano il verace, e'l nome della vera amata volevano a tutti nascoso; ma il Tasso per salvare la fama d'una duchessa, Dante per giovanile verecondia, o per fine a noi sconosciuto, e certo meno ducale di quello del Tasso.

Pochi giorni durò la febbre amorosa a turbargli l'imagine della morta donna: e ritornarono poscia le tristezze di prima. Delle quali il Boccaccio: « In tante lacrime rimase, che molti de' suoi più congiunti e parenti ed amici niuna fine a quelle credettero altro che solamente la morte.... Egli era già, si per lo lagrimare e si per lo non avere di sè alcuna cura di fuori, divenuto quasi una cosa salvatica a riguardare....."

Ma le lagrime dell'amore dal pensier della patria non lo distoglievano: ch'anzi l'uno dolore con l'altro accoppiando, e i propri danni e que' della patria lamentava. E della morte di Beatrice diceva, Quomodo sedet sola civitas plena populo? Facta est vidua Domina gentium: poi queste medesime parole scriveva ai prin

tria. Destino di questa Italia dolorosa,

possa rivolgere parola che non sia parola
di pianto! destino tristissimo che il suono
delle sue querele sia sovente coperto o
dallo strepito delle catene o dal cozzare
de' ferri o dal grido de' vili! o dal vanto
ancor più lacrimabile degli sciocchi! E il
Petrarca piangeva presente quella forza
che Dante lontana invocava. Contraddizio-
ne di lamenti quanto prossima tanto più
terribile a ripensare. Non ad un impera-
tore, non ad un papa volgeva Dante in
quella lettera il suo lamento, ma a tutti
i principi della terra, perchè tutti vedeva
i principi della terra immischiarsi nelle
cose d'Italia; vedeva Firenze quasi centro
di quella vita che per gran parte del mon-
do civile si diffondeva; in Firenze vedeva
compendiato il destino d'Italia. E la voce
di lui teneva allora vece di que'mille gior-
nali che assordano di grida discordanti i
popoli e i re; la voce d'un giovane fio-
rentino, ignorato e sprezzato da'vecchi po-
liticanti, sperimentava la forza di quel-
l'accento che doveva echeggiare canoro
per tanta misura di secoli.

cipi della terra, ragionando loro della sua desolata città. Con le medesime voci pian-ch'uomo non crudele e non istolto non le geva e una donna e la patria: dell' un dolore e dell'altro eragli interprete Geremia. Basterebbe questo a comprovare, che amore, politica, religione, dottrina, erano in lui un sol tutto, e che da questa complicata unità risultava e la straordinarietà e la stranezza dello scrittore e dell'uomo. La lettera ai principi s'è perduta. Gioverebbe vedere con quali parole parlasse ai grandi della terra questo giovane di vense'anni e di li conosceremmo chiare le opinioni di Dante guelfo innanzi che gliele mutasse in parte l'amaritudine dell'esilio. Da questa lettera forse rileveremmo che siccome pretto Gghibellino e' non fu mai, ma il ghibellinesimo a certe sue proprie norme attemperava; così non fu mai Guelfo pretto; che sotto i nomi di militi e di popolo, d'imperatore e di papa, e più cose e diverse comprendeva egli, che non facessero i più de' compagni suoi. Non incolpabili certamente vedremmo essere in lui le opinioni guelfe, come nè incolpabili le ghibelline: ma vedremmo, cred'io, che siccome dopo il mille trecento e'non intendeva troppo dare all' impero, troppo detrarre alla Chiesa ed al popolo; così avanti il mille trecento e' non intendeva ne distruggere il muro che divideva i nobili dalla plebe, nè congiungere le chiavi d'Italia alle chiavi del cielo, e fare un fascio della lancia e del pastorale. Mostrarsi tutto intero di parte non poteva l'Allighieri: ma pure ad una parte attenersi gli era quasi forza in que'tempi; a quella che meno infedelmente rispondesse alle sue dottrine, a' suoi desiderii, alle sue passioni. Dico passioni, poichè l' Allighieri er'uomo anch'egli: e cercare in lui il cherubino della giustizia divina, l'interprete delle dottrine del Lafayette e del Desmoulins, gli è un falsare i tempi, uno sconoscere gli uomini. Certo che vile non doveva essere la lettera di cui parliamo: e dalle prime parole vediamo assai che lieta

E ben aveva di che lamentarsi Firenze in quell'anno, dico il MCCXCI, quando il Soldano di Babilonia, con grand'oste attorniando la città d'Acri, difesa indarno da'prodi Templari, la saccheggiò tutta, e sessantamila rimasero tra morti e presi; e il commercio fiorentino n'ebbe inestimabile danno; poichè Acri dal Villani è chiamata, come Bonifazio chiamò poi Firenze, uno elemento del mondo: il MCCXCI, quando Flippo re di Francia, per infame consiglio di due Italiani, fece prendere quanti Italiani erano nel suo regno, sotto pretesto di punir gli usurai, onde le ricche negoziazioni de' Fiorentini furono rovinate: il MCCXCI, quando Guido da Montefeltro, signore di Pisa, o per difetto di guardia o per baratteria de' custodi, prese a Firenze Pont'-ad-Era, il più forte castello d'Italia che fosse in piano; quando la deliberata oste generale contro Pisa, Anco il Petrarca di vense'anni intuonava di cui capitano dovev'essere Corso DonaItalia mia; e parlava delle piaghe mor- ti, andò repentinamente fallita per venatali della sua patria; e accorgevasi di par-lità, dicevasi, di certi grandi; quando molare indarno, e alle straniere spade indi- rivano Niccolò IV, Alfonso d' Aragona, ceva l'infamia; e non i principi della terra, Rodolfo d'Ostericche; e Toscana e Roma il re del cielo invocava. Ecco due magna e Sicilia erano da nuovi turbini grandi poeti nell'età delle ardite speranze minacciate. condotti a piangere sulle calamità della pa

non era.

E osservate strano avvicendarsi e con

« PreviousContinue »